Il timone della Cina sarà ancora nelle mani di Xi Jinping. E lo sarà minimo per almeno altri cinque anni, anche se c’è già chi ha ipotizzato una presidenza a vita dell’ “uomo più potente del mondo”. Formato il nuovo Comitato Centrale a capo di 97 milioni di membri del partito, selezionati i 25 membri del Politburo e nominati i “sette” del Comitato permanente del Politburo, la strada del Dragone è segnata.

Liu Jundai, sociologo politico presso la University of Michigan, ha spiegato all’Asian Nikkei Review che la Cina si ritrova di fronte ad un enigma non da poco: scegliere tra una ridotta influenza all’estero o tra austeri costi interni. Trovare un equilibrio tra le due estremità sarà la vera, grande sfida di Xi Jinping.

Il leader cinese, oltre a proporre un’immagine rafforzata di sé come salvatore del partito, ha enfatizzato più sulla sicurezza e sulle lotte che dovrà affrontare la Cina, che non sui sogni del Paese. Ecco, settore per settore, come Xi Jinping intende presumibilmente ridisegnare la Repubblica Popolare Cinese in relazione alle attuali contingenze economiche e geopolitiche.



Economia

Se una delle parole chiavi del 14esimo piano quinquennale, svelato nell’ottobre 2020, era “doppia circolazione” – concetto utilizzato per indicare che la Cina si sarebbe affidata, in prima battuta, al mercato interno, e poi, soltanto in un secondo momento, alle relazioni economiche con il resto del pianeta – il XX Congresso ha ribadito la necessità, per Pechino, di dover contare sul mercato interno.

Il Dragone non si chiuderà a riccio, né cesserà di fare affari con gli altri. Al contrario, l’economia cinese si ricalibrerà per consentire al Paese di essere indipendente, o quanto meno non legata a dinamiche geopolitiche esterne, nei settori strategici dell’economia. Xi perseguirà ulteriormente il concetto di “doppia circolazione”. E cioè: rafforzare l’espansione della domanda interna pur continuando a beneficiare dell’economia globale.

La Cina, inoltre, continuerà a muoversi per diventare un “moderno Paese socialista”, e dunque la crescita economica resterà l’asse portante del sistema nazionale. Tutto ciò pone particolare enfasi sullo sviluppo economico di alta qualità attraverso fattori di crescita come l’innovazione tecnologica e il green developement.

Politica interna

La politica interna dovrà adattarsi alle contingenze esterne e agli obiettivi del partito. E se, come abbiamo visto, il Partito Comunista Cinese si sta preparando a nuove sfide, sia sul fronte economico che diplomatico, allora dobbiamo aspettarci che la politica con la “p” maiuscola e la sicurezza continueranno ad avere la massima priorità su tutto il resto. Anche sul fondamentale pilastro della crescita economica, come dimostra la scelta di continuare con la Zero Covid Policy.

Non è da escludere che le politiche di “prosperità comune“, già introdotte negli ultimi anni, inizino a prendere forma, richiedendo al popolo cinese di accettare stili di vita più frugali.

Infine, una piccola curiosità da menzionare. Nel discorso che ha aperto il XX Congresso, Xi ha usato per lo più i seguenti termini: “persone”, “sviluppo”, “sicurezza”, e “lotta”. Pochissimi, invece, gli utlizzi di “mercato“.

Politica estera

In politica estera la Cina definirà la questione taiwanese come prioritaria nella sua agenda politica. È difficile fare previsioni, anche se è lecito supporre che Pechino, prima di ricorrere alla forza militare, farà di tutto per inglobare Taiwan in maniera pacifica. Ripetere l’approccio usato con Hong Kong potrebbe essere il primo jolly che calerà sul tavolo Xi Jinping. A seguire, attenzione a eventuali blocchi economici volti a far capire alla “provincia ribelle” l’accettazione della riunificazione.

Lungo i confini e nella “periferia dell’Impero” la Cina deve inoltre fare i conti con almeno due crisi da monitorare con estremo interesse, e dove è coinvolta direttamente: il testa a testa con l’India all’ombra dell’Himalaya e le dispute marittime con i vicini nel calderone del Mar Cinese Meridionale.

Il Dragone avrà infine un occhio di riguardo sulla crisi coreana, dove farà di tutto per mantenere lo status quo, e, da lontano, osserverà il proseguo della guerra in Ucraina. Resta invariato il braccio di ferro con gli Stati Uniti, che potrebbe addirittura infiammarsi in concomitanza con un eventuale avvicinamento tra Pechino e Mosca.

Esercito

Le forze armate della Cina devono accelerare il proprio potenziamento per essere in grado di “organizzare operazioni militari in breve tempo, di creare un ambiente sicuro, di scoraggiare e controllare rischi e conflitti, e di vincere guerre regionali”. È scritto nero su bianco nel rapporto di lavoro presentato al Congresso del Partito comunista dal presidente Xi Jinping, un passaggio tuttavia assente dall’intervento in apertura dell’evento.

Nel documento, reso pubblico alcune ore dopo il discorso, Xi auspica una “rapida modernizzazione dell’organizzazione, del personale e degli standard tecnologici dell’Esercito di liberazione popolare sotto la guida assoluta del partito”, cosa che sarebbe cruciale “non solo per difendere la sovranità della Cina, ma anche la sua sicurezza e i suoi interessi di sviluppo”.

L’uso della forza militare, si legge nel documento, dovrebbe essere “normalizzato” e attuato “in modi diversi”. “Dobbiamo essere in grado di organizzare prontamente operazioni militari, di creare un ambiente sicuro, di scoraggiare e controllare rischi e conflitti, e di vincere guerre regionali”.

Il riferimento alle “guerre regionali”, ha sottolineato il South China Morning Post, appare una novità assoluta nei discorsi del presidente cinese e porta alla mente le parole pronunciate da Xi su Taiwan.

Rapporto con l’Occidente

Dobbiamo distinguere tra le relazioni con gli Stati Uniti, da ormai diversi anni cariche di tensioni, e quelle con l’Europa, decisamente più mansuete.

Sul fronte Usa, l’amministrazione Biden considera la Cina una vera e propria minaccia sistemica ma, allo stesso tempo, sa che le economie dei due Paesi sono ancora altamente connesse e hanno bisogno l’una dell’altra. Impossibile, inoltre, prevedere quando, come e se scoppierà un conflitto armato tra le due superpotenze da qui al termine del terzo mandato di Xi.

Il capitlo europeo è ben diverso. La Cina vorrebbe continuare a stringere accordi commerciali e partnership con i Paesi del Vecchio Continente ma, in ambito Unione europea, Bruxelles ha iniziato a raffreddare i canali con Pechino su suggerimento di Washington (anche a costo di perdere lauti vantaggi). In ambito economico Pechino dovrebbe comunque continuare a puntare sullo scacchiere europeo.