Da quando ha annunciato il rientro in politica, la Knesset (il parlamento israeliano) è andato in fibrillazione. Naftali Bennett, primo ministro durante l’unico governo non guidato da Netanyahu dal 2009 a oggi, è pronto a essere nuovamente della partita. Nei mesi scorsi ha registrato una lista riportante al momento unicamente il suo nome e, da allora, il “Bennett Party” è riuscito a incalzare nei sondaggi lo stesso Likud, la formazione di Netanyahu. Sarà attorno al nome di Bennett, quindi, che ruoteranno molte delle future dinamiche della politica israeliana.
I sondaggi che premiano la scelta di Bennett
A maggio, quando il governo Netanyahu è entrato in profonda crisi per via delle fibrillazioni sorte con i partiti ultraortodossi, l’attuale primo ministro israeliano ha tremato più per i sondaggi che per la possibile sfiducia alla Knesset. Tutti i media israeliani erano concordi nell’assegnare la maggioranza relativa dei seggi, in caso di voto anticipato, al Bennett Party. La lista dell’ex premier ha subito scalato le gerarchie delle intenzioni di voto, arrivando ad avere un potenziale compreso tra i 25 e i 30 seggi. Di contro, il Likud nel mese di maggio si presentava nei sondaggi con poco più di 20 seggi a fronte degli attuali 36.
La situazione è leggermente cambiata dopo la guerra contro l’Iran: al termine dei 12 giorni di raid incrociati tra Tel Aviv e Teheran, Netanyahu ha rimontato fino a far riprendere al Likud il primo posto. Tuttavia, Bennett è rimasto in scia e, anche nei più recenti sondaggi, ha mantenuto una media di potenziali 25 seggi. Segno di come il suo progetto politico abbia oramai suscitato l’interesse dell’elettorato, anche al netto delle ultime dinamiche belliche.
Il perché del successo di Bennett
In Israele è molto raro veder subito andare in testa partiti e liste appena fondati. L’unica eccezione è data da Kadima, formazione fondata nel 2005 e subito vittoriosa nelle elezioni del 2006. Ma in quel caso si trattava del partito voluto dal premier in carica Ariel Sharon, capace di portare dentro tutti i pezzi più pregiati sia del Likud che della sinistra laburista. Bennett invece, sta avanzando in solitaria e in modo molto veloce. Per capire il perché, occorre ovviamente approfondire la figura di colui che nel 2022 per alcuni mesi ha guidato lo Stato ebraico.
In primo luogo, Bennett è di destra seppur contrapposto a Netanyahu. Dunque, è in grado di attirare il voto di chi vuole stare alla larga del Likud nonostante idee molto simili all’attuale premier. Inoltre, come sottolineato in precedenza, Bennett il primo ministro lo ha già fatto e questo lo rende affidabile agli occhi della destra anti Netanyahu. Non solo, ma molti media israeliani ritengono che diversi apparati dei servizi di sicurezza, o almeno quelli epurati dopo il 7 ottobre 2023 dall’attuale premier, lo vedano di buon occhio proprio per le sue caratteristiche: figura di destra, ma al tempo stesso capace di allontanarsi dalla linea di Netanyahu. Almeno nei rapporti con l’intelligence e le forze di sicurezza.
Con chi potrebbe andare al Governo
Ma quali sono le vere differenze tra Bennett e Netanyahu? I due in realtà hanno collaborato per molti anni, lo stesso Bennett è stato capo dello staff dell’attuale premier dal 2005 al 2008. Inoltre ha ricoperto incarichi di ministro in alcuni governi passati di Netanyahu. L’impronta però, su diversi temi, è diversa. Ad esempio, Bennett prima di scendere in politica è stato un abile imprenditore, capace di lanciare un’importante startup impegnata nel settore della difesa. Circostanza che ha impresso alla sua azione politica una linea molto liberale in economia e non solo. Bennett infatti, nonostante sia un osservante religioso e abbia rappresentato il primo premier con la kippah regolarmente indossata nella storia di Israele, è favorevole all’estensione dei diritti civili, inclusi i matrimoni omosessuali.
La sua è quindi una destra liberale, ma che strizza l’occhio ad alcuni ambienti nazionalisti. Non occorre dimenticare che Bennett è sempre stato favorevole all’annessione del 60% della Cisgiordania e nel 2021 hanno votato per lui diversi coloni. Tuttavia, c’è un elemento che potrebbe tenere unita la sua lista con le altre dell’opposizione: l’avversione a Netanyahu. Secondo Bennett, l’attuale gestione della guerra a Gaza è fallimentare e lo strapotere dei partiti ultra religiosi dal suo punto di vista appare come un danno per il Paese. Per questo, il Bennett Party potrebbe coalizzarsi con i nazionalisti di Israel Beiteinu (partito russofono guidato da Avigdor Lieberman), ma anche con i centristi Lapid e Gantz, oltre che con i democratici di Yair Golan. E non è escluso, come accaduto nel 2022, che all’interno del suo governo vengano incluse liste arabofone.