La geopolitica della corsa allo spazio
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La disfatta del partito presidenziale” in Francia è stata “totale”: queste le parole di Jean-Luc Mèlenchon, leader della coalizione di sinistra Nupes, che ha commentato il risultato ottenuto al secondo turno delle elezioni legislative francesi. “Non sta emergendo alcuna maggioranza. La Francia si è espressa e va detto in modo insufficiente, il livello di astensione è ancora decisamente troppo alto, il che significa che gran parte della Francia non sa a chi rivolgersi tanto che i tre blocchi sono a livelli simili”. In attesa dei numeri e delle virgole, un risultato appare certo: il macronismo e la sua presunta superiorità morale ha fallito. Nel frattempo, sia Mélenchon che la Le Pen galvanizzano i loro accoliti.

Un voto sanzionatorio

Un voto sanzionatorio mai visto per un Presidente della Repubblica appena rieletto. Con 224 deputati, secondo le prime proiezioni di Ipsos-Sopra Steria, i macronisti sono ben al di sotto della fatidica barra dei 289 eletti necessari per ottenere la maggioranza assoluta. E non è ancora chiaro quali forze gli permetterebbero di raggiungerlo. La conferma della tripartizione della scena politica francese tra macronisti, melenconisti e lepenisti, ma anche che il sistema del voto maggioritario, che prevede di ottenere il 50% dei voti al secondo turno, non rappresenta più una barriera insormontabile per il partito di estrema destra . Così come non protegge più le forze centrali come prima. A spiegare questo risultato balcanizzato non solo l’alta astensione ma una sorta di revanchismo nei confronti dell’arroganza macroniana: secondo i sondaggi un 70% di cittadini non ne voleva proprio sapere di dare pieni poteri al presidente uscente e assistere ad una replica del primo mandato: per questa ragione gli elettori militanti hanno deciso di lanciare una sfida al macronismo camera bassa, sancta sanctorum del potere legislativo.

I tallonatori Mélenchon e Le Pen

Marine Le Pen, che senza fare campagna elettorale ha decuplicato il numero dei deputati all’Assemblée Nationale. Sono crollati uno dopo l’altro i ministri del governo appena nominato da Macron, a cominciare dalla responsabile della Salute, Brigitte Bourguignon. Spazzati via due uomini vicinissimi al presidente fin dall’inizio della sua avventura in politica: il presidente del Parlamento, Richard Ferrand, e il capogruppo dei deputati di En Marche!, Christophe Castaner.  I palchi di Jean-Luc Mélenchon e di Marine Le Pen fanno rumore, tanto. Così come i loro sostenitori. Macron avrà vita durissima a dialogare sulle riforme con avversari così determinati. Entrambi – Mélenchon e Le Pen – hanno fatto in questi anni dell’anti-macronismo la loro cifra principale. “Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo – ha proclamato non a caso Mélenchon -, far crollare l’uomo dell’arroganza. Il crollo di quest’uomo che dava lezioni a tutti è davanti a tutti, è senza appello”. Gli analisti sono concordi sul fatto che Macron possa rivolgersi unicamente alla destra tradizionale, gli ex neogollisti che fino a 10 anni fa sono stati sempre uno dei due poli che si alternavano al potere e sono ridotti oggi a quarta forza in parlamento (60-75 seggi), per la prima volta dietro all’estrema destra. Ma soltanto qualcuno dei dirigenti del partito, come Jean-François Copé, ha evocato stasera un “patto di governo” con i macronisti en panne. Il right shift di Macron – che sta strutturando proprio in questi giorni il suo nuovo partito con il nome di ‘Renaissancè non è solo un’anatra zoppa ma è tallonata da nemici giurati: la sinistra radicale e l’ultradestra.

