Dare maggiore stabilità all’Afghanistan. Un tentativo che richiede sforzi titanici e non certo di breve termine, ma nel quale l’Unione europea ha deciso comunque di cimentarsi. È cominciata infatti la Conferenza dei donatori internazionali a Bruxelles. Settanta Paesi e venti organizzazioni internazionali sono chiamati a raccolta da Ue e governo afghano per parlare di concetti che nel Paese degli aquiloni sono per ora astratti, come quello di pace, ma anche per dialogare, in termini molto più concreti, di finanziamenti, sostegno politico e politiche migratorie.Allo sviluppo strategico dell’Afghanistan verranno destinati 200milioni di euro, come stabilisce il contratto firmato in queste ore dal commissario europeo per la cooperazione internazionale Neven Mimica e dal ministro delle finanze afghano Hekill Ahmad Hakimi. I fondi saranno elargiti dietro condizione del rispetto di alcuni parametri nel campo dell’ordine pubblico, della gestione delle finanze, della trasparenza. Una boccata di ossigeno per un Paese in cui la crescita del Pil – stando a dati forniti dal Fondo monetario – si è bloccata, e in cui la dipendenza da aiuti esterni è ancora alta (visto che mentre le entrate proprie si aggirano sui due miliardi di dollari l’anno, gli aiuti esterni per sicurezza e sviluppo raggiungono i nove miliardi) e in cui povertà e disoccupazione rimangono elevatissime. La disoccupazione viaggia infatti intorno al 40% e molte famiglie non superano la soglia di povertà. Proprio questo dato ha fatto sì che, nel 2015, gli afghani abbiano rappresentato la seconda nazionalità nei numeri degli arrivi in Europa.Quello delle politiche migratorie è un aspetto fondamentale sul quale ci si accorderà in questi giorni a Bruxelles. L’Europa chiede a Kabul di collaborare e velocizzare le pratiche per il rimpatrio dei migranti irregolari. Quest’anno l’Afghanistan ha riaccolto solo 5mila persone sulle 267mila giunte in Europa. Così, si tenta di mediare sulla crisi migratoria tramite un accordo col quale Kabul si impegna  a riprendere con sé i migranti che non hanno diritto allo status di rifugiati o alla protezione sussidiaria, e ad assicurare tempi veloci per pratiche e documenti riguardanti invece chi vi ha diritto. Per frenare in partenza chi vuole lasciare il Paese, viene chiesto alle istituzioni afghane di riconquistare la fiducia dei propri cittadini, anche attraverso una riforma che garantisca elezioni democratiche, aperte e trasparenti. Le ultime tornate elettorali non hanno di certo brillato in tal senso, ma ciò è stato dovuto non solo alla corruzione ancora endemica nel Paese.La mancanza di sicurezza ha reso difficile alle forze internazionali presenti in Afghanistan di raggiungere alcune zone più isolate per garantire, nelle aree meno accessibili, un voto non condizionato da pressioni di vario genere.L’Ue spera dunque che, nell’immenso caos mediorientale, l’Afghanistan riesca a risollevarsi un po’. Qualche progresso è stato compiuto, dalla fine del regime talebano, in termini di accesso alla sanità, di innalzamento dell’aspettativa di vita, di presenza delle donne nelle istituzioni. Di contro, l’Afghanistan rimane un paese fortemente problematico, con i talebani che in alcune province spadroneggiano ancora, con l’Isis che avanza in altre. Il presidente Ghani sta tentando la strada della diplomazia, come dimostrato col recente accordo col gruppo ribelle dell’ex mujaheddin Hekmatyar e, nella Conferenza dei donatori, porterà questo argomento a sostegno della tesi che l’Afghanistan sta facendo progressi. Intanto, nelle scorse ore, Kabul è stata attaccata dai talebani, a dimostrazione del fatto che parlare di stabilità in Afghanistan è ancora molto azzardato.

Nel campo comunista di Goli Otok
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