L’Albania è la chiave di volta per l’egemonizzazione della penisola balcanica. Esercitare un’influenza determinante su questa antica nazione equivale ad ipotecare il controllo sulla cosiddetta “cintura delle Aquile” – il triangolo Tirana-Pristina-Skopje –, la rampa di lancio multidirezionale in grado di proiettare il giocatore di turno simultaneamente in GreciaBulgariaSerbiaBosnia e Adriatico.

L’Albania è, inoltre, un’economia fiorente ed in forte sviluppo, una terra aperta agli investimenti stranieri, ma è, anche e soprattutto, in attesa di aderire all’Unione Europea ed un membro dell’Alleanza Atlantica. La Germania, in ragione del ruolo di potenza-guida dell’Europa e dei punti di cui sopra, sta scommettendo in maniera significativa sul futuro del cuore della cintura delle Aquile.

Roma indietreggia, Berlino avanza

L’Italia continua ad essere il primo mercato di riferimento dell’Albania in termini di import-export, ma la posizione di dominanza commerciale, risultato di vicinanza geografica e trascorsi storici, sta erodendosi con lo scorrere del tempo a favore di una situazione più variegata e riflettente l’emergere di nuove polarità ed equilibri tra Balcani e Adriatico.

I numeri sono autoesplicativi: l’interscambio italo-albanese è in declino costante dal 2017, mentre l’esposizione di Turchia e Cina è aumentata ininterrottamente, senza intervalli, pause o rallentamenti, dal 2005. Fra il 2018 e il 2019, mentre le importazioni da Roma hanno registrato un decremento del 6,3%, quelle da Ankara e Pechino sono cresciute rispettivamente del 14% e dell’11%. Se la tendenza dovesse protrarsi e cristallizzarsi, entro la metà degli anni 2020 l’Italia potrebbe perdere il titolo di primo collaboratore commerciale dell’Albania.

La Germania sta giocando un ruolo-chiave all’interno di questo processo di erosione: è entrata nella classifica dei primi cinque collaboratori commerciali dell’Albania nel 2015, occupando la quarta posizione, e, da allora, ha dimostrato di voler difendere tenacemente tale status di dominanza ascendentale. L’anno scorso, la svolta: l’aumento eccezionale delle esportazioni di prodotti albanesi verso il mercato tedesco – +12,8% rispetto al 2019; il più grande incremento in assoluto fra tutti i partner commerciali di Tirana – accelera la scalata ineluttabile di Berlino, che sale dal quarto al terzo posto.

Gli investimenti

Interscambio commerciale a parte, la Germania sta utilizzando investimenti e diplomazia culturale per aumentare il proprio peso all’interno della scena albanese. In termini di importanza, Berlino è l’undicesimo investitore diretto nel sistema-paese aquilino, dove è presente in maniera particolarmente forte in energia, infrastrutture e turismo; tre settori che il 27 gennaio sono stati oggetto di una serie di accordi.

A fine mese, infatti, è avvenuta una bilaterale a Tirana, fra l’ambasciatore tedesco in loco, Peter Zingraf, e la ministra dell’energia e delle infrastrutture dell’Albania, Belinda Balluku, durante la quale sono stati firmati tre documenti notabili nei campi dell’energia – il ripristino della centrale idroelettrica di Fierza, la più grande del Paese, da parte di specialisti tedeschi –, degli investimenti – l’erogazione da parte tedesca di cinquanta milioni di euro in quattro anni per favorire lo sviluppo regionale integrato e il turismo attraverso il potenziamento della rete infrastrutturale – e dell’ambiente – ovvero supporto nella “gestione sostenibile dei rifiuti”.

A Tirana si parla tedesco (sempre di più)

Vi è, infine, la cultura, una sfera sulla quale la Germania sta puntando molto. Complice il moto migratorio da Tirana a Berlino, a partire dal 2018 le università tedesche riconoscono ufficialmente i titoli di studio del sistema di istruzione superiore albanese e la mobilità studentesca è stata potenziata a mezzo di programmi di scambio.

Al tema si lega la promozione della lingua tedesca, materia di insegnamento ufficiale in sei scuole che partecipano all’Iniziativa Partners per il Futuro e oggetto di interesse crescente da parte della gioventù albanese. Per rendere l’idea delle dimensioni del fenomeno, si pensi che l’Istituto Goethe di Tirana nel 2016 ha dovuto trasferire le proprie attività in un edificio più grande per fronteggiare adeguatamente una domanda in esplosione: quattromila studenti iscritti all’epoca, in aumento del 22% rispetto all’anno precedente.

Trattare con la dovuta accortezza il fattore lingua è fondamentale: le sfere d’influenza si preservano anche attraverso opere di condizionamento e contagio culturale, e l’interesse e la fascinazione di un popolo verso un’idioma sono indicativi dello stato di salute di un legame tra nazioni. La situazione attuale, di nuovo, dovrebbe preoccupare Roma: mentre lingue come inglese, tedesco e turco ottengono seguito, credito e popolarità, negli anni recenti si è assistito a  proteste studentesche contro l’imposizione dell’insegnamento obbligatorio dell’italiano.

L’importanza dell’Albania

L’Albania è la chiave di volta per l’egemonizzazione della penisola balcanica. Esercitare un’influenza determinante su questa antica nazione equivale ad ipotecare il controllo sulla cosiddetta “cintura delle Aquile” – il triangolo Tirana-Pristina-Skopje –, la rampa di lancio multidirezionale in grado di proiettare il giocatore di turno simultaneamente in Grecia, Bulgaria, Serbia, Bosnia e Adriatico.

Chi controlla la cintura delle Aquile decuplica le probabilità di poter costruire una posizione egemonica nei Balcani, i quali, a loro volta, essendo lo storico tallone d’Achille dell’Europa, sono fondamentali per condizionare le dinamiche politiche del Vecchio Continente. È per via di questa ragione, spesso e volentieri incompresa e/o trascurata nel mondo delle analisi geopolitiche, che le grandi potenze regionali ed extraregionali si sono interessate al destino di Tirana, e della sorella Pristina, sin dalla fine della guerra fredda, approfittando degli eventi in Iugoslavia e della perdita di potere ed influenza dello storico garante, l’Italia.

Turchia e Stati Uniti sono i giocatori che hanno saputo capitalizzare maggiormente le dinamiche del dopo-guerre iugoslave, la prima nel contesto dell’espansione neo-ottomana nei Balcani e i secondi nel quadro dell’allargamento dell’Alleanza Atlantica e del contenimento della Serbia (ovvero della Russia), ma alla competizione per il controllo del cuore della cintura delle Aquile sta prendendo parte una moltitudine: Cina, Israele, Iran, petromonarchie del Golfo, Francia, Germania, Vaticano.

L’orizzonte del popolo albanese non sembra parlare italiano, anche e soprattutto a causa di scelte errate, trascuratezza e assenza di lungimiranza da parte della classe dirigente del Bel Paese; il punto è, però, che allontanare Tirana equivale a perdere un avamposto prezioso nell’Adriatico e nei Balcani occidentali: Roma è avvisata.