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La Cina è al lavoro per ampliare il suo avamposto nel Gibuti, nello strategico Stato africano situato nel Corno d’Africa e a due passi dalla bocca meridionale del Mar Rosso. I tecnici di Pechino hanno realizzato nuove strutture e un grande molo, mentre un secondo è attualmente in fase di preparazione. Come sottolinea Il Corriere della Sera, osservando alcune immagini satellitari diffuse su Twitter è possibile verificare direttamente l’operato del Dragone.

In particolare, si notano escavatori lavorare su una striscia di terra bonificata, la quale potrebbe fungere da banchina o essere un secondo molo di grandi dimensioni, capace di incrementare significativamente la capacità navale della base. La sensazione è che la risposta esatta possa essere la seconda, visto e considerando l’importanza di quell’area, che offre l’accesso a quattro zone sensibili: Golfo Persico, Golfo di Aden, Mare Arabico e Oceano Indiano.

Ampliando la sua base, la Cina lancia un segnale ben preciso a tutti i suoi concorrenti. Già, perché a detta dell’esperto H.I. Sutton, un molo più grande, in linea teorica, potrebbe ospitare portaerei, portaerei d’assalto, navi da guerra di grandi dimensioni e perfino sottomarini d’attacco nucleari. Altro particolare da non tralasciare: nella zona è attesa una task force cinese, la cui partenza è stata annunciata nei giorni scorsi.

Pechino espande la base in Gibuti

Il Gibuti è un piccolo Paese ma molto appetitoso. Ospita diverse basi, fra cui quelle di Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Cina. Pechino ha inaugurato il suo stabilimento nel 2017, fin qui utilizzato come punto di riferimento dalle navi coinvolte nelle varie missioni antipirateria e in quelle di protezione delle imbarcazioni petrolifere.

Eppure gli Stati Uniti sono preoccupati da diversi anni. A detta di Washington, Pechino avrebbe strani piani per la testa. Già, perché lo stabilimento cinese dista circa 7 miglia dalla base della Us Navy a Camp Lemonnier, l’unica base permanente dell’esercito americano presente in Africa e attiva dal 2001. Non solo: la struttura cinese è a meno di 5 miglia dal porto di Gibuti, un punto d’attracco frequentato spesso tanto dalla marina americana quanto dalle navi da guerra europee. Ricordiamo che nel 2018 il Dipartimento della Difesa Usa si è formalmente lamentato con il governo cinese riguardo alcuni laser diretti verso gli aerei della base statunitense.

Attività cinesi

Al momento si possono solo fare ipotesi su come la Cina intenderà usare questa base. Una cosa è certa: considerando il significativo investimento appare improbabile che il Dragone scelga di utilizzare la struttura solo per un uso occasionale. Come se non bastasse, il gigante asiatico è molto attivo anche nell’Oceano Indiano e, più in generale, in tutto il Sud Est asiatico. Lo stesso Sutton ha sottolineato come Pechino potrebbe presto sondare il terreno per inaugurare nuove sedi di riferimento in Pakistan e in Myanmar.

Ma non è finita qui, perché un’altra foto – e qui c’è la certezza – mostra come la Cina si sia allargata anche presso l’isola di Feydhoo Finolhu, nelle Maldive. Quest’isoletta  è stata affittata nel 2016 per 50 anni da una compagnia cinese, la quale ha avviato lavori di allargamento. Le foto satellitari mostrano come l’atollo sia stato ingrandito con terra di riporto e altro materiale. A preoccuparsi delle attività cinesi non ci sono solo gli Stati Uniti; a ruota, dietro alle perplessità del Pentagono, troviamo anche India e Australia.

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