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I memo dell’Fbi appena declassificati gettano ulteriore ombra sulla condotta delle agenzie governative americane nell’ambito dell’indagine sul Russiagate. Come riporta il giornalista investigativo Lee Smith, dai memo emergono molti dubbi sulla decisione del team del Procuratore speciale Robert Mueller di chiedere l’incarcerazione dell’ex advisor della Campagna di Trump, George Papadopoulos. I memo, pubblicati sulla base delle leggi americane sulla libertà d’informazione, mettono in discussione l’operato dell’ex procuratore Aaron Zelinsky, che ha svolto un ruolo chiave nel perseguire Papadopoulos e Roger Stone, funzionario del partito repubblicano e vicino al Presidente Donald Trump.

Il nome di Zelinsky è emerso prepotentemente nelle ultime settimane proprio per via della diatriba con il Procuratore generale William Barr sul caso Stone, arrestato su ordine del procuratore speciale Robert Mueller per falsa testimonianza, ostacolo alla giustizia, false dichiarazioni e per aver fatto, secondo i giudici, da tramite tra il comitato elettorale di Trump, gli hacker russi e Wikileaks (anche se il Presidente Donald Trump starebbe pensando di graziarlo, su richiesta di molti repubblicani).

Dai memo dell’Fbi un nuovo tassello su Joseph Mifsud

Zelinsky è stato uno dei tre procuratori del team di Robert Mueller a firmare, nell’agosto 2018, la detenzione di George Papadopoulos. Secondo la sentenza firmata da Zelinsky e dai colleghi procuratori Jeannie Rhee e Andrew Goldstein, “le bugie di Papadopoulos hanno minato la capacità degli investigatori di interrogare Joseph Mifsud o potenzialmente trattenerlo o arrestarlo mentre era ancora negli Stati Uniti. Il governo sa che il professore ha lasciato gli Stati Uniti l’11 febbraio 2017 e da allora non è più tornato negli Stati Uniti”.

In realtà, i nuovi memo dimostrano che l’ex advisor di Donald Trump aveva tentato di collaborare con la giustizia e si era offerto di aiutare il bureau a localizzare l’enigmatico professore maltese. Durante l’interrogatorio del 10 febbraio 2017 George Papadopoulos riferiva agli agenti dell’Fbi di aver chiesto a Mifsud “come sapesse che i russi erano in possesso delle e-mail di Hillary Clinton” domanda alla quale il misterioso professore “ridacchiava e rispondeva in modo strano, sostenendo che i russi gli avevano confidato di esserne in possesso”. Secondo i giudici, e la sentenza di condanna depositata presso il giudice distrettuale americano Randolph D. Moss, “le false dichiarazioni dell’imputato avevano lo scopo di danneggiare l’inchiesta, e lo hanno fatto”. Inoltre, “le menzogne ​​di Papadopoulos hanno influenzato negativamente l’indagine della Russia sull’Fbi e hanno impedito al bureau di identificare e confrontarsi efficacemente con i testimoni in modo tempestivo”, ovvero Mifsud.

memo dell’intervista dell’Fbi, tuttavia, dipingono un quadro molto diverso. Mostrano, ad esempio, che Papadopoulos ha espresso la sua disponibilità agli agenti di aiutare il bureau a localizzare personalmente Mifsud prima del 10 febbraio 2017.Alla fine, dopo un patteggiamento, Papadopoulos fu condannato a 14 giorni di prigione, il primo collaboratore di Trump ad essere incarcerato per le indagini sul Russiagate.

Il deputato Devin Nunes: “Rivelazioni preoccupanti”

Il deputato repubblicano Devin Nunes, presidente del comitato di intelligence della Camera, che ha difeso Donald Trump nel processo di impeachment, spiega che all’inizio sembrava Papadopoulos avesse cercato di ostacolare le indagini su Joseph Mifsud. “Ora – afferma – sappiamo che in realtà è vero il contrario. La verità è che Papadopoulos aveva riferito all’Fbi Mifsud sarebbe stato negli Stati Uniti”.

Nel frattempo, Joseph Mifsud continua ad essere un “fantasma”, la cui sorte è avvolte in una coltre di mistero ancora oggi non svelata. Del professore maltese della Link Campus, coinvolto nel Russiagate, non si hanno notizie dal 31 ottobre 2017. Dopo quel giorno, di lui si sono perse quasi tutte le tracce e questo nonostante sia ricercato da inquirenti ed investigatori tanto in Italia quanto, soprattutto, negli Stati Uniti. Sarebbe stato proprio lui infatti a rivelare ad un collaboratore di Donald Trump, George Papadopoulos, l’esistenza di alcune mail compromettenti su Hillary Clinton in mano ai russi. Era il 2016, era da poco iniziata la campagna elettorale per le presidenziali di quell’anno ed una rivelazione del genere non poteva non avere importanti effetti. Quelle mail però non esistevano e, da allora, il mistero su Joseph Mifsud e sulla sua sorte si è fatto sempre più fitto. Il 19 dicembre scorso su InsideOver è stata riportata la notizia secondo cui, proprio all’interno della procura di Agrigento, viene data molto alta la possibilità che Mifsud sia morto: “All’80% il professore è morto”, aveva dichiarato infatti una fonte della stessa procura.

L’indiscrezione ha varcato l’oceano tanto che anche la stampa Usa è tornata ad occuparsi del caso. Sul tema, tra le altre, è intervenuta anche la giornalista della Fox Sarah Carter, la quale ha ripercorso anche la storia del professore maltese in Italia, l’uomo chiave del Russiagate che tutti cercano…