Dal presidio temporaneo alla presenza permanente: Israele consolida la sua posizione nel sud della Siria

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Politica /

Il 9 settembre 2026 il primo ministro Benjamin Netanyahu si è recato presso il lato siriano del monte Hermon, accompagnato dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz. Nel corso della visita entrambi i rappresentanti del governo israeliano hanno lasciato intendere, senza troppi giri di parole, che la presenza israeliana sarà salda e stabile sul territorio, infrangendo con poche parole le precedenti dichiarazioni sulla natura temporanea della presenza israeliana. 

L’evento si configura infatti come una dichiarazione di permanenza consolidata, accentuata dalle minacce velate che i due esponenti israeliani rivolgono al governo siriano, accennando con provocazione alla prossimità delle basi militari ebraiche con la sede istituzionale del presidente siriano.

“Da qui difendiamo le comunità delle Alture del Golan e della Galilea, teniamo d’occhio la roccaforte di Hezbollah nella Beka’a libanese e inviamo un messaggio molto forte e chiaro al presidente della Siria che siede a 35 chilometri di distanza nel palazzo di Damasco: siamo qui sull’Hermon, siamo nella zona di sicurezza e non ci muoviamo da qui per proteggere dalle minacce di qualsiasi elemento jihadista da questa parte del confine o dal sistema siriano stesso”.

La risposta di Damasco non si è fatta attendere: il ministro degli esteri della Repubblica Araba siriana ha fortemente condannato la violazione della sovranità statale del Paese e, con lui, altri organismi internazionali hanno denunciato la violazione dell’integrità territoriale siriana.

Dalla caduta di Assad all’ingresso nella buffer zone

Ma come ci è finito un contingente israeliano nel sud della Siria? La risposta si trova nella storia recente, quando con la caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, avvenuta durante un’offensiva guidata da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), le forze militari siriane hanno ritirato le loro truppe dalla Siria meridionale. Il vuoto militare siriano ha favorito indirettamente l’avanzata di Israele, vincolato dal 1974 all’Accordo di Disimpegno siglato dopo la guerra dello Yom Kippur con il quale si era identificata, sotto l’egida ONU, una zona cuscinetto demilitarizzata (buffer zone) di circa 400km² tra la Siria e le alture del Golan occupate dallo Stato ebraico.

Subito dopo la caduta del regime Assad, le forze armate israeliane (IDF) sono penetrate nella zona cuscinetto, prendendo possesso effettivo di un’area che Israele dice corrispondere allo 0,1% dell’intero territorio siriano. Da lì, le incursioni israeliane sono andate allargandosi, raggiungendo le province di Quneitra e Daraa più a est ed infrangendo l’accordo stipulato negli anni ’70.

Per muoversi così internamente, Israele avrebbe giustificato il proprio ingresso con l’intenzione di proteggere il Golan da eventuali attacchi transfrontalieri. Inoltre, la nuova amministrazione siriana sembra non convincere per niente il governo israeliano, nonostante Ahmed al-Sharaa, cui profilo e percorso professionale generano non pochi sospetti, abbia dichiarato di aver reciso qualunque legame con correnti estremiste. In aggiunta a queste motivazioni, Israele sembrerebbe voler portare a termine il processo di smilitarizzazione nella Siria sud-occidentale con l’intento di “liberare la zona da armi e minacce”, ma soprattutto vuole bloccare le rotte attraverso le quali l’Iran rifornirebbe militarmente il movimento sciita filo-iraniano in Libano, Hezbollah.  

La presenza temporanea diventa permanente

Quando l’esercito israeliano ha valicato la zona cuscinetto, lo ha fatto asserendo che si sarebbe trattata di un’operazione di emergenza per mettere in sicurezza il confine e proteggere i cittadini, negando una qualsiasi aspirazione territoriale in Siria.

Tuttavia, nel marzo del 2025, sempre durante una visita al Monte Hermon, il ministro Katz pronuncia intenzioni diverse da quelle preannunciate nel 2024, dichiarando che “l’IDF è pronto a rimanere in Siria per un tempo illimitato”, mentre nel novembre dello stesso anno i report UNDOF confermano l’installazione di 10 basi fisse dell’IDF, 6 nella buffer zone e 4 all’interno del territorio siriano, e 9 postazioni fortificate.

Le dichiarazioni di ieri rappresentano dunque una continuità operativa e strategica con le intenzioni espresse nel 2025 dal ministero israeliano. 

Nel frattempo, il Sijil Center, organizzazione siriana che monitora le violazioni israeliane, rileva che solamente nei primi mesi del 2026 la frequenza delle incursioni ha raggiunto una media di 48 a settimana, mentre la Commissione ONU attribuisce alle stesse un carattere sempre più “sostenuto e radicato”, come si evince anche dai prelievi forzati di civili siriani, talvolta minori, che vengono trasferiti coattamente oltre il confine e detenuti. Anche in questo caso, la perquisizione dei civili avviene in un più ampio piano di deterrenza da potenziali minacce, bloccando individui sospetti di coinvolgimenti terroristici secondo criteri arbitrari e illegali.  Le stesse Nazioni Unite qualificano la presenza israeliana come un’occupazione belligerante e riconoscono una forte violazione del diritto internazionale nelle pratiche effettuate dall’IDF in quanto si potrebbero ritenere prive di legittimità giuridica. 

A quasi due anni dalla caduta del regime di Assad e dal progressivo insediamento israeliano, le criticità non riguardano più soltanto l’ingresso delle forze israeliane nella buffer zone, quanto piuttosto la loro permanenza e la noncuranza con cui Israele sembra affrontare i reclami della comunità internazionale in un contesto di isolamento politico.

Fonti

https://www.dw.com/en/syria-israel-military-expansion-golan-heights-bashar-assad/a-78435811


https://www.france24.com/en/middle-east/20260910-netanyahu-visits-troops-occupied-syria-damascus-slams-blatant-violation-sovereignty

https://www.ohchr.org/en/statements-and-speeches/2026/09/statement-independent-international-commission-inquiry-syrian-arab


https://www.reuters.com/world/middle-east/some-israeli-actions-syria-may-amount-war-crimes-un-probe-says-2026-09-08/


https://sijil-sy.org


https://www.theguardian.com/world/2025/mar/12/israel-to-occupy-syrian-southern-territory-for-unlimited-time-says-minister