La proposta di Le Maire e il ruolo di Jacob

Cerca di correre ai ripari Bruno Le Maire chiedendo un “compromesso” attorno al campo presidenziale: il ministro dell’Economia rileva uno “shock democratico che mostra le profonde preoccupazioni delle donne e degli uomini francesi”, commentando i primi risultati del secondo turno. Il ministro dell’Economia evoca una “situazione senza precedenti”, rilevando come esista “un gruppo di maggioranza attorno al Presidente della Repubblica” e insistendo sul fatto che il tema del “lavoro e della equa remunerazione del lavoro”, della “sicurezza e della lotta alla delinquenza” così come il problema della lotta al riscaldamento globale sono le priorità politiche.  Le Maire chiede un “compromesso” di deputati attorno alla coalizione macroniana, in un appello appena implicito al suo ex partito, Les Républicains, che dovrebbe costituire un gruppo di quasi 80 deputati nella prossima legislatura. Invita all’“ascolto, al dialogo” all’interno della nuova Assemblea nazionale e augura una “nuova cultura di governo” in quest’ottica.

Christian Jacob, invece, il presidente del partito Les Républicains (LR) beneficia in questo secondo turno delle elezioni legislative di un vero colpo di scena. LR, in questa drôle de élection, potrebbe diventare, un perno nel funzionamento del futuro Parlamento. Secondo la stima di Ipsos Sopra-Steria per France Télévisions, Radio France, France 24/RFI/MCD e LCP, la formazione di destra e i suoi alleati raccoglierebbe 76 seggi. Non sono certo i cento deputati che LR era riuscito a mandare all’Assemblea nazionale nel 2017, ma visto il contesto la situazione è molto migliore del previsto. Cinque anni fa Emmanuel Macron aveva numeri che gli permettano di ignorare i desideri dei gruppi di opposizione.

La premier francese, Elisabeth Borne, che ha preso la parola questa sera ha affermato che la situazione “inedita” creata dal voto “rappresenta un rischio per il nostro Paese viste le sfide che dobbiamo affrontare, sia sul piano nazionale che internazionale”. Il voto “dovremo rispettarlo e trarne le conseguenze” ha aggiunto la Borne, lanciando un appello alle forze politiche “di buona volontà” a “unirsi” e a lavorare per “costruire una maggioranza d’azione” per il paese, costruendo dei “compromessi”.

L’agenda domestica a rischio

Una fitta agenda interna, quella di Macron che impone azioni urgenti e delicate a proposito di emergenze nazionali. La prima è il costo della vita, poiché l’inflazione dilagante sta erodendo i salari. Macron ha promesso nuovi aumenti delle pensioni e agevolazioni fiscali, che ora deve presentare al Parlamento. Le pensioni aumenteranno di un eccezionale 4% a luglio e uno sconto sul prezzo del carburante del valore di 18 centesimi al litro sarà esteso per tutto il mese di agosto. Ma è improbabile che queste misure durino sine die. C’è poi la crisi ospedaliera: decine di dipartimenti di emergenza devono chiudere o limitare parzialmente i loro orari a causa di una grave carenza di personale medico e risorse. Ci sono stati scioperi negli ospedali, proteste del personale medico, petizioni e picchetti nelle ultime settimane quando i medici hanno avvertito che la situazione era pericolosa per la salute pubblica.

Il governo ha anche promesso una legge ambientale urgente per sviluppare le rinnovabili, e poi ancora il piano per aumentare l’età pensionabile (forse rimandato in autunno). Si tratta di provvedimenti delicatissimi sui quali la gauche ha un impatto decisivo. Quando Macron è stato eletto presidente per la prima volta nel 2017, il partito di estrema sinistra France Unbowed di Jean-Luc Mélenchon aveva solo 17 membri del Parlamento. Ma il piccolo gruppo ha avuto una presenza molto incisiva, presentando emendamenti e dominando la copertura mediatica con gesti come portare pacchetti di pasta, salsa di pomodoro e pane all’Assemblea nazionale per illustrare l’impatto dei tagli del governo.

 

 

 

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