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La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina sta favorendo la crescita del Vietnam. Un effetto inaspettato, questo, che potrebbe presto garantire un ruolo strategico fondamentale al piccolo stato del sudest asiatico. Per arrivare a tanto il governo vietnamita non ha stretto accordi con nessuno. Hanoi ha semplicemente usufruito di un vantaggio derivante da un fattore esogeno. Prima però di analizzare la situazione è necessario fare una premessa sui rapporti tra Vietnam, Cina e Stati Uniti.

Vietnam, Cina e Stati Uniti

Il rapporto tra il Vietnam e la Cina oscilla da sempre tra l’amore e l’odio. L’influenza di Pechino nella regione è enorme, a maggior ragione con l’avvio della Belt and Road Initiative che toccherà anche lo stato vietnamita. Le relazioni economiche fanno dunque da traino alla convivenza forzata con i cinesi. Per gli Stati Uniti la situazione è ben diversa. Gli americani hanno stretto legami importanti con Hanoi soltanto negli ultimi anni, soprattutto durante la presidenza Obama. La strategia del Pivot to Asia consisteva nel creare una rete di relazioni diplomatiche e militari per arginare l’avanzata della Cina. Ma gli screzi tra Washington e Pechino, ora, stanno aprendo una nuova era per il popolo vietnamita.

Un vantaggio inaspettato

Torniamo al presente. La guerra commerciale in atto tra Cina e Stati Uniti è una manna dal cielo per il Vietnam. I dazi che hanno colpito – o potrebbero colpire – le aziende operanti in territorio cinese hanno spinto le stesse imprese a prendere provvedimenti. Per non finire schiacciato sotto l’aumento di nuove tariffe c’è chi ha già preso provvedimenti spostando produzione, assemblaggio e fornitura dalla Cina al sudest asiatico.

Dalla Cina al Vietnam

Se Panasonic sta per chiudere lo stabilimento produttivo di auto elettriche dalla Cina per approdare in Thailandia, ci sono molte aziende che preferiscono dirottare in Vietnam. È il caso delle cinesi GoerTek, l’assemblatrice degli auricolari wireless per Apple, e Zhejiang Hailide New Material. Quest’ultima è pronta a investire 155 milioni di dollari in Vietnam in un centro produttivo che esporterà poliestere in direzione Washington. Tra le aziende cinesi filtra l’indiscrezione secondo cui anche Foxconn starebbe considerando di produrre Iphone in Vienam 

La chance di Hanoi

Il Vietnam è pronto ad accogliere fiumi di milioni di dollari. Un sondaggio effettuato dalla Camera di Commercio Americana con sede a Guangzhou ha sottolineato come il 70% delle aziende manifatturiere statunitensi che operano in Cina stiano pensando di spostare la produzione – in tutto o in parte – oltre la muraglia, Vietnam in testa . Senza contare quelle cinesi, che si comporteranno allo stesso modo delle rivali. Hanoi avrebbe così diversi vantaggi: su tutte ci sarebbe la possibilità per gli esportatori locali di competere con quelli cinesi e americani rosicando loro quote di mercato. Un a chance da sfruttare al meglio in vista del futuro. 

La prossima Tigre asiatica?

La crescita del paese ha ulteriori margini di miglioramento. Nel 2017 il Pil – stimato in 223 miliardi di dollari – è cresciuto del 6,8%, lo 0,1% in più rispetto all’obiettivo fissato dal governo. Nel 2018 l’aspettativa era che il Pil crescesse tra il 6,5 e il 6,7%. Nei primi tre mesi dell’anno la crescita ha toccato addirittura il 7,1%. Alcune previsioni prevedono per il Vietnam un incremento pauroso del Pil, un balzo così grande che nel 2050 Hanoi potrebbe raggiungere il ventesimo posto nella classifica globale, contro l’attuale 47esimo. E in vista del prossimo anno il Vietnam è pronto a stupire nella corsa alla quarta rivoluzione industriale. Il paese – questo sì, interamente comunista a differenza della Cina – sarà tra i primi a lanciare servizi 5G nelle telecomunicazioni globali.