Si aprono nuove crepe nel Gop in vista delle midterm di quest’anno e, soprattutto, delle elezioni presidenziali del 2028. In una fase caratterizzata da forti tensioni e malumori nel partito repubblicano provocate dal caos di Minneapolis e, prima, dalla politica aggressiva del presidente Usa Donald Trump su alcuni dossier in politica estera (Venezuela, Iran), emergono ora registrazioni audio segrete, ottenute in esclusiva da Axios e risalenti allo scorso anno, che ritraggono il senatore del Texas Ted Cruz mentre attacca frontalmente le politiche economiche e estere del presidente Donald Trump e del vicepresidente JD Vance durante incontri privati con importanti donatori repubblicani.

Cruz attacca Trump negli incontri con i donatori repubblicani

I dieci minuti di audio, forniti ad Axios da una fonte anonima all’interno del partito repubblicano, catturano Cruz in due distinti meeting: uno all’inizio del 2025 e l’altro a metà anno. Il senatore, da tempo considerato un potenziale candidato presidenziale per il 2028, non usa mezzi termini nel descrivere i rischi delle tariffe doganali aggressive imposte dall’amministrazione Trump.

«Signor Presidente, se arriviamo a novembre 2026 con i fondi pensione 401(k) giù del 30% e i prezzi al supermercato aumentati del 10-20%, andremo incontro a un vero e proprio bloodbath elettorale», avrebbe detto Cruz ripercorrendo una telefonata accesa con Trump nell’aprile 2025, subito dopo l’annuncio delle cosiddette tariffe “Liberation Day” su numerosi partner commerciali.

Lo spettro dell’impeachment

Secondo Cruz, Trump avrebbe reagito con rabbia: «F*** you, Ted». La chiamata, durata fino a notte fonda e alla quale partecipavano altri senatori repubblicani, si sarebbe conclusa in un clima teso, con il presidente descritto come «di cattivo umore» e incline a urla e imprecazioni. Cruz ha dunque avvertito i donatori che l’impatto economico – recessione, inflazione galoppante, crollo dei mercati – potrebbe costare ai Repubblicani il controllo di Camera e Senato nelle midterm di quest’anno, aprendo la strada a una raffica di procedimenti di impeachment da parte dei Democratici: «Perderete la Camera, perderete il Senato, e passerete i prossimi due anni a essere impeachment ogni singola settimana».

L’attacco a Vance

Ma l’attacco più duro è riservato al vicepresidente JD Vance, accusato da Cruz di essere un burattino nelle mani di Tucker Carlson: «Tucker ha creato JD. JD è il suo protetto, sono la stessa cosa». Il senatore texano collega Vance e Carlson a una fazione anti-interventista all’interno della Casa Bianca, contrapposta alla linea “neocon” tradizionale del Partito Repubblicano.

Cruz accusa esplicitamente i due di aver orchestrato l’emarginazione dell’ex National Security Advisor Mike Waltz, favorevole a un intervento militare deciso contro l’Iran per distruggere le sue capacità nucleari – posizione condivisa dallo stesso Cruz e poi adottata da Trump. «Waltz sosteneva di essere vigorosi contro l’Iran e di bombardare l’Iran – e Tucker e JD hanno fatto fuori Mike», avrebbe dichiarato ai donatori.

Che cosa ci racconta questo audio di Ted Cruz? Che nel Partito Repubblicano le due anime – quella neoconservatrice, ancora convinta della superiorità morale e militare dell’interventismo globale, e quella più realista/nazionalista, concentrata su interessi concreti americani e su un minore coinvolgimento all’estero – hanno già iniziato a combattersi ferocemente in vista delle primarie del 2028 e della ridefinizione della linea di politica estera del partito. Uno scontro al vertice che spiega anche la politica – talvolta imprevedibile e schizofrenica – di Donald Trump, stretto tra due fuochi e posizioni inconciliabili.

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