Tempi e modi della democrazia americana assomigliano tanto a quelli olimpici: dopo una competizione elettorale lunga un intero anno, i vincitori corrono verso la Casa Bianca ed i vinti iniziano a raccogliere i cocci dopo la sconfitta con la mente già rivolta ai prossimi quattro anni, cercando quindi di anticipare gli avversari per la corsa dell’election Day 2020.Ed è così anche stavolta: mentre Donald Trump inizia ad organizzare la propria squadra di governo, il Partito Democratico si guarda intorno e dopo le lacrime dell’ex first lady adesso si proietta verso le prossime scadenze elettorali. Da qui al 2020 saranno tre le tappe fondamentali che porteranno il partito degli asinelli (è questo il simbolo con cui storicamente si identificano i democratici made in Usa) alla scelta del futuro candidato presidente: la prima è nel prossimo mese di marzo, quando si eleggerà il nuovo presidente del comitato democratico, poi sarà la volta delle elezioni di medio termine (in cui si rinnova interamente la Camera dei Rappresentanti ed un terzo del Senato) nel novembre 2018, infine i cookies e le primarie della primavera 2020. Sembrano questi appuntamenti ancora lontani, ma i tempi della politica Usa impongono a tutti i principali partiti una programmazione a lungo termine per evitare di cedere la Casa Bianca all’avversario e così, in seno al Partito Democratico, circolano già i primi nomi di papabili candidati alla presidenza del comitato e, in ottica futura, alle primarie per il 2020.Un nome su tutti è uscito fuori nelle ore immediatamente successive alla sconfitta di Hillary Clinton: si tratta di Keith Ellison, afroamericano di 53 anni, primo musulmano ad essere eletto al Congresso nel 2006. Secondo molte voci che corrono dalle sedi di Washington del Partito Democratico, già nelle prossime ore il deputato potrebbe sciogliere la riserva ed annunciare la propria candidatura alla presidenza del comitato che si rinnoverà nella prossima primavera.

La storia umana e politica di Ellison potrebbero far sì che il suo nome sia quello che corrisponda all’identikit del “candidato ideale” per rilanciare il Partito Democratico, almeno secondo molti analisti statunitensi; nato a Detroit, cuore industriale di quello Stato de Michigan un tempi feudo democratico ed adesso colorato di ‘rosso’ repubblicano nelle ultime elezioni, famiglia modesta la sua e di grande tradizione cattolica, poi per il deputato sono arrivati gli studi universitari e, con essi, un periodo di importanti cambiamenti personali che lo hanno portato ad abbracciare la fede musulmana. Nelle elezioni di medio termine del 2006, il suo nome ha fatto non poco scalpore: è stato infatti, come detto sopra, il primo deputato musulmano ad entrare al Congresso, adesso potrebbe essere il primo presidente di un grande partito americano di fede non cristiana.Ma per comprendere il successo della possibile candidatura di Ellison, è bene andare anche oltre l’aspetto inerente la propria religione; il deputato eletto dieci anni fa in Minnesota, ha dalla sua parte l’ala ‘sinistra’ del partito, quella che nelle primarie 2016 ha votato per Bernie Sanders e che ha mal digerito la candidatura della ‘liberal’ Hillary Clinton. Keith Ellison inoltre, avrebbe l’appoggio dei sindacati e di molte associazioni del mondo operaio, quel mondo quindi che ha voltato le spalle al partito e che ha contribuito in modo esplicito ed inequivocabile al successo della candidatura di Donald Trump; un uomo quindi più vicino ai valori di sinistra, che non piace molto all’establishment del partito ma che, al tempo stesso, garantirebbe agli asinelli un grande ritorno di immagine ed una ritrovata presa in quei ceti meno abbienti che non hanno affatto digerito né gli otto anni di presidenza Obama e né il successo alle primarie di Hillary Clinton.Nel Partito Democratico adesso è corsa ad individuare una persona giovane non identificabile, per lo meno in apparenza, proprio con quell’establishment di cui gli americani vogliono privarsi, stando alle indicazioni arrivate dalle presidenziali dello scorso martedì; Keith Ellison per questo motivo, potrebbe essere considerato l’uomo giusto nel momento giusto e certamente un’eventuale vittoria elettorale sia per la scelta del nuovo comitato e sia nel suo seggio parlamentare nel 2018, potrebbero proiettare il deputato alla corsa verso la Casa Bianca.banner_cristianiÈ bene specificare comunque, che la partita per la campagna presidenziale storicamente entra nel vivo soltanto dopo le elezioni di medio termine; è accaduto così, ad esempio, nel 2006: dopo la sconfitta rimediata da Kerry nei confronti di Bush nel 2004, soltanto dopo il rinnovo del Congresso è emersa la semi sconosciuta figura di Barack Obama, il quale è salito alla ribalta mediatica appena un anno prima dall’inizio delle primarie. Pur tuttavia, dopo l’inattesa sconfitta alle presidenziali, il Partito Democratico vorrebbe bruciare le tappe e le indicazioni provenienti dal rinnovo del suo comitato interno potrebbero essere molto più pesanti che in passato; se Keith Ellison riesce a diventare il nuovo leader dei democratici, il partito virerà a sinistra, per le meno nella sua linea ufficiale, cercando di incalzare Donald Trump sui temi economici che hanno determinato le fortune della candidatura del tycoon newyorkese e la strada per il deputato del Minnesota verso la candidatura del 2020 potrebbe davvero essere in discesa.In tanti iniziano a scommetterci, in tanti iniziano anche a chiedersi quale potrebbe essere l’impatto nell’elettorato di un candidato musulmano; di certo, il terremoto politico determinato dalla vittoria di Donald Trump, porterà da qui ai prossimi mesi a profonde discussioni interne ai due grandi partiti americani in vista dei delicati futuri appuntamenti elettorali.

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