“Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente!”. Lo disse Mao Tse Tung dopo la decime sessione plenaria del Comitato centrale, nel 1962, più o meno a metà strada tra la Grande carestia cinese (milioni di morti) e la Rivoluzione culturale (idem) e quindi non è che la citazione faccia un gran piacere. Epperò è la prima che ci viene in mente nel constatare che oggi l’Unione Europea è sottoposta a critiche ficcanti e financo spietate, e ci sta. Portate, però, da personaggi illustri e competenti, che però dell’Europa che criticano sono stati, sono e forse saranno parte integrante, forse portante. I quali oggi ci spiegano le cose per cui, fino a qualche tempo fa, potevi facilmente vederti appiccicata la nomea di antieuropeo e, nel caso non bastasse, anche quella di putiniano, che è un po’ come i jeans: si porta su tutto.
L’ultimo caso è quello di Paolo Gentiloni, già primo ministro italiano, appena rientrato in patria dopo un quinquennio Ue da commissario per gli Affari economici e monetari nella prima Commissione Von der Leyen. Lo score di quella Commissione non è stato esaltante, lo sanno tutti. Ma questo non può essere caricato sulle spalle di Gentiloni e comunque non è questo il punto. Parlando a Bologna per i 7 anni della Johns Hopkins University, l’ex premier ha detto che “l’Europa ha vissuto una sorta di seconda belle époque basata su tre pilastri: la protezione degli Stati Uniti, il libero commercio con la Cina e gas a basso prezzo dalla Russia. Ma era una situazione che non poteva durare”. Ora a parte che la prima belle époque finì nella prima guerra mondiale e quindi facciamo discretamente le corna (a meno che tutto questo evocare guerre e Reich non serva proprio a spaventarci, nel cuoi caso dovremmo fare altri discorsi…), ci piacerebbe sapere perché tutto ciò non poteva durare. Non ci è stato spiegato per decenni che nulla salus era possibile fuori dal Patto Atlantico? Ma che si dice fuori: anche solo un pochino di lato, con un esercito europeo, per dire, o con una politica estera un filino più autonoma.
l peso delle scelte. Nostre e altrui
Gentiloni non c’entra ma avrà di sicuro notato lo spettacolo di questi intellettuali (vabbè, parola grossa ma è per capirci) che per decenni hanno predicato che Europa e Usa dovevano assolutamente andare a braccetto, ci hanno indottrinati col fatto che a seguire gli Usa non si sbaglia mai (l’Iraq era pieno di armi di distruzione di massa, giusto? L’esportazione della democrazia era una gran figata, giusto?) e adesso inveiscono contro gli Usa come i vecchi extraparlamentari di sinistra dei bei vecchi tempi? Allo stesso modo, perché non si poteva continuare a commerciare con la Cina? Gentiloni sa bene come si fa: nel maggio del 2017 fu l’unico tra i capi di Stato e di Governo del G7 a partecipare al Forum con cui Xi Jinping presentò al mondo il progetto della Via della Seta. Perché il commercio con la Cina si è tramutato in una specie di braccio di ferro con Pechino, tra dazi e limitazioni reciproche varie? E se non riceviamo più gas a basso prezzo dalla Russia è perché lo abbiamo deciso… in parte. Perché in parte ancor più ampia l’hanno deciso quelli che hanno fatto saltare il gasdotto Nord Stream 2, operazione come sappiamo realizzata dagli ucraini con l’autorizzazione degli Usa e, in seguito, la complicità di Paesi Ue come la Polonia, che ha aperto le porte della fuga agli attentatori (blandamente) ricercati dalla Germania. Con il gasdotto è saltato anche un modello di sviluppo che, criticabile o no, ha garantito all’Europa mezzo secolo di benessere.
Ecco, dire “non poteva durare” pare un po’… generico, diciamo. Molto interessante, anzi, più interessante, è il caso di Mario Draghi, economista insigne, già governatore della Banca d’Italia, presidente della Banca centrale europea e nostro primo ministro. A proposito di quest’ultimo incarico: fu lui che, nel discorso d’insediamento, pose come premessa a tutto l’indiscutibile vicinanza agli Usa, no? E fu ancora lui che, poco dopo essere entrato in carica, al G7 di Corbis Bay disse “esamineremo con attenzione il dossier”, di fatto congelando la partecipazione italiana alla via della Seta, no?
Il benessere di 450 milioni di persone
Ora Draghi sprona l’Europa a darsi una mossa, come peraltro ha già fatto nell’ormai famoso Rapporto intitolato “Il futuro della competitività europea”. Tutto questo è stato già acutamente commentato in queste pagine da Andrea Muratore, compreso il fatto che Draghi sta picconando la Ue di cui lui stesso è stato un simbolo. Ma il punto è che, per amore o per forza, l’Europa ha detto no a tutto ciò che poteva darle una fisionomia più autonoma. Che non vuole (né voleva prima) dire CONTRO gli Stati Uniti ma con un occhio più attento ai propri interessi collettivi. Se ci siamo impiccati a prezzi del gas e del petrolio tre volte più alti di quelli in vigore sul mercato interno Usa, osservando poi placidamente l’emigrazione verso oltre-Oceano delle aziende più intraprendenti e di migliaia di tonnellate d’oro fisico, non è colpa del destino cinico e baro. Se ci siamo messi di traverso alle relazioni con la Cina e poi non siamo nemmeno capaci di mettere in piedi una fabbrica europea di batterie per far marciare le auto elettriche, come ha ben raccontato in queste pagine Giuseppe Gagliano, che ci vogliamo raccontare? Se ci siamo fatti distruggere i gasdotti dal caro “amico” Joe Biden senza fare nemmeno “bah”, che possiamo pretendere dal caro “nemico” Donald Trump?
Per cui è bello vedere che i protagonisti dell’Europa di ieri sono i primi critici dell’Europa di oggi. E non faremo il retorico e scorretto esercizio di dubitare della loro onestà intellettuale chiedendo dov’erano mentre tutto ciò avveniva. Vorremmo solo pregarli di capire che la sensazione di un circolo chiuso (sì, era sbagliato, ma solo noi lo possiamo dire) è molto forte. Che per fare ciò che anche loro oggi chiedono, quel circolo bisognerebbe spezzarlo (ma lo vogliamo dire che la seconda Commissione Von der Leyen è impresentabile?). E che un’Europa autonoma e indipendente nelle grandi scelte per il benessere dei suoi 450 milioni di cittadini, e quindi poi capace di costruire (e non subire) anche una forte alleanza con gli Stati Uniti, non è un vezzo ma una necessità. Sospettiamo, a questo punto, la condizione indispensabile per la sua stessa sopravvivenza.
