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La cooperazione franco-tedesca in termini di ricerca della leadership nei settori strategici per l’Europa sta conoscendo negli ultimi tempi una serie di scacchi. E racconta delle prospettive strategiche incerte di quello che spesso è stato presentato come un “motore” della potenza europea rivelatosi, invero, assai ingolfato.

I problemi del cloud europeo

Politico.eu di recente ha pubblicato un’ampia indagine sulle problematiche del progetto di cloud sovrano europeo Gaia-X. Pensato da Emmanuel Macron e Angela Merkel e presentato ufficialmente nel 2019 a Dortmund dal ministro tedesco degli Affari economici, Peter Altmaier e del suo omologo francese, Bruno Le Maire con l’obiettivo di creare un cloud sovrano europeo, una piattaforma unica per la gestione dei dati all’interno dell’Unione Europea, facendo avanzare la competitività del Vecchio Continente, Gaia-X è al palo.

Nota Politico.eu che “nonostante un mercato in rapida crescita per i servizi di cloud computing alla base di Internet, la quota globale dei provider cloud europei 
ha continuato a diminuire , sminuita dal predominio di Amazon, Microsoft e Google. Uno dei primi casi di successo di Gaia-X, chiamato Agdatahub, pubblicizzato  come un trionfo per l’agricoltura dei dati, è fallito lo scorso anno”.

Lo stallo di Gaia-X

Gaia-X è stato al centro di un difficile compromesso, con la Germania che ha spinto per includere nel perimetro delle aziende chiamate a partecipare alla fondazione governante il progetto anche i colossi tech stranieri e la Francia che ha pressato per una generalizzata volontà di autodeterminazione europea.

Alla fine, nota la testata paneuropea, “i giganti americani del cloud Amazon, Microsoft e Google, così come i giganti tecnologici cinesi Huawei e Alibaba, sono tutti membri di Gaia-X”. Sovranità digitale addio, dunque, tra velleitarismi transalpini, a cui la Francia prova a porre ora rimedio sull’Ia con Mistral, e cautele dell’industria tedesca avente i dati immagazzinati nei server dei colossi a stelle e strisce.

Il caccia franco-tedesco non decolla

Un piano ambizioso di Germania e Francia ha ricevuto un duro impatto con la realtà. E la ridefinizione, al ribasso, di Gaia-X si somma con il clamoroso buco nell’acqua del caccia franco-tedesco di sesta generazione, delle cui criticità Paolo Mauri ha più volte parlato su queste colonne. Berlino contesta a Parigi l’eccessiva bulimia nell’assegnazione degli appalti e la frizione ha portato di fatto a ridimensionare le prospettive del velivolo (progetto Scaf).

Un’opzione discussa in vista di incontri ad alto livello di questa settimana è quella di restringere la collaborazione al cloud di combattimento congiunto, hanno affermato i funzionari di entrambi i Paesi”, desiderosi di adattare il progetto Scaf al “concetto di creare un’interfaccia basata sul cloud – che collegherebbe i caccia e i loro piloti a sensori, radar e droni”, nota il Financial Times aggiungendo che l’opzione “consentirebbe ai paesi di proseguire in una qualche forma di collaborazione” pur su un piano ben più modesto del previsto.

Incertezze strategiche

Gli scenari strategici vedono dunque emergere, in piena spinta al riarmo europeo, un flop sistemico di un piano di collaborazione bilaterale, con Berlino che potrebbe andare da sé o addirittura rivolgersi alla Svezia per cooperare e avere il suo caccia di sesta generazione. Lo scenario si fa dunque intricato e complesso. Per Internationale Politik Quarterly il discorso è chiaro:

Il problema con le risposte che gli europei hanno trovato alle nuove realtà è che fanno molto affidamento sugli Stati Uniti e sulle garanzie di sicurezza che offrono. Francia e Germania, tuttavia, hanno da tempo opinioni molto diverse sulla probabile traiettoria delle relazioni transatlantiche (in materia di sicurezza). Questo, a sua volta, ha reso quasi impossibile per Berlino e Parigi concordare sulla strada da seguire per la difesa europea e sulla parola d’ordine che è stata al centro del dibattito dell’ultimo decennio: autonomia strategica europea. 

Incapaci di guidare singolarmente l’Europa, Parigi e Berlino sono prese dai loro solipsismi. In tutti i settori ove qualcosa è strategico questo si riflette in un’assenza di coordinamento e in scenari operativi incerti. L’asse franco-tedesco appare in relativo stallo. E riflette l’appannamento di un’Europa ancora indecisa sulla sua traiettoria geostrategica.

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