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Un occhio alla curva epidemiologica dalla quale dipende la ”nuova quotidianità”, un altro alle prossime elezioni americane che decreteranno il prossimo presidente degli Stati Uniti. La Cina sta attraversando una fase delicatissima. Pechino è impegnata a mantenere alta la guardia per scongiurare il ritorno del Covid-19 oltre la Muraglia (anche se alcuni focolai sono stati segnalati nello Henan e nell’Heilongjiang) ma deve necessariamente interessarsi anche alla partita elettorale in corso negli Usa.

Già, perché in linea teorica, virus permettendo, il prossimo novembre si terranno le elezioni presidenziali americane. Le urne decideranno se il repubblicano Donald Trump verrà confermato alla Casa Bianca o se il suo posto sarà preso dallo sfidante democratico Joe Biden. L’esito della sfida interessa moltissimo alla Cina, e questo perché, a seconda di quale presidente guiderà gli Stati Uniti, i rapporti sino-americani potrebbero migliorare o peggiorare. Il Partito comunista cinese inizia così a farsi un paio di domande. Cosa succederà nel caso di un Trump bis? E se invece Xi Jinping dovesse confrontarsi con Biden?

Trump vs Biden

Donald Trump e Joe Biden hanno tra loro una concezione della Cina diametralmente opposta. Come spiega il South China Morning Post, mentre The Donald, nonostante i tweet al veleno che talvolta dedica al Dragone, comprende la necessità di mantenere attivi i canali di comunicazione di alto livello con il governo cinese, l’ex braccio destro di Obama non si farebbe problemi a criticare direttamente la leadership cinese.

Nel testa a testa, l’attuale presidente americano sembrava avvantaggiato su Biden, in parte per il pessimo operato del Partito Democratico (ogni accusa lanciata contro l’inquilino della Casa Bianca si è trasformata in un boomerang) e in parte per importanti record economici ottenuti. I problemi sono iniziati con la pandemia di Covid-19.

Il ”virus cinese” – così lo ha chiamato Trump scatenando le ire di Pechino – ha trasformato gli Stati Uniti nel nuovo malato del mondo, fatto salire la disoccupazione e creato un malcontento generale. Il tycoon aveva tutto il tempo per predisporre un adeguato piano anti coronavirus ma ha sminuito la situazione, arrivando a paragonare il Covid-19 a una banale influenza. Errore grave, che potrebbe costare carissimo in termini di popolarità.

Due modi diversi di approcciarsi alla Cina

Una cosa è certa: con l’avvento del Covid-19 il grosso dell’opinione pubblica americana si è polarizzato contro la Cina. Di conseguenza, e oggi non potrebbe essere altrimenti, il futuro presidente statunitense proseguirà sullo stesso percorso ormai tracciato. Trump, pur attaccando Pechino (d’altronde è stato lui il primo a intraprendere la guerra dei dazi), ha più volte flirtato con Xi Jinping, arrivando anche a dire di fidarsi del leader cinese.

La comunicazione di The Donald, sempre ruspante e fuori da ogni schema, è imprevedibile. E questo potrebbe essere positivo per la Cina. Dall’altra parte Biden, dovesse diventare presidente, utilizzerà un registro completamente differente, sparando a zero su tutto il sistema politico cinese.

A differenza di Trump, anti cinese in ambito economico e tecnologico, Joe Biden attaccherebbe Pechino su molte questioni mai toccate da The Donald: sul fronte dei diritti umani, sulla questione relativa agli uiguri, su Hong Kong, Taiwan, Corea e Mar Cinese Meridionale. Un attacco massiccio, insomma, che creerebbe non pochi problemi a Xi Jinping. Facendo un paio di conti al Dragone converrebbe una vittoria di Trump, anche se le probabilità di una riconferma da parte di quest’ultimo diminuiscono con l’aumentare di morti e disoccupati.

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