Nella tarda serata del 9 maggio la rivista Valeurs Actuelles, nota alle cronache per la lettera aperta sul rischio guerra civile di fine aprile, ha ricevuto e pubblicato un nuovo appello sullo stesso tema, anch’esso di origine militare, caratterizzato da un tono altrettanto allarmistico ed indicativo dell’effettivo ed elevato malcontento serpeggiante tra le forze armate.

La produzione di una seconda epistola indirizzata all’Eliseo sorprende, più che altro per le tempistiche, ma fino ad un certo punto. Perché, come abbiamo spiegato nel corso della rubrica dedicata al rischio guerra civile in Francia, i numeri relativi a demografia, narco-banditismo, radicalizzazione e quartieri sottomessi al volere di jihadisti e crimine organizzato, giustificano ampiamente i timori e l’irrequietezza delle forze armate.

La nuova lettera

La lettera del 9 maggio è stata scritta da “militari attivi”, ergo in servizio, che hanno voluto mostrare e manifestare sostegno ai firmatari della missiva del 21 aprile realizzandone una di proprio pugno. Rispetto al documento del mese scorso, Valeurs Actuelles ha voluto testare direttamente l’umore dell’opinione pubblica transalpina nel modo più semplice: dare la possibilità ai lettori di solidarizzare con gli autori apponendo la propria firma. E i numeri suggeriscono, anzi dimostrano, che i francesi concordino con quanto denunciato nelle ultime due settimane dalle forze armate: l’ultimo aggiornamento (ore 9 dell’11 maggio) parla di quasi 230mila firme.

Ma che cos’hanno scritto i militari in servizio? La lettera, innanzitutto, è indirizzata a più destinatari: il primo e più importante è Emmanuel Macron, gli altri sono il governo, i parlamentari e gli altri deputati al mantenimento in sicurezza della Francia. Gli autori, che si definiscono degli appartenenti alla “generazione del fuoco” (génération du feu), si autodescrivono come “uomini e donne, militari in attività, di tutte le armate e di tutti i gradi” che hanno combattuto in “Afghanistan, Mali, Repubblica Centrafricana” e partecipato all’operazione Sentinelle – la campagna antiterrorismo lanciata all’indomani degli attentati del gennaio 2015 ed ancora in corso.

Questi soldati, giovani ed allevati all’azione sia in patria sia all’estero, si dicono testimoni “[del]le banlieue abbandonate e [de]gli accomodamenti con la delinquenza” e denunciano di aver subito “tentativi di strumentalizzazione da parte di innumerevoli comunità religiose, per le quali la Francia non significa niente, nient’altro che un oggetto di sarcasmo, disprezzo e odio”. Loro, adibiti alla protezione dell’integrità della République, sostengono che gli è vietato circolare in uniforme (en nous interdisant de circuler en uniforme), pena il rischio di diventare delle potenziali vittime di narco-banditi e jihadisti, e di essere spettatori inermi dell’aumento della violenza in piccole e grandi città, dell’espansione dei sentimenti comunitaristi delle minoranze allogene e della capillarizzazione e della normalizzazione dell’odio antifrancese (nous voyons la haine de la France et de son histoire devenir la norme).

Ribadito il contenuto del 21 aprile

Gli autori della lettera del 9 maggio condividono in toto il contenuto dell’epistola del 21 aprile, scrivendo anch’essi del concreto rischio di una guerra civile; guerra che, se mai scoppiasse, li obbligherebbe ad intervenire per mantenere l’ordine nel Paese (l’armée maintiendra l’ordre sur son propre sol). I destinatari, cioè Macron e l’intera classe politica, vengono accusati di gravi responsabilità: accondiscendenza con il crimine organizzato, concessioni all’islam radicale e indifferenza nei confronti del rischio di una guerra civile (la guerre civile couve en France et vous le savez parfaitement).

Loro, che si richiamano ai combattenti della resistenza antinazista durante la seconda guerra mondiale, invitano la classe politica ad agire, cessando con le concessioni ai nemici della République e riportando sotto il controllo delle autorità tutti quei quartieri perduti, o quasi, nei quali regna la “legge del più forte” (la loi du plus fort).

L’inazione comporterebbe dei rischi elevati ed esiziali, spiegano i firmatari anonimi, come la trasformazione della Francia in uno Stato fallito (vous laissiez la France devenir un Etat failli), perché in gioco, si scrive nell’ultimo passaggio dell’epistola, v’è la sopravvivenza della nazione: nazione che appartiene a tutti (la survie de notre pays, de votre pays).

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