Gli scienziati della University of Michigan potrebbero aver trovato la soluzione al mistero dei presunti “attacchi sonici”, con cui sono stati colpiti i membri dell’ambasciata degli Stati Uniti a L’Avana. Una notizia importante, poiché, se fosse vera la teoria che appena cercato di provare il team guidato dal professore di informatica e di ingegneria, Kevin Fu, sarebbe stato risolto un enigma che da mesi gli Stati Uniti e i governi cubani stanno affrontando. 

Lo scorso dicembre i medici avevano rilevato danni cerebrali in 24 colpiti da presunti “attacchi acustici“. A febbraio, una ricerca condotta da un team di specialisti per conto del Dipartimento di Stato, e pubblicata dal Journal of the American Medical Association, di cui parlammo proprio su questa testata, riferì di danni diffusi alle reti cerebrali per 21 dei 24 funzionari Usa fatti rientrare di corsa da Cuba. 

Secondo i ricercatori della University of Michigan, i fenomeni sofferti dagli americani potrebbero essere un effetto collaterale accidentale di un tentativo di spionaggio. Questa è l’ipotesi formulata da uno dei ricercatori presso l’Università del Michigan che ha studiato gli attacchi attraverso il “reverse engineering“, e su cui si è basata la ricerca.

Dopo aver analizzato i presunti attacchi utilizzando il processo per analizzare i prodotti noti come reverse engineering (ingegneria inversa), Fu e i suoi colleghi hanno dimostrato come i segnali ultrasonici al di fuori della gamma uditiva umana “possono essere combinati per produrre toni udibili e potenzialmente pericolosi simili a suoni acuti e ondulati descritto dai diplomatici”.

“Abbiamo dimostrato uno scenario in cui il danno potrebbe essere stato involontario, un sottoprodotto di un emettitore di ultrasuoni mal costruito che doveva essere segreto”, ha detto Fu. A questo proposito, ha aggiunto: “Un malfunzionamento del dispositivo che avrebbe dovuto rubare informazioni o spiare le conversazioni con una trasmissione a ultrasuoni sembra più plausibile di un’arma sonora. Detto questo, i nostri risultati non escludono altre potenziali cause.”

L’università del Michigan ricorda, in base ai resoconti dei media, che da dicembre 2016 sono stati almeno 12 i funzionari canadesi e americani a L’Avana che hanno sofferto di nausea, mal d’orecchio, perdita dell’udito, epistassi, vertigini e persino problemi a camminare. I medici hanno descritto le lesioni come “lievi lesioni cerebrali traumatiche” e “una commozione cerebrale senza una commozione cerebrale”. All’inizio della manifestazione dei dolori, i lavoratori hanno detto di aver sentito forti rumori acuti. Mentre alcuni esperti hanno sollevato l’ipotesi di attacchi sonici, altri hanno indicato un’intossicazione o un virus, ma la patologia virale è stata esclusa anche dal team del Dipartimento di Stato.

“Non è mai stato appurato che l’ecografia possa danneggiare gli esseri umani, se non con un’intensità eccezionalmente intensa, ma può produrre sottoprodotti udibili in grado di fare del male”, indica l’università nelle informazioni diffuse. Quando i segnali ultrasonici che contengono più toni interferiscono l’uno con l’altro, un fenomeno chiamato distorsione di intermodulazione, può produrre un suono udibile”. Fu e i suoi colleghi hanno notato nella grafica spettrale acustica del video dell’Assciated Press che “potrebbe essere coinvolta la distorsione dell’intermodulazione”. 

I ricercatori hanno generato ultrasuoni usando due emettitori, un metodo simile al concetto di una radio a onde medie, ma usando ultrasuoni invece di onde radio. Gli emettitori di ultrasuoni, spiegano dall’Università del Michigan, “sono in genere innocui e sono intorno a noi: un generatore di elettricità, allarmi antifurto, telecamere di sicurezza o le vibrazioni del sistema di climatizzazione”. 

Intanto, non si placa lo scontro fra Stati Uniti e Cuba proprio su questo fronte. Nell’ultima settimana, gli Usa hanno annunciato di aver ridotto definitivamente la loro presenza diplomatica nell’isola, confermando. La decisione dell’amministrazione Trump era temporanea e in scadenza domenica, ha spiegato il dipartimento di Stato, ma si è preferito proseguire nel taglio del personale. Troppi rischi e poche certezze sugli attacchi, spiegano da Washington.

L’ambasciata, spiegano, sarà considerata soltanto un luogo in cui si svolge il lavoro diplomatico e non sarà permesso portare le famiglie. Il personale dell’ambasciata sarà soltanto in un numero limitato e indispensabile per il proseguimento dei lavori. Una decisione che il governo di Cuba non ha apprezzato e che considera non in linea con il tentativo di ripristino dei rapporti svolto negli anni precedenti. E raffreddatosi, molto, proprio grazie a questi presunti attacchi. Motivo per cui molti temono vi sia stata la mano di chi non era interessato alla distensione fra Washington e l’Avana.