La geopolitica della corsa allo spazio
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Seattle è stata una delle prime città, negli Stati Uniti, a tagliare il budget alla polizia a seguito delle proteste che hanno travolto l’America dopo la morte di George Floyd nell’estate del 2020. Quell’onda motiva, cappeggiata dal movimento Black Lives Matter, è stata cavalcata nella “città smeraldo” da innumerevoli associazioni appartenenti alla sinistra radicale che hanno siglato l’appello “Defund the Police”, che chiedeva al consiglio comunale cittadino di tagliare i fondi alla polizia del 50% e di riassegnare gli stessi ai sistemi sanitari e di sicurezza “guidati dalla comunità”, nonché di liberare i manifestanti incarcerati durante le proteste antirazziste. L’obiettivo della sinistra è stato raggiunto solo in parte, poiché alla fine il taglio è stato del 17%. Quanto basta per gettare l’agenzia nel caos, come spiega il Seattle Times: più di 400 agenti, infatti, se ne sono andati mentre la criminalità in città è aumentata vertiginosamente dopo la pandemia.

Seattle taglia i fondi alla polizia: criminalità a livelli record

I dati parlano chiaro: gli episodi di criminalità violenta nel 2021 sono aumentati del 20% a 721 crimini ogni 100.000 persone, il dato più alto dal 2001 secondo i registri dell’FBI. E i primi mesi di quest’anno hanno segnato un nuovo, triste, record per la città dello Stato di Washington. Le aggressioni aggravate – che nel 2021 erano già aumentate del 24% – sono cresciute di un altro 33% nel primo trimestre del 2022, rispetto ai primi tre mesi del 2021. Questo secondo i rapporti preliminari pubblicati dal sito del comune. Le rapine sono aumentate del 30% nel 2022. Complessivamente, i crimini violenti sono aumentati del 32%, da 1.051 episodi. Nei primi tre mesi del 2021 a 1.387 di quest’anno.

L’egemonia culturale della sinistra radicale frena molti di dire ciò che pensano sul vertiginoso aumento del crimine a un livello che non si vedeva dal 1995. Come ha affermato di recente la presidente del consiglio comunale Debora Juarez, le persone “temono di essere chiamate razziste o demonizzate”. La mancanza di personale di polizia non fa altro che complicare una situazione già piuttosto grave. Il capo della polizia, Adrian Diaz, ha spiegato al Seattle Times che il morale è così basso che è difficile convincere i poliziotti a venire al lavoro. L’anno scorso, i membri del consiglio hanno provato a invertire la rotta, finanziando l’assunzione di 125 nuovi funzionari di polizia. Ma Diaz ha spiegato al consiglio comunale che il dipartimento è stato in grado di reclutare e assumere solo 7 agenti quest’anno, mentre altri 34 si sono licenziati o sono andati in pensione. Così fronteggiare il crimini che dilaga non è proprio un compito semplice. Nel frattempo, lo sforzo per mettere in piedi una forza di pubblica sicurezza disarmata, come volevamo i manifestanti, si è rivelato a dir poco velleitario. La verità è che abbracciando la folle ideologia di “Defund the Police”, il consiglio comunale ha tagliato i servizi ai suoi stessi cittadini, e ora deve tornare alla “normalità” è complesso. Eppure i presupposti di questo flop c’erano già tutti. 

Quando i manifestanti misero a ferro e fuoco la città

Abitazioni danneggiate, sporcizia e immondizia ovunque, graffiti: così si presentava 3 luglio 2020 il quartiere di Capitol Hill a Seattle – sei isolati nel centro cittadino – liberato dalle forze di polizia dopo tre settimane di occupazione da parte dei manifestanti antirazzisti (Black Lives Matter, Antifa e altre organizzazioni della sinistra radicale americane). Su ordine della sindaca dem Jenny Durkan, infatti, la polizia riprese il controllo di Capitol Hill e della zona occupata (Chop): circa una dozzina di manifestanti sono stati arrestati dopo diversi avvertimenti delle forze dell’ordine di liberare area. Nell’operazione sono stati coinvolti almeno un centinaio di agenti, equipaggiati con giubbotti antiproiettile, manganelli ed elmetti. Già al tempo, era subito crollata la narrativa liberal sulla zona occupata e sulla natura “pacifica” delle proteste antirazziste: ora, a due anni di distanza, il movimento “Defund the Police” può solo raccogliere i cocci di un’ideologia anti-polizia e anti forze dell’ordine che porta le città al collasso e all’acuirsi delle gravi problematiche sociali. Il punto rimane politico: Black Lives Matter e le altre forze galassia della sinistra radicale, a cui i democratici strizzano l’occhio, sapranno riconoscerebbe l’errore? Ora scaricare tutto su Donald Trump è un po’ più difficile.

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