La geopolitica della corsa allo spazio
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Il presidente americano Donald Trump ha firmato il provvedimento che conferma l’imposizione di dazi alle importazioni di acciaio e alluminio. Una decisione che sembra aver unito nel dissenso il resto del mondo.

Dazi per tutelare la sicurezza nazionale

È dunque confermato quello che era stato già preannunciato in campagna elettorale dallo stesso Donald Trump. I dazi si applicheranno e saranno del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio. Secondo il tycoon si tratta di ragioni relative alla sicurezza nazionale del Paese e quindi non sono ammessi ripensamenti o compromessi. Secondo il ragionamento esposto da Trump infatti “acciaio e alluminio vengono impiegati dall’industria bellica e la dipendenza da Paesi stranieri metterebbe il Paese nella impossibilità di difendersi in caso di conflitto armato”. Così riporta ilSole24Ore.

Queste misure saranno applicate con alcune eccezioni ancora da definire. Ne rimarranno probabilmente esenti Canada e Messico, a condizione che i due Paesi siano disposti a rinegoziare l’accordo di libero scambio con Washington, il Nafta. Leggermente diverso è invece il discorso che coinvolge l’Unione europea.

Gli alleati atlantici devono rispettare la spesa Nato

Donald Trump non ha infatti chiuso completamente le porte a Bruxelles, lasciando aperta la possibilità di conformarsi alle richieste americane per evitare il “pedaggio”. Il tycoon ha dichiarato infatti che i paesi considerati “veri amici” sono quelli che rispettano il target di spesa fissato per la Nato, ovvero il 2% del Pil. In sostanza o gli alleati atlantici si adeguano a rispettare il parametro di spesa oppure saranno colpiti dai dazi. In realtà la situazione per gli stati membri dell’Unione è ancora più complicata.

La legislazione comunitaria prevede infatti che sia di esclusiva competenza di Bruxelles la politica commerciale dei Paesi Ue. Un vincolo legislativo che in pratica ingabbia i paesi del Vecchio continente a cadere tutti nella stessa rete, anche se arrivassero a soddisfare le richieste di Donald Trump.

Il Ttip sarebbe stato molto più doloroso dei dazi

Tuttavia i dazi saranno così dolorosi per l’Europa e l’Italia? Facciamo un passo indietro. Era il 2015 quando la Commissione europea stava lavorando per portare a termine insieme agli Stati Uniti il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti, meglio conosciuto come Ttip. Si trattava di un accordo commerciale tra i due blocchi volto alla totale eliminazione di dazi doganali e barriere commerciali oltre che all’omologazione degli standard applicati per i prodotti, le regole sanitarie e fitosanitarie. In pratica il contrario dei dazi applicati oggi da Trump.

Quel trattato voluto dalla presidenza Obama e acclamato da alcune personalità politiche europee, come l’allora premier italiano Matteo Renzi, si è poi arenato in Commissione. I motivi? “L’accordo comporta una riduzione delle garanzie e una mancanza di tutela per i diritti dei lavoratori”, aveva detto Joseph Stiglitz premio Nobel per l’economia. Ma non solo.

L’Istituto Weblen di Parigi aveva condotto uno studio che dimostrava come le piccole e medie imprese europee che esportano negli Stati Uniti siano in realtà solo lo 0.7% del totale. Un dato che in Italia aveva particolarmente allarmato considerato che il tessuto economico del Belpaese è composto per la maggior parte da Pmi (che danno lavoro al 70% degli italiani occupati).

I dazi americani sono una guerra contro la Germania

Se l’abbattimento dei dazi doganali sarebbe stato dunque dannoso per l’Europa e l’Italia, il processo inverso non dovrebbe, al contrario, preoccupare troppo. L’Italia per esempio predilige il commercio intraeuropeo rispetto a quello oltreoceano e le due destinazioni preferite dell’export italiano sono appunto Francia e Germania. È invece quest’ultima la vera grande danneggiata del provvedimento Trump.

Berlino, oltre a essere la terza più grande economia di esportazione al mondo, ha proprio negli Stati Uniti la sua destinazione privilegiata. 118 miliardi di euro è infatti la cifra annuale raggiunta dalle esportazione tedesche verso l’altra sponda dell’Atlantico. Di cui ben 23 miliardi del settore “automobili” e quasi 4 miliardi di euro annui del settore aerospaziale sono destinati all’export verso gli Stati Uniti. Proprio quei settori che sarebbero colpiti dai dazi di Trump. La guerra commerciale in atto è dunque esclusivamente tra Stati Uniti e Germania, come tra l’altro Trump aveva da tempo preannunciato. Dipenderà ora da Berlino se trascinare con sé, ancora una volta, tutto il resto dell’Europa. 

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