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Dazi e crescita, l’agenda di Mario Draghi per un’Europa indipendente dagli Usa

Mario Draghi torna a parlare, e lo fa con decisione aprendo all’idea di un disaccoppiamento strategico europeo dagli Stati Uniti. Una presa di posizione notevole per chi, nell’ambito del sistema di potere economico-politico italiano ed europeo, era considerato un saldo...

Mario Draghi torna a parlare, e lo fa con decisione aprendo all’idea di un disaccoppiamento strategico europeo dagli Stati Uniti. Una presa di posizione notevole per chi, nell’ambito del sistema di potere economico-politico italiano ed europeo, era considerato un saldo fautore dell’integrazione transatlantica e un convinto filoamericano. Ma tant’è: ieri, nel corso del XVIII Simposio Cotec Europa che si svolge a Coimbra, in Portogallo, l’ex presidente del Consiglio e governatore della Banca centrale europea ha sottolineato che i dazi promossi unilateralmente dall’amministrazione Usa di Donald Trump e le altre azioni della Casa Bianca sul commercio “hanno minato l’ordine multilaterale in un modo difficilmente reversibile”, sottolineando la necessità di una riflessione chiara.

L’esposizione europea secondo Draghi

In Europa, nota Draghi, “siamo esposti direttamente, poiché gli Stati Uniti sono il nostro principale mercato di esportazione, con oltre il 20% delle nostre esportazioni di beni diretti oltre l’Atlantico” e “dovremmo chiederci perché siamo finiti nelle mani dei consumatori statunitensi per guidare la nostra crescita”, dato che sarebbe molto più strategico “generare ricchezza e crescere da soli”. Dopo il rapporto sulla competitività redatto per la Commissione Europea di Ursula von der Leyen, parliamo di una nuova, esplicita presa di consapevolezza da parte del grand commis romano sulla necessità per l’Europa di una via autonoma allo sviluppo del Vecchio Continente.

Sostanzialmente, Draghi sottolinea che un’Europa eccessivamente sbilanciata sulla dipendenza dalle esportazioni rischia di essere un’Europa vulnerabile a mosse come quelle tariffarie. La risposta dovrebbe essere quella di sbloccare le barriere che mettono a repentaglio la crescita.

Il mercato interno come volano di crescita

Per l’ex premier, anche se a monte “raggiungere un accordo con gli Stati Uniti che ci garantisca un accesso aperto” è fondamentale, urge porre in essere modifiche politiche strutturali. Innanzitutto, si dovrebbe partire dal rompere tre dogmi ereditati dalla lunga era dell’austerità e del rigore: la preferenza della competitività esterna sulla produttività interna; la dominazione di una politica fiscale restrittiva a livello europeo; la rinuncia al mercato interno come fattore di crescita.

Draghi, che dell’architettura europea di risposta alla Grande Recessione costruì una delle architravi col quantitative easing, essenzialmente apre a più spesa pubblica, più investimenti, più aumenti salariali.

Tutto questo in un contesto in cui non basta dare spazio di manovra ai singoli Stati: per Draghi “l’emissione di debito comune dell’Union Europea per finanziare la spesa comune è una componente chiave della tabella di marcia politica. Può garantire che la spesa aggregata non sia insufficiente. E può garantire – soprattutto per la difesa – che in Europa si spenda di più, contribuendo all’efficacia operativa e a una crescita economica più elevata rispetto a quanto sarebbe altrimenti possibile”.

Difesa, innovazione, tecnologie critiche sono da Draghi messe al centro del discorso, come fattori chiave del gap di competizione con gli Usa. Non è una novità che l’Europa sia rimasta profondamente indietro, ma per Draghi è tempo di mettere a terra progetti in grado di fare del rilancio strutturale del Vecchio Continente un’agenda concreta. E di garantire che l’Europa possa essere un partner economico degli Usa disaccoppiato però nelle sue determinanti fondamentali dai desiderata della superpotenza.

Draghi sulla scia di Delors e Carli

Per l’ex capo del governo italiano servono tre fattori per consentire all’Europa di evolvere: “In primo luogo, una crisi che dimostri senza ombra di dubbio che il sistema precedente è diventato insostenibile. In secondo luogo, un grande shock politico che sconvolge l’ordine istituzionale. E in terzo luogo, un piano d’azione già esistente a cui tutti i partiti possono aderire”. La svolta di Coimbra riscopre l’insegnamento di Jacques Delors, secondo cui “l’Europa nasce dalle crisi“, ma anche quella dell’ex governatore della Banca d’Italia Guido Carli, mentore di Draghi, secondo cui sono i mercati aperti e la loro governance concreta e corretta a garantire la spinta giusta alla crescita. Carli fu, da banchiere centrale, fautore della difesa dei legami europei con gli Usa sul piano valutario in un contesto di tutela degli interessi economici nazionali e comunitari, Draghi propone la stessa logica in ambito commerciale.

Certo, al suo discorso si potrebbero aggiungere molti elementi, parlando ad esempio della necessità di rompere i dazi autoimposti sul fronte interno che la nostra economia ha promosso, dalla regolamentazione green alle norme austeritarie sul fisco, facendo un discorso serio sull’efficienza ed efficacia di mercati comunitari capaci di superare asimmetrie interne come la tendenza di molti “paradisi fiscali” di fatto dentro l’Ue a fare concorrenza sleale sul piano fiscale, ridiscutendo un’architettura europea che probabilmente non è strutturalmente funzionale, nel suo contesto odierno fondato su votazioni all’unanimità e tecno-burocrazie di Bruxelles, a processi rapidi come quelli proposti da Draghi. Il quale parla comunque da insider di un mondo che ha visto diverse criticità emergere. E ora prova a risolverle dall’interno. Sfida epocale da cui passa una fetta importante dei destini dell’economia europea in rapporto al mondo.

L’Europa vive tempi decisivi, tra problematiche economiche e geopolitiche, guerre ai suoi confini, grandi cambiamenti politici interni ai Paesi membri dell’Ue e necessità di svolte strategiche in molti settori chiave. Su InsideOver li indaghiamo in profondità, assieme a molti altri temi. Se vuoi sostenere al meglio il nostro lavoro, abbonati e sostieni un’informazione leale!

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