Sono settimane intense per Narendra Modi. L’agenda del primo ministro indiano non ha una casella libera. Ci sono le visite istituzionali da onorare al meglio. Gli accordi di politica estera da affinare per trasformare Delhi una vera potenza globale. E, più in generale, complessi equilibri da mantenere muovendosi tra il Global South e l’Occidente. Non bastasse tutto questo, Modi deve fare i conti con svariati problemi interni: dall’esplosione di nuove tensioni con il Pakistan in Kashmir a un’economia che continua a crescere ma a ritmi più bassi di quanto preventivato.
Non c’è però tempo da perdere perché Delhi deve sfruttare il momento geopolitico favorevole per rosicchiare spazio commerciale al rivale cinese, rafforzare il proprio esercito acquistando armi da Russia e Stati Uniti, sviluppare i settori economici interni, far crescere una classe media potenzialmente immensa e, soprattutto, trovare un punto d’intesa con l’amministrazione Trump per evitare dazi e tariffe. Il recente incontro tra Modi e J.D. Vance è servito proprio per capire quali sono le intenzioni di Washington.

Gli Usa hanno bisogno di Modi
A giudicare dalla foto ricordo scattata da Vance in compagnia di sua moglie (indoamericana), Usha, e dei figli davanti al tempio di Akshardham di Nuova Delhi, potrebbe sembrare che tra India e Stati Uniti non vi siano problemi di alcun tipo. Gli Usa sono dunque pronti ad intavolare una trattativa sui dazi, e quindi a raggiungere un accordo commerciale con l’Elefante indiano? È ancora presto per confermare la seconda parte, mentre è certo che l’amministrazione Trump sia disposta a negoziare con Delhi per raggiungere un’intesa bilaterale.
La situazione è tuttavia ancora avvolta nell’incertezza. The Donald ha infatti definito l’India un “abusatore” di dazi e inserito il gigante asiatico nella lista nera dei Paesi sottoposti a tariffe (al momento congelate), sconcertando l'”amico” Modi.
Il primo ministro indiano, del resto, aveva trascorso gli ultimi anni a rafforzare i legami con Washington – ben felice di fare da sponda agli Usa desiderosi di contrastare l’ascesa della Cina affidandosi proprio a Delhi – pur mantenendo un piede nei Brics e nel cosiddetto Sud Globale. L’ufficio di Modi, al termine della visita di Vance, ha fatto sapere che ci sono stati “significativi progressi” nei negoziati per un accordo commerciale “reciprocamente vantaggioso”.

Una posizione complicata
Vance ha elogiato l’India perché gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Elefante. In particolare per arginare la Cina nel cosiddetto Indo-Pacifico e per garantirsi, nel medio-lungo periodo, un accesso considerevole nel mercato di Delhi. Anche l’India, in maniera ridotta, ha bisogno di Washington, ma solo per finalità economiche.
Quello statunitense è il principale partner commerciale e più grande mercato di esportazione di una nazione che, se vuole continuare a crescere e svilupparsi, non può prescindere dagli Usa. Allo stesso tempo Modi sa bene di non potersi schiacciare troppo sulle posizioni filo occidentali perché Delhi guarda ai Paesi in via di sviluppo e non intende essere parte dell’Occidente, né in termini valoriali né geopolitici.
Nel loro ultimo incontro Modi e Trump avevano delineato i contorni di un accordo commerciale che avrebbe portato Usa e India a raggiungere i 500 miliardi di dollari di scambi bilaterali entro il 2030 (più del doppio della cifra attuale): armi Made in Usa in cambio di un maggiore acquisto indiano di petrolio e gas, oltre a una stretta sull’immigrazione.
In attesa di capire cosa succederà lungo l’asse Washington-Delhi, Modi è volato anche in Arabia Saudita per incontrare Mohammed bin Salman (visita poi interrotta in anticipo a causa dell’attentato che ha scosso il Kashmir). Sul tavolo c’erano diversi protocolli d’intesa da firmare, l’interesse indiano di approfondire la propria presenza in Medio Oriente e di gettare le fondamenta del famigerato Imec, il corridoio economico che dovrebbe collegare l’India all’Europa passando proprio da queste latitudini. Per Modi sono insomma giorni di fuoco e da gestire al meglio per realizzare il suo grande sogno: Make India Great Again.

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