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Se un anno fa l’efficienza dell’intelligence americana era stata messa a dura prova dalla pandemia di Sars-CoV-2, adesso, all’orizzonte, ecco stagliarsi una nuova vicenda che rischia di affossare ulteriormente l’immagine dei servizi statunitensi. Stiamo parlando del caso Afghanistan, della caduta del governo supportato da Washington e della conseguente ascesa dei Talebani.

Per quanto riguarda il Covid, Foreign Policy aveva pubblicato un articolo dal titolo emblematico: Il coronavirus è il peggior fallimento dell’intelligence nella storia americana. La spiegazione era ancor più pungente. Il politologo Micah Zenko aveva scritto che nel recente passato gli Stati Uniti non si sarebbero mai lasciati cogliere di sorpresa da un evento del genere. Al contrario, la pandemia ha colto di sorpresa quello che fino a pochi anni fa era considerato il “Paese numero uno al mondo”, nonché il più preparato ad affrontare ogni minaccia e prevenire pericoli grazie al suo eccellente lavoro di spionaggio.

Questa narrazione, a dire il vero, si era già incrinata l’11 settembre 2001, quando gli attentati terroristici contro il World Trade Center e il Pentagono avevano demolito la parte più superficiale della corazza Usa. L’avvento a sorpresa del Sars-CoV-2 non ha fatto altro che aggravare la situazione, mentre il goffo errore di calcolo in Afghanistan ha demolito quel poco di credibilità rimasto intatto.

Il primo fallimento: la pandemia di Covid-19

Senza tornare troppo indietro nel tempo, la recente storia dell’intelligence americana è contornata di fallimenti più o meno gravi. Partiamo con la pandemia di Covid. La quale, secondo gran parte dei media americani, non sarebbe altro che l’indizio più evidente di come i servizi Usa siano stati letteralmente fatti a pezzi da quelli cinesi. Del resto, già nel 2017, il New York Times evidenziava un aspetto non da poco con un articolo intitolato Uccidere informatori della Cia. La Cina ha paralizzato le operazioni di spionaggio americane.

La prova più eclatante del mal funzionamento dell’intelligence Usa arriverà qualche anno dopo, alla fine del 2019. A dicembre, in Cina, appaiono i primi casi di pazienti contagiati da Covid, anche se nessuno, ufficialmente, sa che quelle persone hanno appena contratto un virus che avrebbe cambiato per sempre il mondo intero. Non solo: nessuno sa che, ormai da mesi, a Wuhan, nello Hubei, circola una strana sindrome respiratoria molto simile alla Sars. La ricostruzione americana fa risalire le prime notizie su questa misteriosa malattia tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre 2019, ovvero prima che l’opinione pubblica accendesse i riflettori sul Sars-CoV-2. Ricordiamo che, da sempre, Washington ha potuto contrare su una rete di spie dislocate in Cina.

Tornando ai giorni nostri, la fonte principale dalla quale gli Stati Uniti hanno attinto informazioni sul Covid era un anonimo cinese che, per motivazioni professionali, sarebbe stato in grado di entrare nel laboratorio di Wuhan. Solo che, dall’avvento di Xi Jinping (2013), il controspionaggio cinese ha distrutto la ragnatela di Washington, creando non pochi problemi agli Usa. Da questo punto di vista, non è da escludere (è questa una delle ipotesi più plausibili) che le notizie sul Covid filtrate dall’anonimo cinese fossero a loro volta filtrate da Pechino per mettere fuori strada gli Stati Uniti. Almeno in un primo momento, infatti, l’America si era fidata della versione secondo la quale il Covid non sarebbe stato altro che una banale influenza. La situazione è precipitata quando il mondo ha iniziato a fare i conti con la pandemia. La fonte Usa sparisce dai radar e la Casa Bianca brancola nel buio. I servizi americani non sanno più a chi affidarsi: ecco il loro primo, recente fallimento.

Il secondo fallimento: l’Afghanistan e i Talebani

Arriviamo quindi alla debacle afghana. Negli Stati Uniti, molti esponenti democratici e repubblicani hanno puntato il dito contro l’intelligence, incolpando i servizi nazionali del fallimento andato in scena in Afghanistan. Il ritornello è sempre il solito: a causa di calcoli errati l’America ha sottovalutato i Talebani e sopravvalutato la determinazione del governo afghano. Ma la colpa è veramente da imputare ai servizi Usa?

A quanto pare, secondo alcune fonti, l’amministrazione Biden era stata informata di quanto sarebbe potuto accadere a Kabul e dintorni, e cioè che i talebani sarebbero presto riusciti a conquistare il potere nel giro di poche settimane. Insomma, nonostante già da luglio gli 007 americani avessero trasmesso vari rapporti alla Casa Bianca sugli scenari futuri, nessuno, Biden compreso, li avrebbe considerati a dovere. Risultato: un altro fallimento dopo quello relativo al Covid. Per quale motivo? Difficile dare una risposta certa: inefficienza dei servizi o troppo lassismo da parte del governo americano? La sensazione è che in seno ai servizi Usa possano esserci delle sacche di resistenza nei confronti del braccio politico nazionale. D’altronde sia Trump che Biden sembrano avere problemi a relazionarsi con gli apparati.