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L’Azerbaigian sta investendo molto nella promozione globale della propria immagine e nella riscrittura a proprio favore dell’assetto del potere nel Caucaso meridionale. L’obiettivo di breve termine è di capitalizzare al massimo la vittoria nella seconda guerra del Karabakh Superiore, attraendo investimenti dall’estero utili a foraggiare crescita, sviluppo e diversificazione, ma nel medio e lungo termine l’ambizione di Ilham Aliyev è molto più elevata: la costruzione di una “Pax Caucasia.

Il formato 3+3

L’idea di superare l’anacronistica piattaforma di incontro e dialogo rappresentata dal Gruppo di Minsk, il corpo multilaterale partorito dal ventre dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) nel lontano 1992, è stata presentata al pubblico mondiale a fine gennaio dai ministri degli Esteri di Turchia e Iran, Mevlut Cavosuglu e Javad Zarif

I due influenti diplomatici avevano proposto di dar vita ad un formato di cooperazione regionale di natura 3+3, quindi composto dai garanti della pace (Russia, Turchia, Iran) e dagli stati del Caucaso meridionale (Azerbaigian, Armenia, Georgia), in sostituzione dell’obsoleto Gruppo di Minsk, reo di inerzia e oggetto di critiche poliedriche da parte di tutti gli attori coinvolti a vario titolo nella questione Nagorno Karabakh.

Noi, comunque, già a inizio novembre, ossia due mesi prima della bilaterale tra Cavusoglu e Zarif, avevamo annunciato di aver captato segnali in direzione della volontà delle potenze regionali di sostituire e/o complementare il Gruppo di Minsk “con una nuova [piattaforma di dialogo], formata dalle tre potenze regionali direttamente coinvolte, ossia Mosca, Teheran e Ankara”.

La vera regia si trova a Baku

Il formato 3+3 è stato svelato a Istanbul, ma il padre dell’ambizioso progetto si trova a Baku. Nella giornata del 3 marzo, infatti, Cavusoglu ha ricevuto l’omologo georgiano, David Zalkaliani, nell’ambito di un incontro organizzato per discutere di cooperazione bilaterale e sicurezza regionale e durante il quale si è parlato anche del superamento del Gruppo di Minsk.

È nel corso di questa occasione che Cavusoglu, nel tentativo di persuadere la controparte a sposare l’iniziativa, ha dichiarato che l’idea del formato 3+3 è stata proposta originariamente dall’Azerbaigian. Tbilisi, ad ogni modo, pur apprezzando il fatto che la vera regia del proposto meccanismo abbia sede a Baku, sembra irremovibile: nessuna adesione a corpi multilaterali in cui sia prevista la presenza della Russia – a causa delle questioni Ossezia del Sud e Abcasia.

In sintesi, il formato 3+3 è stato ideato dall’Azerbaigian allo scopo di trovare una soluzione interna ai problemi del Caucaso meridionale, in primis il Nagorno Karabakh, e, alla luce di quella che potrebbe e dovrebbe essere la sua composizione, ha ricevuto il beneplacito e la benedizione delle principali potenze regionali perché de facto silenzierebbe la voce negli affari regionali della Comunità euroatlantica – la cui presenza viene da loro percepita con crescente acrimonia.

Il grande ostacolo alla materializzazione della piattaforma, quindi, non proviene dai grandi attori, ma dai piccoli: in primo luogo la Georgia, per via dei contenziosi attivi con la Russia, e in secondo luogo l’Armenia, la quale sta già accettando con malumore e titubanza l’intermediazione postguerra del Cremlino perché semplicemente costretta dalle circostanze. Come ha spiegato Cavusoglu all’omologo georgiano, però, l’adesione a dei canali multilaterali realmente improntati sull’efficacia può incrementare notevolmente le probabilità di risolvere diatribe e dirimere controversie, anche le più spinose; ed è precisamente su questo punto – i benefici del multilateralismo – che dovranno lavorare le diplomazie azera, turca, iraniana e russa per indurre i due stati ribelli ad appoggiare l’inizio dei lavori per l’agognata Pax Caucasia.