Prima delle esplosioni avvenute lo scorso 4 agosto il Libano era considerato dagli analisti la “perla” mediorientale della Nuova Via della Seta cinese. Beirut rappresentava un anello fondamentale della catena infrastrutturale pensata dal governo cinese. Una catena che parte dalla Cina, attraversa l’Iran, l’Iraq, la Siria e, seguendo due differenti direttive, si snoda in Turchia a nord-ovest e in Libano a sud.

Ora che la nazione libanese è in ginocchio e che il suo porto è stato raso al suolo, chissà quanto tempo dovrà trascorrere prima che tutto torni alla normalità. La Cina si trova quindi costretta a ripensare la propria strategia: prima di collegare i vari hub infrastrutturali citati mediante strade e ferrovie, Pechino deve fare i conti con la ricostruzione di Beirut. Senza quest’ultimo step, infatti, il reticolo della Belt and Road Initiative (BRI) si ritroverebbe privo di un vitale sbocco sul mare.

Oggi il Libano è un enigma per la Cina, nel senso che non sappiamo come il Paese mediorientale riemergerà dal disastro che lo ha segnato. Alcuni equilibri potrebbero cambiare: non a caso la Francia di Emmanuel Macron si è subito fatta avanti nel tentativo di espandere la propria influenza nella regione. Il governo cinese deve quindi scegliere se far confluire le risorse provenienti da Pechino in nuovi investimenti (difficile) o nella fase di ricostruzione (probabile, per evitare di vedersi scippare spazio vitale).

Dall’Iran alla Siria

Per capire la reale importanza del Libano all’interno della BRI cinese (e non solo) è fondamentale guardare più a est. Il patto economico e di sicurezza siglato da Cina e Iran, dal valore di 400 miliardi di dollari, è la sorgente dal quale transitano tutti (o quasi) i progetti infrastrutturali cinesi del Medio Oriente. L’accordo include l’estensione in territorio iraniano di ferrovie avanzate e nuove reti energetiche, ma anche una solida partnership militare che rimodellerà le cosiddette regole del gioco in tutta l’area mediorientale per generazioni e generazioni. Difesa, infrastrutture, condivisione dell’intelligence, e pure il rafforzamento della nuova valuta digitale cinese, il cosiddetto e-RMB, al fine di aggirare i controlli occidentali sul commercio iraniano.

Abbiamo parlato di ferrovie. Una delle linee più strategiche è la cosiddetta ferrovia Iran-Iraq-Siria, la stessa che dal novembre 2018 ha compiuto enormi passi da gigante. L’Iraq ha firmato un memorandum d’intesa per la Nuova Via della Seta nel settembre 2019. Due sono gli ambiti rilevanti: il solito e immancabile programma di infrastrutture e il petrolio. La Cina è al lavoro per ricostruire lo Stato, dilaniato dalla guerra, secondo un piano suddiviso in due fasi. Nella prima fase Pechino punterà a erigere strade, ferrovie, progetti idrici, mentre con la seconda toccherà a ospedali, scuole e centri culturali. Dall’Iran all’Iraq passando alla Siria: anche qui il Dragone ha intenzione di attivare i suoi programmi di ricostruzione, per poi, come detto, proseguire verso sud nella direzione del Libano.

Libano e ferrovie

Arriviamo così nel cuore del Libano. Il porto di Beirut è una chiave di volta vitale all’interno dello sviluppo est-ovest, nonché un porto strategico per avere uno sbocco diretto nel Mediterraneo. La Cina cullava il sogno di controllare tale hub non solo per insediare gli Stati Uniti, fino a pochi anni fa padroni della zona mediorientale, ma anche per altre due ragioni. La prima: controllare un porto capace di collegare la zona di sviluppo cinese mediorientale all’Africa, dove la BRI ha attecchito con forza. La seconda: espandere l’influenza cinese in Medio Oriente attraverso il Libano.

Quest’ultimo obiettivo è un vecchio pallino della leadership cinese, che ha esteso per la prima volta la Nuova Via della Seta a Beirut nel marzo 2019 (emblematica l’autostrada Beirut-Damasco). Nel giugno 2020 l’ambasciata cinese ha pubblicizzato un’offerta per presentare i progetti BRI proprio al Libano, mediante una ferrovia moderna capace di collegare Tripoli, in Libia, con le città libanesi di Beirut e Naquora. Come se non bastasse la cinese National Machinery IMP/EXP Corporation ha offerto anche la costruzione di tre centrali elettriche, una nuova rete energetica nazionale e la modernizzazione dei porti. Tutte queste offerte erano state applaudite dal leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, da tempo sostenitore della partecipazione del Libano alla BRI.

Il piano di Pechino è semplice: espandere la propria influenza commerciale (e non solo) mediante network ferroviari. Giusto per capire le intenzioni del Dragone, al febbraio 2020, la Cina poteva contare su 35.388 chilometri di ferrovie ad alta velocità presenti sul proprio territorio, a fronte degli appena 735 chilometri presenti negli Stati Uniti, dei 1.571 chilometri in Germania e dei 2.734 in Francia. E se le infrastrutture sono il petrolio del XXI secolo, costruire ferrovie anche al di fuori dei propri confini è la carta vincente per ritagliarsi il proprio spazio nel mondo.