Breitbart News, il sito dell’alt right americana da cui provengono numerosi sostenitori di Donald Trump, è costantemente sotto le luci dei riflettori da quando Stephen Bannon, ex direttore esecutivo, è stato nominato chief strategist alla Casa Bianca.Breibart News network non è un sito qualunque: è stato al centro di continue e ripetute accuse di razzismo, omofobia e misoginia. In questa settimana se n’è parlato tanto per via della vicenda che ha riguardato Milo Yiannopoulos, le sue parole sulla pedofilia e le conseguenti dimissioni richieste dai redattori ed ottenute da Breitbart. Milo, insomma, non è più uno degli editorialisti del sito. Il giovane trumpiano era in realtà molto seguito sulle colonne della rivista, tant’è che aveva creato un’enormità di seguito tra quella che in gergo si chiama “fan base”, sostenuto da Bannon, peraltro, che avrebbe avuto un ruolo centrale nella costruzione del personaggio Yiannopoulos.Ma cos’è, veramente, Breitbart? Fondato nel 2007 dall’imprenditore Andrew Breitbart era inizialmente un sito incentrato sulla difesa della storia e dei valori di Israele, successivamente si è spostato tematicamente all’interno del quadro generico dei “populismi”. Bannon nel 2016 ha definito il sito “la piattaforma per l’alt right”, negando, tuttavia, qualunque accostamento al razzismo, alla xenofobia ed alla misoginia. Il politologo Matthew Goodwin ha dichiarato che la rivista sarebbe “ultra-conservatrice”.Tra i personaggi legati al sito ci sono Larry Solov, cofondatore, Ceo e presidente di Breitbart, Joel Barry Pollak, commentatore politico, autore e senior editor della rivista dopo aver perso le elezioni come candidato dei repubblicani al congresso in Illinois per il nono distretto e, soprattutto, Alexander Marlow, attuale caporedattore di Breitbart, assistente del fondatore, primo vero e proprio dipendente e creatore di contenuti per l’online e uomo guida delle direttive attuali del sito.Un generatore di editoriali, analisi e notizie che ha scalato le vette delle visualizzazioni dei siti negli States, tanto da arrivare davanti ad alcuni colossi della pornografia. Per essere più specifici, dall’ottobre del 2013, cioè da quando Marlow ha preso in mano la gestione editoriale, Breitbart ha contato circa tre milioni di visitatori. Nel 2016, invece, il sito ha generato 240 milioni di pagine e 37 milioni di visitatori unici.L’ascesa di Bannon sta contribuendo a chiarire sia la visione del mondo del sito in questione, sia le sue origini e in molti si stanno esercitando in un’analisi di quello che potrebbe essere il futuro della rivista online. Essendosi apertamente schierata con Trump sin dalle primarie, infatti, alcuni si chiedono se Breitbart sia adesso destinata a divenire un sito mainstream a sostegno dell’attuale presidente degli Stati Uniti d’America. Gli uffici di Breitbart non sono, tuttavia, solo negli States: oltre alla redazione principale di Los Angeles, infatti, il network possiede delle sedi anche in Texas, a Gerusalemme e a Londra.Quali sono, infine, le questioni mediatiche per cui il sito è balzato alle cronache di tutto il mondo? La più chiacchierata è probabilmente quella per cui la rivista si è resa protagonista durante la scorsa campagna per le presidenziali, quella che aveva messo in risalto dei presunti problemi di natura fisica di Hilary Clinton. Un altro caso chiacchierato è quello della presunta, poi smentita, mancanza di cittadinanza americana dell’ex presidente  Barack  Obama. Nel 2009 il sito fece scoppiare uno scandalo che costrinse l’Acorn, l’associazione organizzativa delle comunità delle riforme, a perdere i finanziamenti pubblici e privati. Nel 2011, poi, fece scoppiare lo scandalo su Antony Weiner, quello che poi sarebbe divenuto il marito di Huma Abedin, braccio destro della Clinton, a causa di alcune foto inappropriate inviate via social. Giornalismo d’inchiesta, quindi, quasi sempre legato ai temi e agli interessi politici della destra tradizionalista. Una realtà che viene letta spesso in modo semplicistico, ma che nasconde legami culturali spesso meno banali del previsto: ultimamente è venuto fuori che Bannon sarebbe un conoscitore di Julius Evola, filosofo italiano tradizionalista, rivalutato solo negli ultimi anni (anche a sinistra) dopo decenni d’oblio per via degli accostamenti con le dittature nazifascite del Novecento. Mentre i giornaloni progressisti sparano a zero contro Breitbart, il sito di Bannon consolida il suo ruolo nella politica americana (e non solo). I dati degli accessi, tra l’altro, sono lì a testimoniare come dietro questo palinsesto ci sia qualcosa di più di un manipolo di sprovveduti.