Da Xi a Putin a Zelensky: con la nuova India alle spalle, Modi parla con chi vuole

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Narendra Modi ha da poco vinto le elezioni diventando, per la terza volta consecutiva, il primo ministro dell’India. Guida il Paese più popoloso al mondo: un gigante asiatico che piace all’Occidente e che, numeri alla mano, presenta un’economia in crescita con enormi potenzialità ancora da sfruttare. È però anche il leader di una nazione che non ragiona seguendo i valori occidentali ma che, al contrario, si reputa colonna portante del Global South, dei Paesi in via di sviluppo, dei Brics.

Perché tutti vorrebbero essere Modi

Sul tavolo di Modi ci sono infinite possibilità di alleanze e partnership, ed è questo, presumibilmente, l’aspetto che i suoi “colleghi” più gli invidiano. Il perché è semplice: mentre il mondo intero è trincerato in una guerra tra blocchi contrapposti, lui, l’uomo forte dell’India, può permettersi, per uno strano scherzo del destino, di dialogare con tutti. Modi ha deciso, per esempio, di ricucire – almeno in parte e in concerto con il presidente cinese Xi Jinping – i complicati rapporti con la Cina. Delhi e Pechino fanno parte dei Brics e del Sud Globale, ma presentano strategie geopolitiche in contrapposizione, oltre che rivalità storiche. Non era scontato che il 31esimo round di colloqui diplomatici sulla controversia dei confini contesi tra i due giganti asiatici si chiudesse con l’impegno reciproco di rafforzare il dialogo e di allentare le tensioni. E invece così è stato…

Il momento d’oro del leader indiano

Sempre ad agosto, Modi ha accolto in India il primo ministro malese Anwar Ibrahim per espandere i legami economici e rafforzare la cooperazione in materia di difesa e sicurezza con Kuala Lumpur, attore strategico incastonato nel dinamico Sud-Est asiatico. In precedenza, Modi era volato in Russia per stringere la mano allo stigmatizzato Vladimir Putin mentre, un anno fa, lo stesso leader indiano aveva acquistato dagli Stati Uniti una trentina di droni Mq-9b aggiornati, da impiegare, in parte, in operazioni ad alta quota lungo il confine himalayano.

Da settimane, inoltre, Modi si è tuffato nel dossier ucraino: ha incontrato Volodymyr Zelensky e si è offerto di mediare per la pace. Nei prossimi giorni, infine, è previsto un faccia a faccia tra lo stesso Modi e il suo omologo di Singapore, Lawrence Wong, nella prima visita del primo ministro indiano nella città-stato asiatica. Oltre a essere il più grande hub finanziario dell’Asia, Singapore è anche la più grande fonte di investimenti diretti esteri in India. Dall’aprile del 2000 al marzo 2024, gli afflussi di IDE cumulativi da Singapore all’India hanno quasi toccato i 160 miliardi di dollari, pari a quasi un quarto degli afflussi di IDE totali nella nazione dell’Asia meridionale. Un occhio alla geopolitica e un altro agli affari: Modi non intende trascurare niente.