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A metà strada tra “ombra” e “spettro” della democrazia. Un “ospite scomodo” che minaccia la tenuta dei sistemi democratici o, secondo altri, un fenomeno politico che ne permette l’effettiva realizzazione. Il populismo ha una storia piuttosto lunga e si è manifestato, in epoche e forme differenti, in quasi tutto il mondo. Ha tuttavia assunto una certa importanza all’interno del dibattito pubblico occidentale per lo più in seguito alla crisi economico-finanziaria che ha scosso il mondo a cavallo tra il 2007 e il 2013. Da quel momento in poi, un termine che fino ad allora era utilizzato soprattutto da accademici ed esperti, ha iniziato a trovare spazio sui media generalisti.

Il popolo contro le élite: ecco la nuova narrazione che di lì a poco avrebbe scardinato gran parte della politica tradizionale e plasmato il modo di ragionare di una buona parte dell’elettorato, stanco di politici e politicanti “di professione”. Dalla Spagna alla Francia, dalla Germania al Regno Unito, dall’Italia agli Stati Uniti, passando per l’America Latina e altre regioni, il nuovo ciclo del populismo è cresciuto su un terreno fertilissimo, coltivato nel corso degli anni da diseguaglianze economiche, diffidenza nei confronti di una classe dirigente percepita distante (se non incapace) e crisi finanziarie varie.

Nel lungo periodo, la pandemia di Covid-19 – che dal 2019 ha di fatto paralizzato il pianeta – continuerà a modificare lo scenario politico globale, come in parte ha già fatto. A quel punto, i populismi si troveranno di fronte a un bivio, visto che, in base a come sarà la situazione economica nel post pandemia, questi fenomeni politici potrebbero essere rianimati dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria oppure indeboliti dal ritorno di un sostanziale status quo.

Il caso spagnolo

Iniziamo la nostra analisi relativa al panorama europeo con la Spagna. Al di là della pandemia, questo Paese ha sempre dovuto fare i conti con importanti spaccature, più o meno evidenti in base al periodo storico, tra il governo centrale e i governi locali, molti dei quali fautori di un acceso indipendentismo. In ogni caso, la crisi economica avvenuta nella seconda metà degli anni Duemila ha generato le giuste basi per lo sviluppo di fenomeni populisti nazionali, gli stessi, tra l’altro, che ancora oggi giocano un ruolo rilevante nel sistema politico spagnolo.

Due sono le esperienze da citare: quella di Podemos (in italiano “Possiamo”), un partito di ispirazione tendenzialmente di sinistra radicale, fondato nel marzo 2014 dal professore universitario Pablo Iglesias Turrion, e quella di Vox, formazione associata alla destra e creata nel dicembre 2013 da alcuni dissidenti del Partito Popolare. Entrambi, dopo periodi di alterne fortune elettorali, sono riusciti a creare i presupposti per poter influenzare le vicende politiche nazionali. Al momento, l’attuale governo della Spagna, presieduto da Pedro Sanchez, si regge su una maggioranza di centro-sinistra formata dal Psoe (Partito Socialista), Psc (Partito dei Socialisti di Catalogna) Iu (Izquierda Unida) e, appunto, Podemos, con l’aggiunta esterna di altri partiti autonomisti.

Podemos e Vox

Alla luce dei fatti, non sarebbe corretto definire Podemos e Vox – il primo al governo, il secondo all’opposizione – dei veri e propri buchi nell’acqua. Ne abbiamo parlato con Marco Tarchi, politologo, tra i massimi esperti in materia di populismo, nonché professore di scienza politica all’Università di Firenze. Tarchi, autore del fondamentale testo Italia Populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo (Il Mulino), è sicuro: “Podemos e Vox tutto sommato sono due formazioni politiche venute fuori in parte dal nulla, e che hanno conquistato un potere di condizionamento dei partiti maggiori”.

Podemos, infatti, è al governo con i socialisti “e se togliesse il suo appoggio, gli stessi socialisti non potrebbero formare un esecutivo autonomo”, quindi il partito “ha ancora un peso”. Bisogna però fare una considerazione. “Podemos ha deluso i suoi iniziali elettori, perché ha progressivamente abbandonato quelle caratteristiche di parziale superamento delle vecchie fratture sinistra-destra, ed altre fratture sociali che contraddistinguevano la vecchia politica, e si è spostato di più su posizioni di radicalismo di sinistra”, ha ribadito Tarchi. Nonostante il partito abbia perso una parte del suo potenziale elettorale è però “ancora in grado di esercitare il suo ruolo”.

