Chi si occupa di faccende internazionali, nel grande bailamme di questi decenni, ha pochi punti di riferimento. Uno, però, è solido come la rocca di Gibilterra: dove c’è una porcheria c’è anche Bernard Henry-Levy, il miliardario francese con la camicia bianca che da cinquant’anni fa il “nuovo filosofo”. Si batteva per la Cecenia, perché il terrorismo ceceno che ammazza i bambini nelle scuole è brutto però… Incurante dell’arrivo a Grozny dei comandanti sauditi e dei denari del Golfo Persico. Giochicchiava col foulard sulle fosse comuni in Libia, dopo aver sostenuto a spada tratta la meravigliosa idea franco-britannica (con appoggio Nato) di distruggere il Paese. Arrivato il turno della Siria, Bella Camicia auspicava una missione aerea internazionale, che eliminare Assad avrebbe risolto tutti i problemi, come ben vediamo adesso.
Come poteva perdersi Gaza, il nostro filosofo? Uno fa anche volentieri finta di non vederlo e non sentirlo, per provare a ridurre la quantità delle brutture da digerire. Poi, una domenica, dopo anni, compra qualche giornale cartaceo per riscoprire l’effetto che fa e s’imbatte in un’articolo (con rispetto parlando per chi scrive articoli), qualificato come “analisi”, a pagina 3 di La Stampa, giustamente intitolato “Occupazione, carestia, genocidio. Le tre bugie che vanno smontate“. Le virgolette le abbiamo messe noi, non La Stampa, che a quanto pare sposa la tesi che occupazione, carestia e genocidio siano bugie.
Giustamente perché come dargli torto: le argomentazioni di Bernard Henry-Levy sono ferree, inoppugnabili. Perché non c’è occupazione israeliana di Gaza? Perbacco, ma perché lo dice Benjamin Netanyahu! Il quale ha dichiarato a Fox News “non vogliamo tenere Gaza, non vogliamo governare Gaza”. Ora, lasciamo stare il fatto che Netanyahu è un bugiardo seriale, uno che trent’anni fa giurava e spergiurava che l’Iran avrebbe avuto la bomba atomica di lì a pochi giorni, uno che da anni cerca ogni scusa (compresa la guerra e malattie più o meno inventate) per non presentarsi nei tribunali che vogliono processarlo per corruzione, uno che dice che Gaza avrà “un’amministrazione civile”, senza dire di chi ma comunque spiegando che i palestinesi non potranno farne parte.
Quando l’articolo di Levy era ancora fresco di stampa il Governo di Israele (di cui Netanyahu è il premier, ma forse Bella Camicia non lo sa) informava la Casa Bianca di avere l’intenzione di imporre la sovranità dello Stato ebraico sulla Cisgiordania. E poco dopo il Washington Post pubblicava l’anticipazione dell’orrido piano per il futuro di Gaza di cui ancora non si è capito l’autore (data la schifezza del tutto sembra impossibile che non ci abbia messo mano Tony Blair) ma che indubbiamente presuppone la deportazione dei palestinesi e il passaggio del controllo della futura Striscia, con i suoi casinò e le fabbriche di chip, a qualche amico o socio d’affari gradito a Netanyahu. Ma è vero, caro Bernard, il buon Bibi non vuole governare la Striscia.
E poi la fame. Voi non l’avevate capito ma Bella Camicia sì: se a Gaza non si mangia abbastanza, la colpa è delle organizzazioni umanitarie che non si fidano delle truppe di Israele. Ma tu pensa che teste, questi delle Ong: l’Israel Defense Force (IDF) ha ammazzato, dal 7 ottobre 2023 a oggi, 437 operatori umanitari e loro non si fidano. Incredibile. E ogni giorno la stessa IDF ammazza qualche decina di palestinesi in coda per il pane e la farina ma quei bombardamenti, si sa, sono “errori” oppure (meglio ancora) quelli in coda sono tutti terroristi di Hamas. Essendo un artista della menzogna, Levy non si nega il classico passaggio sugli “aiuti saccheggiati da Hamas o da bande di malviventi a questa collegate”. Sono i vezzi distratti dei filosofi miliardari, perché ci sono state due ricerche (una addirittura della stessa IDF e l’altra di Usaid, l’agenzia del Governo americano per la cooperazione allo sviluppo) che hanno smentito queste balle da ufficio stampa di Netanyahu. Ma tant’è, quando Bernard fa la sua “analisi” mica può stare a sottilizzare.
E infine la questione del genocidio. Come fanno tutti i fan dei massacri israeliani, Levy la butta in caciara. L’esercito israeliano manda gli Sms prima di bombardare, porta fuori un po’ di bambini feriti… L’Unicef ci spiega che a Gaza ci sono stati finora 50 mila bambini uccisi o feriti (almeno 18 mila morti) e che i minori nella Striscia vivono “orrori inimmaginabili”, ma certo, qualcuno l’hanno portato fuori a curarsi, che brave persone. Ma il tema non è nemmeno questo. Come InsideOver ha più volte sottolineato (per esempio qui o qui) la questione del genocidio non è discutibile e, ci dispiace per il vecchio nuovo filosofo, nemmeno filosofabile. Il genocidio è una cosa precisa, come spiega la Convenzione contro il genocidio approvata dall’Onu nel 1948 e ratificata anche da Israele. Cioè questo:
“Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religiose, come tale:
a) uccisione di membri del gruppo;
b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;
e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.
Abbuoniamo pure a Israele il “trasferimento forzato di fanciulli”. Ma tutto il resto?
Eppure Bernard Henry-Levy pontifica, scrive “analisi”, la spiega, la racconta. Con la camicia bianca, il foulard e la faccia da … che lo contraddistinguono
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