“Il folle Jack Smith ha chiesto che il processo per l’incriminazione voluta da Biden si svolga a partire dal 2 gennaio, poco prima degli importanti caucus dell’Iowa”: con queste parole l’ex presidente Usa Donald Trump si è scagliato dalla piazza social di Truth contro la proposta del procuratore speciale.

Il caucus dell’Iowa e la riforma delle primarie

Il tycoon, infatti, contesta non solo la collocazione del processo all’indomani del Capodanno, ma la sua sovrapposizione con un appuntamento chiave per il destino delle primarie, non solo nel Gop. A complicare le cose contribuisce la riforma del calendario delle primarie progettata e ottenuta dal presidente Joe Biden: uno stravolgimento della scaletta del voto che ha puntato a fare della Carolina del Sud il primo Stato tra quelli chiamati alle primarie (il 3 febbraio 2024) e che ha scacciato l’Iowa dal suo influente primo posto. Un progetto volto a fare in modo che le scelte degli elettori neri, il blocco elettorale più affidabile, vengano messe in risalto affinché siano il timone del voto nazionale. Questo grande cambiamento ha lasciato all’Iowa la sola possibilità di tenere il caucus repubblicano il 15 di gennaio, nel giorno dedicato a Martin Luther King Jr., e ad una manciata di giorni dal presunto inizio del processo a Trump. I caucus sono meeting degli alti papaveri di partito, all’interno dei quali si scrivono linee guida e si scelgono i candidati: in Iowa hanno sempre rappresentante una particolare liturgia democratica, a metà strada tra l’informalità e il folklore. Sebbene lo Stato non rivesta una grande incisività nelle vicende del Paese, da tempo immemore possiede il ruolo di fiamma pilota delle primarie. Ancora nessuna notizia sul fronte dem: l’asinello potrebbe, infatti, tenere il suo caucus in Iowa non prima di marzo.

La richiesta di un processo rapido

“Solo un pazzo fuori dal mondo può proporre una data del genere, il giorno dopo Capodanno e con il massimo di interferenze elettorali con l’Iowa”, ha aggiunto Trump nel suo post. Nella mozione presentata alla giudice Tanya Chutkan i procuratori dell’ufficio di Smith hanno argomentato che il 2 gennaio risponderebbe al forte interesse pubblico nell’avere un processo veloce, garantito dalla Costituzione e dalle leggi federali in tutti i casi, ma in particolare in questo dove l’imputato, è accusato di aver complottato per ribaltare i legittimi risultati delle elezioni presidenziali del 2020, ostacolato la certificazione dei risultati e invalidato i legittimi voti dei cittadini. La squadra di Smith è senza dubbio alla ricerca di un processo lampo, soprattutto per distanziarsi dall’accusa del tentativo di macchiare il percorso elettorale del prossimo anno. Trump continua a sostenere un passo più lento, avendo proposto già, senza successo, lo spostamento del processo a dopo le elezioni del novembre 2024.

La crociata contro la giudice Chutkan

La battaglia dell’ex presidente non è esclusivamente contro Smith ma anche contro Chutkan: la scorsa settimana Trump aveva annunciato di voler chiedere la ricusazione della giudice assegnata al processo. “Non c’è modo che io possa ottenere un giusto processo con la giudice assegnata al ridicolo caso sulla libertà di espressione/giuste elezioni. Lo sanno tutti, e lo sa pure lei”, aveva tuonato da Truth, riferendosi a Chutkan, nominata dall’ex presidente Barack Obama.

L’incumbent aveva chiesto una ricusazione di questa giudice, minacciando la richiesta aggiuntiva di riassegnazione del tribunale giudicante. Nel novembre 2021, Chutkan aveva già formulato un pronunciamento contro Trump nel contesto dei ricorsi post-elettorali dell’ex presidente, affermando che “i presidenti non sono monarchi”. Negli ultimi anni, inoltre, la giudice ha pronunciato numerose e difficili sentenze di condanna a carico di sostenitori dell’ex presidente, complici nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Chutkan ha inoltre fissato la deadline del 28 agosto per decidere la data definitiva di inizio processo.

L’incognita dell’ordine restrittivo

Proprio nella giornata di oggi, invece, la giudice terrà la sua prima udienza sul caso di sovversione elettorale, al fine di decidere il destino dell’ordine restrittivo che limiterebbe la divulgazione pubblica delle prove del caso, di cui il team di Trump afferma di aver bisogno per potersi preparare al processo, approfondendo quante settimane richieda la preparazione di una giusta difesa. L’obiezione che il legali di Trump oppongono è che questi limiti siano troppo restrittivi e che dunque possano violare il Primo Emendamento.

I pubblici ministeri, invece, seguitano ad affermare di stare utilizzando standard previsti nei casi federali penali in quel di Washington DC: i limiti imposti sarebbero particolarmente necessari a causa dell’utilizzo distorto dei social che da sempre contraddistingue l’operato di Trump, ovvero l’attacco diretto a testimoni, giudici al fine di spostare il processo dai tribunali all’agorà mediatica, ove si sente più forte. Come rileva il Washington Post, Chutkan starebbe seguendo uno schema molto simile a quello del giudice Ailee Cannon: la sua sentenza, infatti, è giunta esattamente otto giorni dall’accusa di Trump a Washington. Cannon aveva fatto lo stesso in seguito all’incriminazione dell’ex presidente in Florida, a proposito dei file classificati che il tycoon avrebbe trattenuto nella sua villa di Mar-a -Lago.