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La Sicilia è un’isola che somma una storia e una cultura millenaria a una posizione di centralità nel Mediterraneo che ha permesso l’avvicendarsi di popoli e culture sulle sue sponde. Fenici, cartaginesi, greci, romani, arabi, normanni hanno plasmato per secoli la Sicilia, entrata poi nel gioco delle grandi potenze, contesa tra francesi e spagnoli, dominata a lungo dai sovrani iberici, divenuta osservata speciale dell’Inghilterra nella fase dell’unità d’Italia e, più vicino ai giorni nostri, centrale per la strategia statunitense nel Mediterraneo.

I tempi lunghi della geografia, notava Fernand Braudel, sono destinati a influenzare i popoli oltre il ciclo di avvicendamento tra civiltà, imperi e nazioni: questa legge sembra applicarsi in maniera completa alla Sicilia, da sempre fondamentale per qualsiasi potenza che avesse tra i suoi obiettivi il controllo del Mediterraneo. Anche nel XXI secolo, nel mondo globalizzato, è così. E oggigiorno sono numerose importanti infrastrutture, alcune delle quali apparentemente immateriali, a rendere fondamentale la Sicilia per le dinamiche del Mediterraneo: l’isola è un fondamentale hub di transito e controllo per i dati, “il petrolio del XXI secolo”.

Il Muos di Niscemi: un centro di controllo satellitare nel cuore della Sicilia

Infrastrutture, bisogna ricordarlo, che in larga parte hanno come controllore di ultima istanza gli Stati Uniti, che sulla Sicilia hanno, sotto il profilo geopolitico, una sorta di protettorato. E, per l’opinione pubblica nazionale italiana, nulla esemplifica meglio l’importanza della Sicilia per Washington delle imponenti antenne della stazione per le trasmissioni radio navali di Niscemi (Il cui acronimo in inglese è Nrts), situato nel comune in provincia di Caltanissetta, nella Sicilia meridionale.

Sulla centrale di telecomunicazioni costruita nel 1991 è stata, negli ultimi anni, impiantata una delle quattro stazioni di controllo della rete satellitare da osservazione Muos (Mobile User Objective System), che come scritto da Franco Iacch ” è stato concepito come un sistema onnipresente. Ogni satellite si interfaccia costantemente con due stazioni di terra. La seconda opzione riduce un’improvvisa interruzione di trasmissione causata dalla possibile perdita del segnale di un satellite con una delle due stazioni”. Ciò garantisce che “soldati e piattaforme sul campo dispongano sempre ed in qualsiasi parte del mondo di una connessione stabile ad alta velocità, senza la necessità fisica di una cella, così come avviene per i cellulari”.

Dopo anni di lavoro e 7 miliardi di dollari di spesa, la stazione Muos di Niscemi è divenuta ufficialmente operativa nel novembre 2016. L’elevata importanza strategica dell’infrastruttura per la proiezione globale statunitense rende, realisticamente, poco credibile che i movimenti No Muos sorti sul territorio siciliano possano sul medio periodo influenzare la traiettoria geopolitica dell’isola. Decisa, in larga misura, fuori dalle sue coste.

Cavi e traffico dati: l’infrastruttura “invisibile”

Oltre il campo delle infrastrutture visibili, c’è un mondo sommerso che ha il suo fulcro proprio in Sicilia. “Un asset fondamentale con sedi operative a Palermo e Catania. Si chiama Sicily Hub“, ha scritto Piero Messina sul numero di Limes dell’aprile 2017. “Il cuore di Internet per mezzo pianeta. Per i professionisti del settore si tratta di un Internet Exchange Point ed è stato realizzato da Sparkle”, società controllata al 100% da Telecom Italia.

