Le previsioni della vigilia sono state confermate: Lee jae Myung è il nuovo presidente della Corea del Sud (qui la sua storia personale). Dopo aver perso le precedenti elezioni presidenziali con un margine inferiore all’1% contro il suo predecessore Yoon Suk Yeol, aver subito una raffica di incriminazioni penali (che vanno da reati elettorali all’utilizzo improprio di fondi pubblici) ed esser persino sopravvissuto ad un tentativo di assassinio (un attacco con coltello durante un comizio nel 2024), Mr. Lee è pronto a guidare la quarta potenza economica dell’Asia.
Il Financial Times lo ha soprannominato “attaccabrighe di sinistra“, e così facendo ha probabilmente sintetizzato al meglio il background di questo ex operaio di fabbrica che ha fatto campagna elettorale indossando un giubbotto antiproiettile. Toccherà a lui raccogliere la disastrosa eredità lasciata da Yoon e normalizzare una società polarizzata: non sarà un compito facile visto che la Corea del Sud è divisa, lacerata, frammentata.
Mentre i suoi sostenitori lo considerano un combattente pronto a smantellare, pezzo per pezzo, i resti del vecchio ordine conservatore nazionale, i critici lo descrivono come un pericoloso demagogo che fa leva sulla maggioranza parlamentare del Partito Democratico per intimidire ministri, procuratori e giudici con minacce di impeachment.

Polarizzazione politica
Alle ultime elezioni presidenziali l’offerta politica sudcoreana era a dir poco particolare. Chi non voleva votare per l’ “attaccabrighe di sinistra” poteva sempre puntare sul conservatore Kim Moon Soo, del Partito del Potere Popolare dell’ex leader Yoon, oppure sul 40enne Lee Jun Seok, conservatore fiscale del Nuovo Partito Riformista – con un programma di deregolamentazione che alcuni paragonavano a quello di Elon Musk – che ha cavalcato l’onda del malcontento maschile.
Lee, un uomo cresciuto in povertà, e che all’età di 13 anni ha riportato una lesione permanente quando il suo braccio è rimasto schiacciato in una macchina nella fabbrica di guanti da baseball in cui lavorava, nel 2022 aveva dichiarato la sua ambizione di diventare un “Bernie Sanders di successo“. “Conosco meglio di chiunque altro i danni delle ritorsioni politiche. Ecco perché credo di essere la persona giusta per porre fine alla politica divisiva”, aveva detto ai giornalisti pochi giorni prima di vincere la tornata elettorale.
Ci sono però seri dubbi sul futuro politico di Lee: si è riposizionato al centro della scena per cancellare l’immagine di tribuno populista della sinistra oppure la virata moderata è soltanto una strategia usata in campagna elettorale?

Un futuro incerto
Come detto, la carriera politica di Lee è stata contrassegnata da frequenti problemi con la legge (problemi che si sono intensificati dopo l’elezione di Yoon). I casi più recenti includono incriminazioni per uso improprio di fondi pubblici, false dichiarazioni durante una campagna elettorale e coinvolgimento in un fantomatico piano per dirottare denaro verso la Corea del Nord attraverso un produttore di biancheria intima così da ottenere un invito a Pyongyang. Lee, che nega tutte le accuse a suo carico, non dovrebbe essere condannato per nessuna delle accuse in quanto presidente.
In ogni caso Mr. Lee è diverso rispetto ai suoi omologhi progressisti. “I precedenti presidenti di sinistra tendevano ad essere persone gentili e colte, che cercavano senza successo di elevarsi al di sopra della turbolenta situazione politica coreana. Il fatto che Lee sia un attaccabrighe è intrinseco al suo fascino“, ha scritto John Lee, analista di Korea Pro.
Storicamente i presidenti di sinistra della Corea del Sud sono sempre stati scettici rispetto alle loro controparti conservatrici riguardo alla cooperazione con gli Stati Uniti e il Giappone, e particolarmente favorevoli all’apertura con la Corea del Nord e la Cina. Ebbene, Lee è stato accusato dai suoi oppositori di essere un “leccapiedi filo-cinese“, il tutto per aver insistito sul fatto che Seoul non ha alcun interesse diretto nell’esito di una potenziale invasione cinese di Taiwan. “Non dovremmo trascurare i rapporti con la Cina o la Russia. Non c’è bisogno di adottare un approccio inutilmente ostile come quello attuale”: parola di Lee.
Il futuro della Corea del Sud, quarta economia dell’Asia, dipenderà dalle politiche che sceglierà di adottare Lee. InsideOver continuerà a raccontarti tutto quello che succederà nella penisola coreana. Segui InsideOver, unisciti a noi, abbonati oggi!


