Dazi, sanzioni, diplomazia: cosa c’è dietro l’escalation commerciale tra Usa e Corea del Sud

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Politica /

Nuova bufera diplomatica in arrivo per gli Stati Uniti. Nuvoloni neri carichi di pioggia si stanno infatti addensando sopra la Corea del Sud: non proprio un Paese qualsiasi per Washington, ma uno dei suoi due alfieri principali nell’Indo-Pacifico assieme al Giappone.

È successo, pochi giorni fa, che Donald Trump ha minacciato di aumentare i dazi sulle importazioni Made in Korea dal 15% al 25%, dopo aver accusato la Corea del Sud di “non rispettare” l’accordo commerciale raggiunto nel 2025. Il motivo di tanta rabbia? Ritardi nella ratifica legislativa da parte del parlamento sudcoreano dell’intesa che avrebbe dovuto porre fine a ogni frizione lungo l’asse Washington-Seoul.

Trump è convinto che la Corea del Sud stia bluffando. I funzionari di Seoul, dal canto loro, hanno riferito che il disegno di legge è ancora in sospeso all’Assemblea nazionale a causa di processi politici interni.

Il tycoon ha scritto su Truth che avrebbe aumentato le tariffe su una serie di prodotti, tra cui automobili, legname, prodotti farmaceutici e “tutte le altre tariffe reciproche”. “Noi abbiamo agito rapidamente per ridurre i nostri dazi in linea con la transazione concordata”, ha aggiunto l’inquilino della Trump accusando implicitamente Seoul di star perdendo tempo.

La diplomazia si è subito attivata. Il primo ministro sudcoreano, Kim Min Seok, ha attivato una hotline diretta con il vicepresidente Usa, J.D. Vance, per chiedere chiarimenti in merito alle parole del presidente statunitense.

Kim Min Seok e J.D. Vance

Minacce e diplomazia: scintille tra Usa e Corea del Sud

“Per quanto ne sappiamo, la maggior parte delle persone all’interno del governo degli Stati Uniti non era a conoscenza del messaggio (scritto sui social da Trump ndr), tranne forse il presidente stesso e il Segretario al Commercio”, ha detto Kim. “Riflette il modo distintivo del presidente Trump di trasmettere i messaggi, piuttosto che un’interruzione della comunicazione bilaterale”, ha aggiunto il primo ministro sudcoreano.

Nel frattempo, Seoul ha inviato negli Usa due ministri per cercare di capire meglio cosa stia accadendo. Il ministro del Commercio, Yeo Han Koo, è volato a Washington per effettuare una serie di incontri, seguito a distanza di qualche giorno dal ministro dell’Industria Kim Jung Kwan.

“Il disegno di legge speciale è rimasto bloccato all’Assemblea Nazionale e la parte statunitense ha chiaramente espresso la propria frustrazione. Sebbene non si sia giunti a una conclusione definitiva, abbiamo spiegato in modo esaustivo la posizione della Corea”, ha affermato Kim, che ha trascorso un paio di giorni a parlare con il Segretario al Commercio statunitense, Howard Lutnick, senza tuttavia ottenere risultati concreti.

Per le grandi aziende coreane, questa incertezza economica rappresenta un disastro. Già un anno fa, quando i dazi doganali hanno subito oscillazioni, molte imprese di Seoul hanno dovuto riconsiderare le proprie strategie di produzione. Ovvio che, qualora una simile volatilità dovesse persistere, la pianificazione aziendale annuale dei colossi della Corea del Sud potrebbe subire importanti ritardi. Con ricadute, va da sé, sull’intera economia nazionale.

Donald Trump

Perché Trump ha messo la Corea nel mirino

Secondo il Wall Street Journal, l’accordo sul commercio potrebbe essere soltanto un pretesto sollevato da Trump. Sarebbero altre, almeno due, le faccende che la Casa Bianca vorrebbe risolvere/rivedere a proprio vantaggio facendo pressione su Seoul.

La prima riguarderebbe il dossier Coupang, la più grande società di e-commerce sudcoreana finita al centro di una clamorosa violazione di dati (ne abbiamo scritto qui). Parliamo di un colosso fondato in Corea nel 2018 ma con sede principale a Seattle e con al suo interno persone vicine all’amministrazione Trump.

Questa specie di Amazon qualche mese fa è finito al centro delle polemiche per una falla senza precedenti nei suoi sistemi di sicurezza che ha potenzialmente coinvolto circa 34 milioni di account. Le indagini sono ancora in corso e Seoul si è subito attivata per capire cosa è accaduto. Vance avrebbe tuttavia messo Kim in guardia dall’effettuare mosse troppo azzardare, come quella di penalizzare le aziende tecnologiche statunitens (tra cui Coupang).

La risposta del primo ministro coreano: qualsiasi questione legale relativa all’azienda – comprese le indagini su quanto accaduto, il controllo normativo delle autorità coreane e i reclami di investitori statunitensi per presunti trattamenti discriminatori che potrebbero influire sugli obblighi commerciali – sarà gestita nel rispetto della legge coreana, mantenendo al contempo un costante dialogo con Washington, così da evitare che la vicenda si trasformi in una controversia più ampia.

L’altra faccenda che avvelena i rapporti tra Stati Uniti e Corea del Sud chiama in causa la politica estera di Seoul, che ha recentemente avviato una de-escalation con la Cina e che appare intenzionata a dialogare con la Corea del Nord. Ebbene, Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa Usa per la politica e uno dei principali artefici della strategia di difesa nazionale del Pentagono, è stato chiaro: il governo sudcoreano dovrebbe assumere un ruolo guida nella lotta contro Pyongyang e nel contenimento di Pechino.

Le scuse (con dimissioni) dell’ormai ex Ceo di Coupang, Park Dae Jun