Da Mogherini a Kallas: lo scandalo del College of Europe fa tremare anche il capo della diplomazia Ue

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L’inchiesta condotta dalla Procura europea (Eppo), in collaborazione con l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf), ha portato alla luce gravi accuse di frode negli appalti, corruzione, conflitto di interessi e violazione del segreto professionale nei confronti di alti funzionari e dirigenti legati al Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) e al Collegio d’Europa. Lo scandalo, che riguarda l’uso improprio di fondi Ue destinati alla formazione di giovani diplomatici europei, ha avuto origine da un esposto presentato a Olaf e trasmesso a Eppo.

Nell’ambito di tale indagine, l’ex Alta rappresentante dell’Ue Federica Mogherini – dimessasi da rettrice del Collegio d’Europa – è stata fermata – e poi rilasciata – il 2 dicembre dalla polizia federale belga, interrogata e poi rilasciata nella notte, insieme al diplomatico italiano Stefano Sannino (ex segretario generale del Seae, ora direttore generale della Commissione UE per il Medio Oriente e il Nord Africa) e al manager del Collegio d’Europa Cesare Zegretti.

I tre sono stati formalmente iscritti nel registro degli indagati .Ora, tuttavia, l’inchiesta che fa tremare l’Europa rischia di coinvolgere anche l’attuale Alta rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas: gli investigatori stanno esaminando se le irregolarità negli appalti, avvenute tra il 2021 e il 2022 sotto la gestione del predecessore Josep Borrell, possano estendersi al suo mandato iniziato nel 2024, data la posizione chiave ricoperta da Sannino nella sua struttura organizzativa. Kallas ha risposto con prontezza alla crisi. In una nota interna, citata da Euractiv, ha definito le accuse “profondamente scioccanti”, ma ha sottolineato che si riferiscono a “mandati precedenti” e non devono intaccare la “buona opera” della maggioranza del personale. Ad oggi Kallas non è indagata ma politicamente la pressione sul capo della diplomazia Ue sta salendo.

Ora anche Kallas trema

Secondo quanto appreso dal Berliner Zeitung, infatti, diversi funzionari del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (Seae) hanno criticato duramente la nota di Kaja Kallas. Prevale l’impressione che l’Alto Rappresentante dell’UE intenda prendere quanto prima le distanze dallo scandalo di corruzione. Come riporta il giornale tedesco, la promessa di “piena trasparenza” avanzata da Kallas è stata accolta con diffuso scetticismo negli ambienti interni.

Numerosi funzionari criticano la pubblicazione di pochissimi dettagli concreti sulle strutture di controllo interno, lamentando l’assenza di chiarimenti su come siano potute avvenire le presunte manipolazioni e perché i segnali d’allarme siano rimasti ignorati per anni. Anche l’annuncio di una nuova strategia anticorruzione è guardato con sospetto. Resta infatti senza risposta la domanda cruciale: perché misure di questo tipo sono diventate necessarie proprio durante il suo mandato? E, soprattutto, se l’agenzia non fosse già strutturalmente vulnerabile alla corruzione ben prima del suo arrivo.

Il ruolo del College of Europe e l’arresto di Mogherini

Al centro dello scandalo c’è il College of Europe, che avrebbe ottenuto il contratto per un programma di nove mesi di formazione per giovani diplomatici Ue attraverso procedure opache, nonostante un bando pubblico formale. Le perquisizioni della polizia belga hanno colpito uffici del SEAE a Bruxelles, il campus di Bruges e le abitazioni di diversi sospettati, portando all’arresto temporaneo di tre persone, tra cui Federica Mogherini.

L’ex Alta Rappresentante Ue (2014-2019) e attuale rettrice del College ha annunciato giovedì le sue dimissioni dalla carica, in una email agli studenti, docenti e alumni. “Termino il mio mandato nel nome della massima professionalità e correttezza”, ha scritto Mogherini, ringraziando per la fiducia ricevuta.

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