Dentro Israele – Chi sono gli ultrareligiosi alla destra di Netanyahu

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La cronaca politica in Israele non conosce pause. Nemmeno quando il caldo asfissiante di luglio sembrerebbe suggerire una pausa dei lavori parlamentari, con molte persone oramai alla ricerca dei lungomari delle grandi città per dimenticare i recenti mesi di guerra. Martedì 15 luglio i leader di Giudaismo Unito per la Torah (Utj) hanno annunciato il ritiro definitivo dalla maggioranza di governo. Il premier Netanyahu si è così ritrovato senza 7 deputati, con la sua coalizione adesso a quota 61 parlamentari, solo uno in più del necessario per garantirsi l’appoggio della Knesset. L’Utj è uno dei partiti di riferimento delle comunità religiose ortodosse, le quali costituiscono circa l’11% della popolazione israeliana. Non è l’unico: tra gli ultra religiosi, occorre annoverare anche lo Shas, attualmente in maggioranza. Mentre spesso, nella cerchia di questi partiti, vengono inseriti anche quelli di Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir.

Partiti etnici oltre che religiosi

Il sionismo è l’ideologia base che ha portato alla fondazione di Israele, ma non l’unica all’interno del mondo ebraico ospitato poi nel nuovo Stato. Se il sionismo è fondamentalmente laico e ispirato a principi secolari, ci sono altri movimenti che invece al contrario hanno nei rabbini i propri riferimenti. È il caso dei sopra citati Utj e Shas. Entrambe le formazioni traggono voti e consensi dalle comunità ultra ortodosse. La matrice da cui sono nate è inoltre unica: i due partiti sorgono infatti dall’esperienza di Agudat Yisrael, storica formazione sorta nel 1912 quale braccio politico dell’ebraismo ortodosso.

L’idea di uno Stato laico non era contemplata, tuttavia in seguito il partito ha scelto di partecipare ugualmente alle competizioni elettorali israeliane e dunque di accettare le regole parlamentari. Nel 1984 è arrivata la scissione: la costola sefardita di Agudat Yisrael, guidata dal rabbino Aryeh Deri, ha deciso di staccarsi e di fondare lo Shas. Deri ha lamentato discriminazioni verso i sefarditi, ossia gli ebrei della diaspora mediorientale. Ed è per questo che oggi il partiti è definito religioso ed etnico: ne fanno parte infatti gli ebrei ortodossi arrivati dal nord Africa e dal medio oriente. Agudat Yisrael esiste ancora oggi ma è confluito dentro l’Utj, il quale ha anch’esso assunto la fisionomia di partito etnico: buona parte dei suoi membri è infatti ashkenazita, originaria cioè dell’Europa dell’est.

Quel patto politico e sociale che rischia di saltare

Se gli ebrei ultraortodossi hanno accettato di far parte della vita politica israeliana, è per una sorta di patto non scritto che regge da anni il rapporto tra le istituzioni e le comunità ultraortodosse: queste ultime accettano di vivere in un Paese laico, in cambio però sono esentate dal servizio di leva obbligatoria. Ed è infatti su questo punto che ora rischia di saltare il governo Netanyahu. Lo scorso anno una sentenza della Corte Suprema ha di fatto eliminato l’esenzione al servizio di leva, Shas e Utj hanno quindi chiesto a Netanyahu di far approvare un disegno di legge che ribalti la sentenza.

Ma il Likud, il partito del premier, non sembra voler assecondare questa volta i partiti religiosi. In primis, perché Israele è impegnata su più fronti di guerra e necessita di sempre più personale all’interno dell’esercito. L’Utj ha quindi ufficialmente lasciato la maggioranza, lo Shas sta valutando. Ma oltre alla sopravvivenza del governo, in ballo sembra esserci la sopravvivenza di quel patto non scritto che ha regolato fino a oggi i rapporti con gli ultra ortodossi.

Cos’è il nazionalismo religioso

Ci sono poi le formazioni ritenute più estremiste, quelle che in questi anni hanno premuto per una linea ancora più dura a Gaza e che sostengono una colonizzazione sistematica della Cisgiordania. Il riferimento è ai partiti guidati da Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, rispettivamente a capo di Sionismo Religioso e Potere Ebraico. La loro catalogazione all’interno dei partiti ultra religiosi è però errata. Con Shas e Utj c’è una differenza di fondo: Smotrich e Ben Gvir partono dall’idea religiosa per arrivare poi a principi di natura nazionalistica, principi assenti tra gli ultra religiosi vista l’assenza al loro interno dello stesso concetto di nazione o patria.

Il Sionismo Religioso predica il sogno della “Grande Israele”, una nazione da fondare in quelle terre indicate dalla Torah. Potere Ebraico, oltre agli elementi nazionalisti in senso stretto, appoggia una retorica anti palestinese e trae origine dal Kach, formazione bandita dalla Corte nel 1994 con l’accusa di portare avanti idee discriminatorie e razziste. A questa galassia, Netanyahu ha dato le chiavi del governo e di Israele. Circostanza che, nel lungo periodo, non mancherà di alimentare giudizi nei confronti dell’attuale premier.