Dopo la firma del trattato sull’Unione europea, che conteneva le disposizioni necessarie per la creazione dell’Unione monetaria, approvato durante il Consiglio europeo di Maastricht, nel dicembre 1991, e dopo un decennio di “preparativi”, l’euro venne ufficialmente introdotto il 1° gennaio 1999. Come ricorda il sito dell’Unione europea, tuttavia, durante i primi tre anni fu “invisibile”, in quanto utilizzato solo a fini contabili e per i pagamenti elettronici. Le monete e le banconote entrarono in circolazione il 1° gennaio 2002 e in 12 paesi dell’Ue si assistette al passaggio a una nuova valuta.
Oggi l”euro è la valuta ufficiale di 19 dei 27 paesi membri dell’Ue, e viene utilizzato ogni giorno da circa 341 milioni di persone. Dalla sua introduzione, in 18 anni la moneta unica ha vissuto molti momento difficili, e la sua tenuta è stata costantemente messa in discussione. Il premio Nobel Joseph Stiglitz ha più volte rimarcato il fatto che l’euro è un progetto destinato a fallire. Le avvisaglie di un papabile fallimento sono arrivate anche ieri sera, quando dall’Eurogruppo è arrivata la fumata nerissima sulle misure economiche da adottare per fronteggiare la crisi economica causata dal coronavirus. Le divisioni tra le fazioni guidate da Italia e Paesi Bassi si sono rivelate troppo ampie per essere colmate durante la riunione in teleconferenza dei ministri delle finanze, durata più di 16 ore. Ma è solamente l’ultimo, in ordine cronologico, di momenti drammatici che l’euro, e l’intero progetto europeo, hanno affrontato nel corso della sua recente storia.
Ecco i momenti più bui dell’Euro e del progetto europeo
Come sottolinea l’Agi, molti ricordano in particolare, quella notte fra l’11 e il 12 luglio del 2015, quando proprio un Eurogruppo, allora guidato dall’olandese Jeroen Dijsselbloem, sembrò sul punto di alzare bandiera bianca e di rassegnarsi all’uscita della Grecia, oltre che a una probabile fine dell’Euro. In quell’occasione, l’allora capo del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde richiamò i partecipanti alla riunione a comportarsi da adulti. L’allora ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis finì per rimetterci il posto, la Grecia fu sottoposta a durissime misure di austerità pesantissime per la sua società, ma l’Euro fu salvato.
L’ex ministro greco, che si oppose alle misure di austerità imposte dalla Troika al suo Paese, ha ricordato quei momenti sul sito di DiEM25, riportati anche nel libro Adults In The Room: My Battle With Europe’s Deep Establishment: “Durante la prima metà del 2015, come ministro delle finanze della Grecia – afferma – ho partecipato a tredici incontri cruciali dell’Eurogruppo – prima il governo Syriza capitolasse (mancando di rispetto al risultato del referendum del 5 luglio). Il risultato di quella capitolazione causò le mie immediate dimissioni e un programma di austerità permanente (fino al … 2060)”. Fin dall’inizio, ricorda l’ex ministro, “era chiaro che i leader della Troika che guidavano quegli incontri erano determinati a prevenire qualsiasi serio dibattito sul “programma” della Grecia. Più e più volte hanno chiesto la resa del nostro governo a un programma neocoloniale di austerità”. Come ha spiegato Andrea Muratore su InsideOver, l’austerità ha colpito la Grecia principalmente attraverso i tagli massicci alla spesa pubblica, alla prevenzione sociale e all’assistenza alle fasce più deboli della popolazione imposti dai vari memorandum a cui anche Tsipras, eletto con promesse di riscossa e orgoglio nazionale, si è prontamente chinato. A questo si è unita la massiccia svendita di asset pubblici, che hanno provocato un vero e proprio disastro sociale.
Quel drammatico 2011 che portò alle dimissioni di Berlusconi
Il flop notturno dell’altra sera ci ricorda da vicino anche il 2011, uno dei momenti più difficili nella storia del nostro Paese. Come ricorda l’Agi, la crisi del debito sovrano, scaturita da quella Usa del 2008, era peggiorata nell’estate precedente, e il livello elevatissimo raggiunto dallo “spread” fra i titoli italiani e quelli tedeschi (fino a un massimo di 572 punti), fece temere la fine dell’Euro quando stava per compiere i suoi primi 10 anni. Ai danni dell’Italia si consumò un vero e proprio “golpe” finanziario che portò alle dimissioni dell’allora premier Silvio Berlusconi e di tutto il suo governo. La guida del Paese venne affidata al professor Mario Monti, gradito all’establishment di Bruxelles, che impose dure misure di austerità all’Italia con la finalità di ridurre il debito pubblico.
Come ha ricordato in seguito lo stesso Berlusconi: “Nell’ultimo Consiglio Ue a cui ho partecipato”, nel 2011, “Merkel mi ha detto: Io so che tu non mi saluterai più”. Un retroscena che racconta il clima tra i leader internazionali nelle settimane tumultuose che precedettero le sue dimissioni da premier. Un golpe confermato anche dalle parole di Timothy Geithner, ex ministro del Tesoro americano, che spiegò come al G20 del 2011 i funzionari europei chiesero agli Stati Uniti di aderire a un “complotto” per far cadere l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Colpo di stato ricostruito anche da Edward Luttwak, esperto di geopolitica e da sempre voce in Italia delle amministrazioni Usa e l’inglese Ambrose Evans-Pritchard, uno dei massimi analisti di economia internazionale.
È bene ricordare che l’austerità imposta all’Italia dal 2011 in poi non solo non ha ridotto il debito (il rapporto fra debito pubblico e Pil è aumentato) ma come spiega Micromega, complessivamente, il taglio di spesa tra servizi, protezione sociale e investimenti pubblici è stato di 46,5 miliardi tra 2009 e 2015, di cui 26,5 a partire dal 2011. Nello stesso periodo si è anche avuto un aumento della pressione fiscale legato, tra l’altro, all’aumento dell’IVA (avvenuto tramite due revisioni a rialzo delle aliquote, nel 2011 e nel 2013, per cui la massima è passata dal 20% al 22%). Se venissero imposte nuove misure di austerità per fronteggiare la crisi del coronavirus, l’Italia si ritroverebbe a farne le spese per una crisi di cui non ha colpe. Una stretta che gli italiani difficilmente sopporterebbero.