Dall’Africa al Medio Oriente all’America Latina, tutti i flop di Napoleon Macron

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Politica /

L’annuncio dello scioglimento dell’Assemblea nazionale il 9 giugno ha evidenziato ulteriormente le difficoltà della politica estera del presidente francese Emmanuel Macron, che sembra alternare decisioni impulsive a tentativi di recupero tardivi. La politica africana di Macron ha cercato di distanziarsi dalle vecchie pratiche neo-coloniali, ma con scarso successo. Il ritiro delle truppe francesi dal Mali e dal Niger, annunciato con l’intento di favorire una maggiore autonomia locale, è stato percepito come un abbandono che ha indebolito ulteriormente la stabilità nella regione del Sahel. Il suo tentativo di migliorare le relazioni con il Senegal, riducendo l’influenza del franco CFA, non ha prodotto i risultati sperati, alimentando piuttosto un crescente risentimento contro la Francia. 

In Medio Oriente, Macron ha cercato di presentarsi come un mediatore capace di bilanciare interessi contrastanti, ma i suoi sforzi sono stati spesso vanificati dalle complessità della regione. Le sue iniziative diplomatiche con l’Iran, mirate a mantenere aperto il dialogo sul programma nucleare, si sono scontrate con le dure realtà geopolitiche e con l’opposizione di Stati Uniti e Israele. L’incapacità di influenzare in modo significativo le dinamiche del conflitto siriano e il progressivo disimpegno dalla regione hanno ulteriormente sminuito il ruolo della Francia.

La politica di Macron verso l’America Latina ha mostrato altrettanta debolezza. La visita del 2019 in Brasile, Argentina e Colombia è stata vista come un tentativo tardivo di riavviare le relazioni, ma senza una strategia chiara. Il riconoscimento di Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela non ha portato alla stabilizzazione del Paese, anzi ha accentuato le divisioni interne e ha esposto la Francia a critiche di ingerenza. La mancanza di un seguito concreto a queste iniziative ha evidenziato l’assenza di un vero interesse strategico per la regione.

Il disastro dell’accordo AUKUS ha rappresentato uno dei colpi più duri per la diplomazia francese. La cancellazione del contratto per la costruzione di sottomarini con l’Australia, sostituito da un nuovo accordo tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti, ha evidenziato la fragilità delle alleanze di Macron e la mancanza di una visione a lungo termine. Questo fallimento ha scatenato una crisi diplomatica con gli Stati Uniti, mettendo in luce l’isolamento della Francia in un contesto geopolitico sempre più competitivo.

Sul fronte interno, la gestione della crisi dei gilet gialli ha rivelato ulteriori debolezze nella leadership di Macron. Le sue politiche economiche, incentrate sull’austerità e sulla riforma del sistema pensionistico, hanno alimentato proteste diffuse e una crescente disaffezione popolare. La risposta spesso repressiva del Governo ha eroso la fiducia nelle istituzioni e ha accentuato le divisioni sociali. 

Infine, la posizione di Macron sull’Ucraina, sebbene in linea con quella di molti leader occidentali, è stata criticata per la mancanza di una strategia chiara. Le sue dichiarazioni altalenanti e le contraddizioni nelle posizioni ufficiali hanno sollevato dubbi sulla coerenza della politica estera francese. Macron sembra confondere l’ambiguità strategica con una navigazione a vista, lasciando la Francia in una situazione di incertezza e vulnerabilità sullo scenario internazionale.