Le elezioni presidenziali croate hanno visto confermato a valanga al ballottaggio Zoran Milanovic, capo dello Stato uscente in carica dal 2019, che ha sconfitto con oltre tre quarti dei consensi e un distacco superiore ai cinquanta punti percentuali Dragan Primorac. Il presidente di centro-sinistra, sostenuto dal Partito Socialdemocratico di Croazia ha battuto l’esponente dell’Unione Democratica Croata dopo aver sfiorato, il 29 dicembre, la vittoria al primo turno col 49%. Milanovic potrà guidare la Croazia per altri cinque anni e sarà capo dello Stato in una fase critica per il Paese balcanico.
Il 59enne Milanovic, già primo ministro dal 2011 al 2016 negli anni in cui Zagabria entrava nell’Unione Europea, si è fatto sentire più volte dal 2022 in avanti per posizioni critiche della linea della Nato sulla guerra in Ucraina, della volontà instillata dai leader occidentali in Kiev sulla possibilità di battere militarmente la Russia, del rifiuto di ogni compromesso. Posizioni che non sono affatto coincise con un avvicinamento a Vladimir Putin ma hanno, invece, mostrato i dubbi di una parte del campo euroatlantico per la linea politica seguita.
Un europeista convinto come Milanovic ha detto con forza quanto altre figure di punta dell’Europa, come i leader di Slovacchia e Ungheria Robert Fico e Viktor Orban, hanno più volte sottolineato con maggior vis polemica. Certo, il potere del capo dello Stato in Croazia non è quello di guidare l’esecutivo, dato che nel sistema parlamentare di Zagabria esso spetta al primo ministro che cerca la fiducia delle camere, ma Milanovic ha un potere indubbio di indirizzo e condizionamento. E la natura elettiva della carica conferma l’esistenza di un consenso verso la sua visione nell’opinione pubblica.
A gennaio 2022 Milanovic disse, prima dell’invasione russa dell’Ucraina, che Kiev non sarebbe mai stata pronta ad aderire alla Nato, che servisse trovare un accordo per cooperare con la Russia e che Mosca avesse domande di sicurezza che voleva soddisfare nella questione ucraina. Di fronte alle pressioni del primo ministro britannico Boris Johnson su Volodymyr Zelensky per tenere la linea dura e chiudere a ogni negoziato, Milanovic prima dell’invasione ha detto che il Regno Unito stesse “ingannando l’Ucraina, incitandola e tenendola in ostaggio delle relazioni tra Londra, che era diventata una potenza di secondo ordine, e Washington”; il presidente ha anche sottolineato che l’Ucraina “non si sarebbe resa felice se avesse ascoltato Londra”.
Che dire, tre anni dopo? Tutti parlano di trattative, il ruolo di BoJo come “siluratore” degli accordi di pace nella primavera 2022 è emerso palese e per l’Ucraina l’ipotesi dell’abbandono del sostegno occidentale ha sostituito una retorica sulla vittoria totale che Zelensky ha pagato politicamente. Milanovic, come fatto da Papa Francesco, non ha mancato di esprimere solidarietà all’Ucraina invasa. Ha solo ricordato il ruolo giocato dall’Occidente nel contribuire ad alzare le tensioni prima dell’inaccettabile invasione russa, quel discusso “abbaiare della Nato alle porte dell’Ucraina” di cui diceva tre anni fa Francesco, paventando inoltre l’ipotesi che lo scoppio della guerra avrebbe sul lungo termine potuto creare problemi insostenibili per Kiev e le sue prospettive future. Difficile considerarlo cattivo profeta, tre anni dopo….

