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“Ho letto molte corbellerie, il governo non sta sprecando denaro”. Con queste parole, come riportato dall’agenzia di stampa Ansa, la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina ha definito le frasi rivolte dall’opposizione nei confronti del governo, per quanto concerne le soluzioni messe in campo per un rientro a scuola idealmente in sicurezza. Ma la parte interessante è proprio nella scelta lessicale utilizzata per indicare le presunte sciocchezze (corbellerie) che sarebbero state dette dai partiti di opposizione. In modo non differente, in fondo, a quanto accaduto con l’aggettivo “gaglioffo“, indirizzato a Matteo Salvini e in risposta alle critiche che aveva avanzato nei confronti del ministero dell’istruzione.

Tralasciando però il dibattito relativo al funzionamento o meno delle misure messe in campo per il rientro dei bambini e dei ragazzi a scuola, è necessario soffermarsi proprio sul nuovo registro linguistico utilizzato dagli esponenti del Movimento cinque stelle. Nati dalla piazza e sotto lo sprone di Beppe Grillo, il M5s si era sempre contraddistinto per un linguaggio diretto alla pancia della popolazione e, di conseguenza, carico di parole di uso comune, spesso e volentieri senza mettere da parte nemmeno le espressioni volgari. Con l’esperienza di governo al fianco del Partito democratico, invece, qualcosa sembra essere cambiato. Ma che cosa ha spinto i pentastellati – ed in particolar modo la ministra Azzolina – a scegliere questa nuova modalità espressiva?

Per comprendere meglio la situazione è necessario riavvolgere il nastro della storia al governo Conte I, partendo dalle dure critiche legate alla presunta impreparazione di alcuni ministri appartenenti al M5s, quali Danilo Toninelli e Alfonso Bonafede. Soprattutto nel caso dell’ex-ministro alle infrastrutture, le critiche sono state talmente pesanti da rendere quasi obbligata la sua sostituzione con la formazione del governo Conte II, dopo che la sua figura ha perso la fiducia anche di molti parlamentari del M5s.

Con il passare dei mesi, però, la storia sembra non essere cambiata, con i nuovi volti marchiati dalle stesse critiche, dalla piemontese Fabiana Dadone alla ministra dell’istruzione Azzolina. E con la crisi pandemica che ha reso necessario lo studio di misure straordinarie per la scuola – considerate comunque da molte persone come non sufficienti o addirittura configurabili come spreco di denaro pubblico – è stato proprio il Miur ad entrare nell’occhio del ciclone. E proprio dal ministero dell’istruzione, dunque, è arrivato il cambio di passo.

A questo punto, infatti, è entrato in scena il “colpo di genio”. L’elemento che è stato reputato necessario per evidenziare quanto sia sbagliata (o fallace, per copiare il registro linguistico) la tesi relativa all’impreparazione della docente siracusana, configurabile con l’assai variegato registro linguistico che la ministra Azzolina dimostra di utilizzare. E non solo. Queste parole – come soprattutto nel caso della parola “gaglioffo” – sono diventate pure virali nella rete e nei principali social network, facendo rimbombare l’eco della difesa dell’esponente di governo del M5s. Tuttavia, il clima generato ha evitato anche un particolare decisamente più scomodo: rispondere direttamente ai propri avversari difendendo la propria linea politica.

L’effetto è stato però in buona parte raggiunto, evitando così delle critiche che sarebbero diventate impossibili da affrontare e lasciando alla platea le discussioni riguardo al termine forbito – e in qualche modo anche simpatico – utilizzato. E soprattutto, la politica ha dimostrato per l’ennesima volta come, per nascondersi dai propri errori, dalle proprie lacune e dalle proprie leggerezze, sia tanto potente quanto efficace lo scudo della parola.