Un viaggio in Europa, passando dal Medio Oriente, per rafforzare i legami commerciali, dare seguito agli accordi già siglati e mitigare la crisi energetica che ha colpito in maniera durissima quasi tutta l’Asia. Narendra Modi ha effettuato una trasferta istituzionale verso Ovest in un momento delicatissimo per l’India, alle prese con misure di austerity che vanno dal risparmio del carburante alla riduzione delle importazioni di oro per risparmiare valuta estera.
Il motivo di una simile cura è presto detto: l’impennata dei prezzi dell’energia che ha spinto Delhi a rivedere le proprie priorità quotidiane. “Nella situazione attuale dobbiamo dare grande importanza al risparmio di valuta estera“, ha dichiarato Modi prima di lasciare il Paese che, dati alla mano, è il terzo importatore e consumatore di petrolio al mondo.
Il primo ministro indiano sa bene che, se uno Stato si trova a importare più di quanto esporta, i dollari escono, e sa ancora meglio che i combustibili fossili sono indispensabili per il sostentamento quotidiano di oltre 1,4 miliardi di persone e, più in generale, per l’intero sistema nazionale. Nel momento in cui le riserve scendono troppo, la moneta nazionale rischia di indebolirsi rendendo il petrolio ancora più costoso. Non è un caso che la rupia sia crollata e che all’orizzonte cresca il rischio di un ampliamento del deficit delle partite correnti, del rallentamento della crescita e dell’aumento dell’inflazione. Tutte cose che Modi vuole evitare.
Perché Modi punta sugli Emirati Arabi
L’elenco del tour di Modi comprende Emirati Arabi Uniti, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Italia. Il viaggio è iniziato il 15 maggio e la prima tappa è coincisa con Abu Dhabi, dove il leader indiano ha incontrato il presidente Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan e firmato importanti intese: un accordo quadro di partenariato in materia di difesa, un pacchetto di investimenti da 5 miliardi di dollari e altri deal energetici.
Scendendo nei dettagli, l‘Indian Strategic Petroleum Reserves Limited e l’Abu Dhabi National Oil Company (Adnoc) hanno concluso un Accordo di Collaborazione Strategica in base al quale gli Emirati Arabi Uniti aumenteranno la propria partecipazione alle riserve petrolifere indiane fino a 30 milioni di barili. Fumata bianca anche per la creazione di riserve di gas in India e per un accordo separato tra l’Indian Oil Corporation (Iocl) e la stessa Adnoc per le forniture di Gpl a lungo termine.
“Sono venuto nella mia seconda casa”, ha detto Modi, all’ottava visita negli Emirati Arabi Uniti, dove risiedono 4,5 milioni di indiani. Abu Dhabi è un partner chiave per Delhi: è il primo con il quale ha firmato un Accordo di Partenariato Economico Globale (Cepa), nonché il suo settimo maggiore investitore.
Lo scorso anno il commercio bilaterale di merci tra le parti ha superato per la prima volta i 100 miliardi, con l’intenzione reciproca di arrivare ad almeno 200 miliardi entro il 2032. Altro aspetto rilevante: adesso che gli Emirati Arabi non sono più vincolati dai diktat dell’Opec, i rapporti energetici con il gigante asiatico potranno ulteriormente espandersi.
Delhi guarda anche all’Europa
Se nei Paesi Bassi i dossier principali riguardano l’incremento degli scambi commerciali (che ammontano a 27,8 miliardi), la Difesa, le risorse idriche, l’agricoltura, la sanità e i semiconduttori, quelli sul tavolo di Svezia e Norvegia ruoteranno attorno all’energia e all’Artico.
Delhi sta infatti gestendo una base di ricerca artica sull’isola norvegese delle Svalbard, e monitora con attenzione le implicazioni per il suo trasporto marittimo derivanti dall’apertura di nuove rotte artiche. “L’interesse dell’India per l’Artico non è meramente accademico; lo scioglimento dei ghiacci polari ha conseguenze dirette sul monsone indiano e sulla nostra sicurezza alimentare”, ha scritto il parlamentare indiano Shashi Tharoor sul quotidiano Indian Express.
Con l’Italia, invece, Modi tornerà a parlare presumibilmente dell’India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec), progetto immaginato da Delhi per migliorare la connettività e l’integrazione economica tra Asia, Golfo Arabo ed Europa attraverso la realizzazione di due corridoi, e del quale Roma è una delle firmatarie. Sotto i riflettori anche il Piano d’azione strategico congiunto 2025-2029, una tabella di marcia completa per la cooperazione in diversi settori, tra cui il commercio bilaterale, che ha raggiunto i 16,77 miliardi di dollari nel 2025, e che dovrà ancora migliorare.