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Politica

Fede, liberismo e Stati Uniti: in Colombia comincia l’era di Abelardo De la Espriella

"El Tigre" giura da presidente della Colombia in una cerimonia blindata a Cali, tra i leader della nuova destra latinoamericana e il segretario di Stato USA Rubio. Fede, svolta liberista e riavvicinamento a Washington e Israele segnano la rottura con l'eredità di Petro, che parla di frode elettorale.

«Con l’aiuto di Dio, lavoreremo senza sosta per rendere realtà la Patria Miracolo». È con queste parole che, qualche giorno fa, Abelardo De la Espriella si è congedato su X come Presidente eletto della Colombia, ricordando che il 7 agosto — giorno dell’investitura ufficiale — riprenderà a pubblicare sulla piattaforma come Presidente della Repubblica. Qualche ora prima, El Tigre aveva postato un video, a tratti grottesco, sul ritiro spirituale da lui organizzato e a cui hanno partecipato le persone che saranno parte della sua squadra di governo. «Per costruire una grande Nazione bisogna mettere Dio al centro di ogni decisione», si legge nel post. Atteggiamento che ricorda per certi versi quello dell’alleato Donald Trump che, mesi fa, si era fatto ritrarre in preghiera nello Studio Ovale insieme a un gruppo di pastori evangelici. La religione usata strumentalmente come fattore  identitario sarà probabilmente uno degli elementi cardine del nuovo corso politico in Colombia che sarà caratterizzato anche dal riavvicinamento strategico a Washington, dalla progressiva riduzione dell’intervento dello Stato e da un aumento degli investimenti privati.

De la Espriella giura tra i leader della destra e Marco Rubio

Per la prima volta, la cerimonia di insediamento del presidente colombiano si terrà fuori dalla capitale Bogotà. De la Espriella presterà giuramento oggi alle 15 ora locale — le 22 in Italia — presso l’USC Arena, situata all’interno dell’Università di Santiago di Cali, capoluogo della Valle del Cauca, città probabilmente destinata a diventare il nuovo epicentro politico ed economico della Colombia. La scelta di Cali è stata motivata con ragioni di sicurezza e organizzazione. Inizialmente, De la Espriella aveva manifestato la volontà di assumere l’incarico in una guarnigione militare a Popayán, annuncio che aveva originato uno scontro con il presidente uscente Gustavo Petro e che ha reso l’insediamento un vero campo di battaglia istituzionale.Sempre a Cali, nelle ore seguenti alla cerimonia, si terràil primo Consiglio di sicurezza del nuovo governo, una decisione che mira a sottolineare fin da subito l’importanza attribuita al tema dell’ordine pubblico. Tra i capi di Stato che hanno confermato la propria presenza alla cerimonia di insediamento ci sono re Filippo VI di Spagna, l’argentino Javier Milei, il boliviano Rodrigo Paz, il cileno José Antonio Kast, l’ecuadoriano Daniel Noboa e l’honduregno Nasry Asfura, tra gli altri. Si tratta di leader che hanno espresso il loro sostegno a De la Espriella dopo la sua elezione e che fanno parte della nuova internazionale di destra in America Latina. Oltre alla loro partecipazione, secondo fonti ufficiali, è prevista quella delSegretario di Stato americano Marco Rubio.

Petro: «Milioni di voti alterati, frode orchestrata con software israeliani»

La contesa con Petro non si limita alla scelta del luogo per l’investitura ufficiale. Il leader del Pacto Histórico nei giorni scorsi ha tenuto una conferenza stampa in cui ha ribadito che De la Espriella è un «presidente illegittimo», parlando di una frode elettorale orchestrata attraverso la manipolazione di algoritmi e l’ingerenza di interessi stranieri. 

La manomissione dei certificati elettorali e l’assenza di protocolli di sicurezza informatica — con un software peraltro in mano a entità private — avrebbero condotto all’alterazione di milioni di voti, determinando l’elezione del candidato perdente a discapito della volontà popolare.

«La prima certezza che il popolo deve avere è che Iván Cepeda ha vinto la presidenza e che le elezioni gli sono state rubate da ricchi israeliani guidati da un genocida», ha affermato il presidente uscente. A proposito dell’ingerenza di Tel Aviv, Petro ha sottolineato come la Colombia non sia il primo Paese che la subisce. «Già si contano cinque casi di manipolazione di elezioni con software israeliani in varie parti del mondo, secondo quanto ci riporta la stampa”, sono le parole di Petro cui è seguita, in un post pubblicato su X, un’esortazione al popolo colombiano: «Sotto un governo illegittimo bisogna preservare la pace e portare avanti la lotta sociale e l’ampliamento delle forze democratiche in una grande Alleanza per la Vita che riporti il paese quanto prima alla democrazia». 

La ricetta di De la Espriella per la Colombia

Di sicuro il “dandy caraibico” — così José Carlos Cueto, corrispondente della BBC in Colombia, ha definito il presidente eletto — imprimerà un corso completamente diverso alla politica colombiana. Già se ne vedono le avvisaglie in politica estera. La direttrice principale di quest’ultima sarà «l’alleanza seria, solida e affidabile con gli Stati Uniti», con la piena adesione allo Scudo delle Americhe, l’alleanza creata da Donald Trump. L’obiettivo è recuperare lo status diprincipale alleato strategico di Washington nella regione, reso manifesto attraverso due incontri di alto livello tenutisi nelle scorse settimane. De la Espriella ha poi annunciato che, una volta insediatosi al potere, ristabilirà i rapporti con Israele interrotti da Petro — sotto la cui presidenza la Colombia, tradizionalmente un partner militare di Tel Aviv, è diventata uno dei governi più ostili allo Stato ebraico a causa del genocidio del popolo palestinese — e interromperà le relazioni diplomatiche con Cuba, in un momento cruciale per L’Avana, sottoposta dagli Stati Uniti a ulteriori sanzioni in aggiunta allo storico blocco.

Sul fronte interno, oltre alla priorità assoluta attribuita ai citati temi della sicurezza e dell’ordine pubblico, sarà l’economia l’ambito che segnerà una rottura totale con le politiche di Petro, attraverso una serie di misure di stampo liberista, tra cui la significativa riduzione dell’intervento dello Stato — il ministro designato del Tesoro, Miguel Gómez Martínez, ha già annunciato uno storico taglio della spesa pubblica — la diminuzione della pressione fiscale sulle imprese, l’apertura agli investimenti privati di attori stranieri, specie nel settore miniero-energetico. 

La cosiddetta “Patria Milagro” di De la Espriella — l’ennesimo esperimento di neoliberismo tropicale allineato agli Stati Uniti e pagato dai popoli latinoamericani —  sembra preannunciare prodigi solo per la parte privilegiata della frontiera di classe, scaricando i costi sociali su chi ha meno voce per opporsi. 

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