Dalle Isole Salomone a Kiribati: i veri obiettivi della Cina nel Pacifico

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Il primo ministro delle Isole Salomone Manasseh Sogavare, durante la sua visita ufficiale in Cina, ha dichiarato che Pechino non ha “interessi strategici” nel Pacifico affermando anche che il gigante asiatico sia stato ingiustamente infangato dall’Occidente. I due Paesi hanno ufficialmente elevato la loro relazione a “partenariato strategico globale”, come riporta Abc News (Australia), durante il viaggio di una settimana di Sogavare in Cina firmando una serie di nuovi accordi, tra cui il piano di attuazione del patto di cooperazione di polizia siglato lo scorso anno.

Il 19 aprile 2022, infatti, tra l’arcipelago posto a oriente della Nuova Guinea separato dall’Australia dal Mar dei Coralli e il Dragone cinese era stato siglato un trattato di sicurezza che consente a Pechino di inviare nelle isole personale di polizia e delle forze armate per “mantenere l’ordine sociale, proteggere le vite e i beni degli abitanti, fornire assistenza umanitaria, rispondere a disastri naturali e fornire qualsiasi tipo di altra assistenza o compito individuato tra le due parti”.

Inoltre la Cina, in forza di questo accordo, secondo i propri bisogni e col consenso del governo locale, può “effettuare visite di unità navali per effettuare rifornimento” e usare lo strumento militare per garantire la sicurezza dei cittadini cinesi presenti nelle isole e dei progetti che ha in corso. Il patto, non da ultimo, garantisce a Pechino assistenza e strutture per l’ingresso di personale e armamenti, supporto per attività di intelligence e nella logistica.

Le mire della Cina sulle Isole Salomone

Si capisce bene perché lo scorso anno a Washington, ma anche a Canberra, ci sia stato più di un mal di testa negli ambienti politici e militari. L’avvicinamento delle Salomone alla Cina è qualcosa che è cominciato in sordina nel 2003 e che è proseguito con la decisione di Sogavare di togliere il riconoscimento internazionale di Taiwan nel 2019, preludio necessario al trattato successivamente siglato. La miccia però, è stata accesa dalle rivolte anticinesi del 2021, che potrebbero essere state eterodirette o sobillate internamente proprio per giustificare la stipula del patto di sicurezza.

Tornando alla visita di Stato in Cina di Sogavare, è stata rilasciata una dichiarazione congiunta secondo la quale la Cina continuerà a fornire assistenza alle Isole Salomone per migliorare la sua capacità di applicazione della legge e si è esortato i “Paesi rilevanti” a gestire “con prudenza” questioni come lo scarico in mare di acque contaminate dal nucleare e la cooperazione sui sottomarini nucleari, in un nemmeno troppo velato attacco al Giappone e all’Aukus, l’alleanza tra Australia, Stati Uniti e Regno Unito. “La Cina e i Paesi delle isole del Pacifico sono nazioni in via di sviluppo e dovrebbero rafforzare l’assistenza reciproca nel quadro della cooperazione sud-sud”, ha affermato il leader cinese Xi Jinping durante l’incontro al vertice. Pechino sostiene da tempo la cosiddetta cooperazione sud-sud, che riguarda nazioni in via di sviluppo secondo il principio del reciproco vantaggio. Descrivendo i due Paesi come “amici e fratelli affidabili”, Xi ha affermato che i legami Cina-Isole Salomone hanno dato un “buon esempio di solidarietà e cooperazione” tra Paesi di diverse dimensioni e nazioni in via di sviluppo.

Il presidente cinese ha detto che Pechino investirà maggiormente nelle Isole Salomone e continuerà a fornire assistenza economica e tecnica “senza vincoli politici”. Huawei, colosso delle telecomunicazioni cinese, sta già costruendo una rete mobile nell’arcipelago mentre una compagnia statale cinese sta riqualificando il porto della capitale Honiara. I due Paesi hanno anche raggiunto accordi in materia di aviazione civile, commercio, economia, tecnologia e sport.

La Cina, parallelamente alla Belt and Road Initiative (Bri) che la collega all’Africa e al continente europeo, si è anche impegnata in una strategia con orizzonte 2050 per l’Oceania, sostenendo un grande progetto concordato tra le nazioni del Pacifico per l’ottenimento di obiettivi strategici nei prossimi tre decenni.

I piani per le altre isole

Oltre alle Salomone, sappiamo che Pechino ha avuto contatti con Kiribati, dove ha elaborato piani per rimodernare una pista di atterraggio e un porto su una delle isole dell’arcipelago situato a circa 3400 chilometri a sud-ovest delle Hawaii, nel tentativo di far rinascere un sito che ospitava aerei militari durante la Seconda guerra mondiale. I piani prevedono la costruzione di un insediamento militare sulla minuscola isola di Kanton, un atollo corallino strategicamente situato a metà strada tra l’Asia e le Americhe. Qualsiasi infrastruttura significativa sull’isola, come quelle viste nelle isole Spratly del Mar Cinese Meridionale, offrirebbe un punto d’appoggio in profondità nel territorio che era stato saldamente sotto controllo statunitense durante le ultime fasi del Secondo Conflitto Mondiale.

È possibile che l’aeroporto possa in futuro supportare il dispiegamento di velivoli di tipo diverso che potrebbero operare in un’area marittima strategicamente situata tra le Hawaii e la regione che comprende l’Australia e la Nuova Zelanda. In una dichiarazione fatta a Reuters a maggio del 2021, il ministero degli Esteri cinese ha affermato che Pechino sta esplorando piani per l’ammodernamento e il miglioramento della pista di atterraggio, su invito del governo di Kiribati, per facilitare il trasporto aereo all’interno del Paese.

La dichiarazione afferma che la cooperazione della Cina con Kiribati rispetta il concetto di “cooperazione reciprocamente vantaggiosa” (o win-win) ed è “entro i limiti della sua capacità di fornire aiuto senza condizioni politiche”. La parte più interessante, oltre al fatto che l’arcipelago di Kiribati rappresenta la più grande Zee (Zona di Esclusività Economica) del mondo coi suoi 3,5 milioni di chilometri quadrati, è che l’aeroporto è posizionato lungo le principali rotte marittime tra il Nord America, l’Australia e la Nuova Zelanda, facendone quindi uno snodo strategico per il controllo delle stesse.

Risulta quindi difficile credere alle parole del premier Sogavare quando afferma che “la Cina non ha altri interessi strategici oltre a Taiwan e, naturalmente, al Mar Cinese Meridionale” e che “tutte le sciocchezze che stiamo ascoltando sono un fraintendimento di ciò che la Cina sta facendo”.

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