Passando a Vox, il discorso è simile a quello fatto per Podemos. “Non direi che abbia avuto questo insuccesso, perché è riuscito a diventare condizionante a sua volta in governi regionali, in particolare in quello dell’Andalusia, ma anche in quello della regione metropolitana di Madrid”, ha fatto notare ancora Tarchi. Come se non bastasse, “sebbene il Partito Popolare si sia spostato più a destra – proprio per bloccare l’emorragia elettorale che aveva avuto, e di cui Vox era stato beneficiario – Vox ha dimostrato nelle elezioni recenti di avere ancora una solida base”. In definitiva, a detta di Tarchi, stiamo parlando di due formazioni che “pur non rappresentando in modo puro, né l’una né l’altra, una forma di populismo, servendosi di forme populiste sono comunque riuscite a entrare nella dinamica di coalizione governativa del loro Paese”. “Da questo punto di vista non possiamo ancora dire che abbiano esaurito il loro compito”, ha concluso ancora Tarchi.

Il populismo nella Spagna odierna

Dovendo dare una definizione al populismo, può essere utile citare quanto scritto nel volume Italia Populista. Possiamo definire il populismo come “la mentalità che individua il popolo come una totalità organica artificiosamente divisa da forze ostili, gli attribuisce naturali qualità etiche, ne contrappone il realismo, la laboriosità e l’integrità all’ipocrisia, all’inefficienza e alla corruzione delle oligarchie politiche, economiche, sociali e culturali e ne rivendica il primato, come fonte di legittimazione del potere, al di sopra di ogni forma di rappresentanza e di mediazione”. Parlando di mentalità, dunque, il populismo può mostrarsi in un determinato soggetto politico in modo più o meno persistente.

Oltre a Vox e Podemos, ci sono altri fenomeni populisti nella Spagna attuale? “Alcuni osservatori indicavano come populista una forza politica che secondo me non ha mai avuto quelle caratteristiche, cioè Ciudadanos“, ha spiegato Tarchi. Ciudadanos è un partito nato sì “sulla spinta, come il suo nome dice, di una rivendicazione dei diritti dei cittadini nei confronti della burocrazia statale – e quindi tematiche che appartengono al populismo”, ma è altrettanto vero che è soprattutto “grazie ai successi che ha ottenuto con una linea fortemente anti indipendentista in Catalogna, che ha capito poter esser l’ago della bilancia del sistema politico e partitico spagnolo”. In un secondo momento, Ciudadanos ha teso a diventare “prima una forza socialconservatrice, poi social liberale, anche se adesso è stata fortemente svuotata del suo consenso e ha virato verso il centro”.

Indipendentismo e populismo

L’indipendentismo, spesso etichettato da alcuni giornalisti ed esperti come populista, che rapporti ha con questo fenomeno politico? Tarchi ci tiene subito a chiarire: “L’indipendentismo è accusato dai suoi nemici di essere populista perché rivendica il primato del popolo. Ma il primato del popolo degli indipendentisti catalani, ad esempio, è in realtà il primato della nazione catalana contro il centralismo – reale o supposto – castigliano. E quindi, a mio parere, rientra in un’altra categoria”. Dobbiamo, semmai, parlare di movimenti che, almeno nella loro origine, possono essere definiti etno-nazionalisti, che si basano su caratteristiche come l’uso quotidiano della lingua, la rivendicazione della propria diversità nelle abitudini, e via dicendo.

Ebbene, i suddetti movimenti “hanno qualche caratteristica populista, ma da un certo punto di vista siamo sempre al solito discorso. Ci può essere nella politica un uso del populismo un po’ in tutti gli ambienti”, ha affermato Tarchi. “La mia considerazione di un movimento, per definirlo populista, implica che questo abbia sostanzialmente le caratteristiche che attribuisco alla mentalità populista. Se ne fa un uso parziale e strumentale, a mio parere, si fa un torto alla verità chiamando populista questo gruppo. D’altronde sono proprio gli indipendentisti catalani che contrastano questa etichettatura sostenendo che con il populismo non hanno niente a che fare”, ha concluso Tarchi.

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