Lo hub siciliano, a livello europeo, si unisce a una ristretta cerchia: Francoforte, Amsterdam, Marsiglia, Londra. La scelta della Sicilia, secondo Messina, non è casuale: “Qua passano i cavi sottomarini del traffico dati generato in Africa, Medio Oriente e Asia. […] La Sicilia è un nodo strategico di straordinaria importanza nella guerra dei terabytes. Dai nodi di Palermo, Trapani, Mazara e Catania si collegano 16 cavi transcontinentali”, che arrivano a raggiungere gli Stati Uniti oltre Atlantico e Israele, Turchia, Grecia, Malta oltre il Mediterraneo, proseguendo poi, come detto, verso l’Africa e l’Oriente. Telecom Sparkle, inoltre, è socia nel consorzio che sta lavorando al SEA-ME-WE 5, arteria da 20mila chilometri (24 Terabit per secondo di capacità di trasporto), che unirà la Francia a Singapore, passando per Catania. 

Su queste fibre passerà ogni genere d’informazione: transazioni finanziarie, messaggi di intelligence, comunicazioni di gruppi terroristici e organizzazioni criminali, comunicazioni diplomatiche. Una risorsa che, chiaramente, aumenta ulteriormente il valore geopolitico dell’isola.

Il controllo dei dati passa per la Sicilia

Una miniera di dati, dunque, attraversa le sponde della Sicilia diventandone tessuto connettivo, fibra vitale. Controllare questo organismo diviene una questione di cruciale rilevanza geopolitica. Non è un caso che negli ultimi mesi l’Italia, con Cassa Depositi e Prestiti, stia giocando di sponda con gli Stati Uniti, rappresentati dal fondo Elliott, per estromettere i francesi di Vivendi dalla guida effettiva di Telecom Italia. Sulle telecomunicazioni, la cabina di regia italo-americana per il Mediterraneo sembra funzionare.

Altre potenze, tuttavia, non mancano di osservare la realtà siciliana. “Stiamo vedendo un’attività subacquea russa in prossimità di cavi sottomarini come non credo abbiamo mai visto prima”, ha detto nel dicembre scorso il comandante delle forze sottomarine della Nato, Andrew Lennon, al Washington Post: “La Russia — aggiunge — si sta chiaramente interessando alle infrastrutture sottomarine delle nazioni Nato”.

” L’apparente attenzione dei russi sui cavi che forniscono connessioni Internet e altre comunicazioni verso il Nord America e l’Europa, potrebbe dare al Cremlino il potere di tagliare o attingere a linee dati vitali, hanno detto vari funzionari”, citati da Formiche. “L’Alleanza Atlantica ha deciso di attivare sistemi di monitoraggio costante che coinvolgono sia il cyber warfare, considerato le scenario di confronto futuro con Mosca, sia osservazioni dirette attraverso unità navali e aerei specializzati nell’intercettazione dei sommergibili come i P-8 Poseidon”.

La Cina, invece, in passato ha provato, senza successo, a investire nello sviluppo dell’aeroporto di Enna per mettere piede in Sicilia. Ma il futuro potrebbe riservare grandi opportunità sul versante delle telecomunicazioni all’Impero di Mezzo: l’interesse di Huawei per la rete italiana 5G implica, di conseguenza, un intervento nel decisivo scenario siciliano.

Una storia che la Sicilia continua a subire

Come ha scritto Mauro Indelicato, “La Sicilia rimane centrale nella storia del Mediterraneo, ma è una storia che al momento si limita a subire: mentre la sua economia arranca e la sua società tiene a stento, gli equilibri mondiali vengono quasi decisi tra installazioni montate in piena campagna o sui cieli azzurri che si rispecchiano in un mare sempre più trafficato”. E questo è un grande peccato. Rovesciando un famoso detto sui Balcani, l’isola digerisce più storia di quanta ne riesca, oggigiorno, a produrre.

E così la somma delle problematiche locali e lo scollamento del Paese frenano l’ascesa della Sicilia. Ascesa che un governo italiano dovrebbe favorire con investimenti mirati e piani d’azione, rafforzando la resilienza tra la sua più importante hub nel Mediterraneo, mare in cui si decide il futuro del Paese sotto il profilo economico e politico. Cercando di diventare soggetto in un gioco che vede una sua regione essere, per ora, oggetto a sovranità limitata. Ogni discorso sul futuro ruolo internazionale dell’Italia dovrà partire dalla conquista di una voce in capitolo nelle dinamiche che rendono la Sicilia così importante. E che a Roma sono ignorate o, forse, addirittura misconosciute.

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