Da Greta Thunberg a Rami, sembra che il mondo progressista abbia scelto i ragazzi come simbolo della propria linea politica. Potenzialmente incapace di farsi riconoscere come leader forti e soprattutto in grado di farsi seguire dalle masse, i rappresentanti della sinistra europea e mondiale hanno intrapreso una direzione molto diversa da quella delle destre: farsi  da parte per dare spazio alle giovani generazioni. E in molti casi sfruttarle, per ottenere consenso che loro, personalmente, non riescono più a ottenere.

C’è un inquietante (e interessante) filo conduttore che lega tutti i potenti della parte “buona” del pianeta, da Emmanuel Macron ad Angela Merkel passando per i vertici dei vari establishment Ue e un tempo Usa (con Barackl Obama alla guida), fino al nostro stesso centrosinistra. E questo filo conduttore è rappresentato dalla volontà di costruirsi un’immagine serafica, vicina ai più giovani, un viso buono di fronte a quello “cattivo” di chi è accusato di essere dalla parte sbagliata della storia.

Da una parte i cattivi dall’altra parte i buoni: e nella comunicazione, da sempre, sono i bambini a rappresentare l’innocenza. Il volto inattaccabile da dare in pasto ai media e alla stampa perché tanto si sa, un ragazzo non può essere attaccato con la stessa ferocia di un adulto. E chi prova a criticarlo, com’è avvenuto in Italia per le battute sullo ius soli o nel mondo per chi ha provato a far luce su Greta, è accusato (nella migliore delle ipotesi) di essere un essere spietato.

Ma la realtà è un’altra: che a essere spietati sono gli altri. Perché è proprio sfruttando i più giovani, dai bambini delle isole dove approdano i rifugiati ai ragazzi invitati nei consessi internazionali a parlare dei grandi temi, che si dimostra il cinismo tipico delle élite. È quell’immagine edulcorata e soave di un mondo che in realtà non esiste, dove si mandano avanti i giovani, i puri, per evitare di fare i conti con una realtà in cui proprio i pubblici difensori di quei ragazzi sono in realtà coloro che nulla fanno perché il mondo sia migliore. E che li sfruttano – inutile nasconderlo – a fini puramente elettorali.

La bontà non esiste in un mondo fatto di comunicazione politica. E lo sa bene Macron, che si fa fotografare con la giovane Greta non per certo per empatia col mondo ecologista, ma perché affine alla sua agenda politica che ha nell’Accordo sul clima uno dei primi punti. E non c’è ecologia nella sua guerra: c’è una sfida dichiarata alla leadership di Donald Trump in Occidente, che è appunto attaccato per la sua insensibilità nei confronti dell’ambiente.

Ma lo sa benissimo anche Merkel, che ha sfruttato più volte i rifugiati più giovani per proporre la sua politica per l’integrazione senza in realtà avere ben chiari i problemi dell’immigrazione portati in Germania dalla totale incapacità di integrare centinaia di migliaia di persone. Infine, non si può non parlare anche del nostro Paese, dove la stessa sinistra sta cavalcando la telefonata ai Carabinieri di Rami dall’autobus sequestrato e dato alle fiamme da Ousseynou Sy per perorare la causa dello ius soli.

Questa guerra d’immagine sembra davvero una crociata dei bambini 2.0. Mandare avanti i volti puliti per nascondere cause ben più profonde, politiche e fondamentalmente contrarie a quell’innocenza che si vuole dimostrare. Una guerra d’immagine dove le prime vittime sono proprio coloro che si mandano avanti: sfruttati per fini politici per evitare di parlare seriamente dei problemi. Perché se l’avversario prova a criticare, diventa immediatamente un orco.