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FALLO CON NOI
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Per le centinaia di cubani con in testa gli Stati Uniti e finora con la certezza di acquistare libertà, naturalizzazione e sussidio semplicemente poggiando il piede a terra sul suolo dello zio Sam il sogno si è spezzato bruscamente. Sia per chi contava di partire ma anche per chi, dall’altra parte, aspettava con ansia, magari da anni, il ricongiungimento. Sotto accusa finisce Barack Obama, lo stesso presidente che nel dicembre del 2015 insieme a Raúl Castro aveva annunciato un passo storico per Cuba: l’inizio del disgelo ed il ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra Washington e l’Avana. Un vero e proprio choc per migliaia di cubani ora rimasti bloccati a Panama, in Costa Rica e in Messico, l’abrogazione fatta da Obama qualche giorno fa del decreto firmato da Bill Clinton nel 1995 e noto a tutti come la legge “dei piedi asciutti e dei piedi bagnati”.

Storicamente i cubani in fuga dalla dittatura castrista dovevano far domanda di asilo politico – un iter complesso e dagli esiti incerti –  ma da 22 anni a questa parte bastava loro poggiare un piede su suolo statunitense per ottenere tutta una serie di privilegi automatici preclusi agli altri immigrati: dalla residenza permanente all’accesso a sanità e scuola pubblica, dai sussidi disoccupazione alle facilitazioni per l’alloggio. Quando Obama ha annunciato che tutto tornava come all’epoca del film cult Scarface, lo scorso 12 gennaio, molti cubani stavano affrontando il rischio di morire in mare pur di arrivare con imbarcazioni improvvisate sulle coste della Florida, o stavano attraversando via terra tutto il centroamerica ed il Messico pur di raggiungere l’agognata frontiera a “stelle e strisce”. Alcuni di loro sono già stati deportati all’Avana pur avendo visti turistici – come denuncia il Movimiento Democracia – altri sono stati “trattenuti” dalle autorità migratorie Usa , altri ancora hanno iniziato il lungo processo di richiesta di asilo.Per l’analista politico Carlos Santa María, intervistato dalla televisione iraniana in lingua spagnola Hispan TV, “quella di Obama, per il timing sospetto visto che il 20 gennaio se ne va, sembra a molti una vendetta verso la comunità cubana della Florida, che non ha votato per Hillary Clinton, come si attendeva Barack, ma per Trump e dunque merita di venire castigato”. Secondo altri osservatori, tra cui lo stesso Santa María, “un’altra possibile spiegazione alla decisione sorprendente di Obama è quella di creare un’altra crisi a Trump”, in aggiunta quella dei rapporti con la Russia. Come? “Facendo aumentare alle stelle la pressione sulle Corti migratorie Usa, che saranno prevedibilmente inondate di richieste di asilo politico da parte dei cubani che, anche senza la legge del piede asciutto e bagnato, continueranno a scappare dall’isola caraibica”, spiega l’avvocato esperto in diritti dei migranti Wilfredo Allen. Una tesi rafforzata anche da altri analisti, secondo i quali “il prossimo esecutivo statunitense sarà messo in grave difficoltà alle frontiere, dovendo decidere se trattare o meno i cubani in fuga da una dittatura alla stregua degli altri latinos”.Se c’era qualcuno che i cubani in fuga dal “paradiso” comunista temevano potesse eliminare la legge clintoniana, comunque, questi era Donald J Trump. Non a caso dopo la vittoria del repubblicano più atipico della storia presidenziale statunitense – i due Bush, padre e figlio, non hanno votato Trump al pari di John Mc Cain e molti altri pesi massimi del GOP – i cubani avevano ripreso a fuggire dall’Avana con ogni mezzo ed un’intensità che non si vedeva dai tempi del crollo dell’ex Unione Sovietica. Invece a farlo è stato il Nobel per la pace, dal quale nessuno si aspettava una mossa del genere, a parte forse le autorità del regime dell’Avana, particolarmente felici perché Obama ha anche chiuso il programma “Parole”, con cui gli Stati Uniti accoglievano, inserendoli nelle loro strutture ospedaliere, i tanti medici cubani in fuga dal “paradiso” castrista.