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Verdi di Germania si sono affermati, nel corso degli ultimi anni, come uno dei più sorprendenti fenomeni politici del Vecchio Continente. Alleanza 90/I Verdi, questo il nome ufficiale dei Grunen, è diventata la formazione centrale nel mondo liberalprogressista tedesco, ha sottratto forti basi di consenso in ambito urbano e borghese al Partito Socialdemocratico, si è candidata come principale alternativa alla coalizione Cdu-Csu in vista delle elezioni di settembre, è stata messa nell’attenzione degli Stati Uniti che, nell’era Biden, vogliono cooptare per fattori geopolitici la partita ambientale e ne apprezzano l’ostilità a Russia e Cina. 

Annalena Baerbock, candidata alla Cancelleria Federale, è stata negli ultimi anni il volto ideale di questa formazione che, dopo le esperienze di coalizione con i socialdemocratici di Gerhard Schroeder, non è più stata cooptata a responsabilità di livello federale, pur contribuendo ad amministrare o guidando in prima linea diversi Lander sia in coalizioni centriste che in alleanze più orientate a sinistra. Il superamento del tradizionale focus esclusivo sull’ecologia ha ampliato le prospettive politiche della formazione parallelamente al declino dello storico Spd, e la 40enne Baerbock è parsa perfettamente in grado di avere il physique du role per guidare i nuovi Verdi: fortemente progressista, europeista convinta, aperta sui diritti civili, la Baerbock si candida a guidare i Verdi a cercare di raccogliere lo scettro di Angela Merkel puntando su un elettorato urbano e fortemente scolarizzato.

Passare da prospettive tanto di nicchia a una vera e propria ambizione di governo ha però le sue controindicazioni. E non a caso, dopo una fase in cui sembrava che nei sondaggi i Verdi sarebbero riusciti ad avvicinare, o addirittura ad agganciare e superare l’Unione, aprendo la prospettiva di un governo senza il centro cristiano-democratico, a poche settimane dal voto stanno iniziando a emergere problematiche di varia natura. La Baerbock è inciampata negli scorsi giorni in una serie di piccoli scandali che, come una cascata di pietre, ne hanno condizionato il percorso. Dapprima sono emerse notizie di pagamenti anomali effettuati nei confronti del Bundestag da parte dell’aspirante Cancelliera; in seguito, la Baerbock è stata criticata per la scarsa chiarezza delle informazioni certificate nel curriculum ufficiale in materia di formazione ed esperienze pregresse.

Ma la goccia che rischia di far traboccare il vaso e di pregiudicare le prospettive dei Verdi di porsi come alternativa sistemica credibile e strutturata è più recente. La Baerbock ha voluto infatti dare alle stampe, a poche settimane dalle elezioni, un pamphlet che racchiude il suo pensiero politico ed è un misto tra un manifesto elettorale e un libro di analisi prospettiche, Jets (Adesso). Ebbene, indagini approfondite hanno segnalato la presenza di numerosi estratti di articoli di politica estera integralmente tratti da riviste e da siti istituzionali nel corpo del testo. L’accusa di plagio è politicamente paragonabile a una vera e propria onta in Germania, dove la paternità delle idee da parte dei politici e degli esponenti istituzionali che se ne fanno portavoce è ritenuta una conditio sine qua non per mantenere credibilità. A maggio la socialdemocratica Franziska Giffey ha lasciato il ruolo di Ministro della Famiglia dopo l’emersione delle voci sul plagio della sua tesi di dottorato. Ora la Baerbock rischia un contraccolpo simile.

A nulla sono valsi, sinora, i tentativi dei Verdi di far passare come attacchi mirati sul fronte politico le accuse alla candidata di usare la carta del sessismo (difficile in un Paese governato da una donna dal 2005) o di scaricare le responsabilità su qualche assistente sbadato o negligente che ha aiutato Baerbock col libro. Tanto più che, nota StartMag, “a sollevare l’accusa di plagio, in Germania una clava con la quale ormai bastonare ogni velleità dei politici, non è stato neppure un tedesco, ma un esperto di media viennese, Stefan Weber, un tipo che sul suo blog si presenta come “cacciatore di plagi” e che per paradosso nel 2017 fu incaricato dai Verdi europei di stilare un rapporto sui rischi del glifosato”. I Verdi in un certo senso hanno visto crollare il loro approccio moralista e critico delle mosse degli altri partiti non dimostrandosi privi di scheletri nell’armadio. E mentre i vaccini in Germania proseguono a pieno ritmo e la Merkel riesce a far dimenticare il caos invernale, i sondaggi che un mese fa davano appaiati, 25 a 25, l’Unione e i Verdi, veleggiano a favore dell’asse Cdu-Csu, dato tra il 28 e il 30% contro il 18-20% degli ecologisti, costretti a guardarsi nuovamente le spalle dalla Spd (15-16%). Manca ancora molto al voto. Ma l’impressione che l’età dell’oro degli ecologisti sia finita per le ingenuità della candidata cancelliera non è affatto priva di prove a sostegno.