Il secondo turno delle elezioni presidenziali croate si è concluso, in maniera piuttosto inattesa, con la vittoria di Zoran Milanovic, candidato del Partito Socialdemocratico, sul Capo di Stato uscente Kolinda Grabar-Kitarovic, esponente dell’Unione Democratica Croata (centrodestra). Milanovic ha ottenuto il 52,6 per cento dei voti mentre la Grabar-Kitarovic si è fermata al 47,3 mentre l’affluenza ha sfiorato il 55 per cento degli aventi diritto e dunque in crescita rispetto al 51 per cento del primo turno delle consultazioni. La Croazia è una repubblica parlamentare ed il presidente è, più che altro, una figura di rappresentanza con poteri limitati ma la vittoria del centrosinistra è comunque un buon risultato. In primis perché Zagabria, dal primo gennaio, ha assunto la presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione Europea e pertanto il ruolo temporaneo ricoperto dal Capo di Stato croato avrà una particolare rilevanza mediatica ma anche perché, con la sconfitta del centrodestra che esprime il premier del governo in carica, sono stati rimescolati gli equilibri politici interni del Paese.

Normalizzazione

Zoran Milanovic, che aveva già ricoperto in passato il ruolo di Primo Ministro, ha espresso la volontà di rendere la Croazia una nazione più tollerante e di voltare pagina rispetto al recente passato che ha visto il Paese coinvolto, tra il 1991 ed il 1995, in una lunga e sanguinosa guerra interna per vedere riconosciuta la propria indipendenza dalla Yugoslavia. L’esponente progressista ha poi ribadito l’importanza del progetto europeo per Zagabria, un dettaglio non scontato in un periodo storico in cui si moltiplicano le prese di posizione sovraniste ed antieuropeiste nel Vecchio Continente. La Grabar-Kitarovic, invece, ha promesso un trasferimento di poteri ordinato ed ha ammesso la propria sconfitta: il Capo di Stato uscente avrà di certo qualche rimpianto dato che, all’inizio della campagna elettorale, era data per favorita ma poi una serie di gaffes e di incertezze la devono aver penalizzata. La candidata sconfitta aveva basato la propria campagna sulle tematiche del nazionalismo e del patriottismo spostandosi decisamente a destra ma, in definitiva, non è riuscita ad attrarre su di se, al secondo turno, i voti di chi gli aveva preferito il nazionalista e radicale Miroslav Škoro. Un fallimento che le è costato la rielezione e che potrebbe provocare dei mutamenti all’interno dell’Unione Democratica Croata.

Le prospettive

La vittoria del centrosinistra a Zagabria può contribuire a risollevare, sebbene parzialmente, il morale dei progressisti europei che stanno vivendo, in questi giorni, un precario ritorno sulle scene. La formazione di un nuovo governo in Spagna, guidato dai Socialisti e con la partecipazione di Podemos e di altri movimenti minori e la nascita di un governo di grande coalizione a Vienna tra Popolari e Verdi sono delle piccole ma significative vittorie per la sinistra europea. Analizzando la questione più nel dettaglio, però, le cose potrebbero apparire sotto una luce diversa: in Spagna, infatti, il nuovo esecutivo avrà una vita molto difficile dato che è privo di maggioranza parlamentare e dovrà cercare il supporto dei movimenti nazionalisti mentre in Austria la forza trainante del governo è quella del Partito Popolare di Sebastian Kurz mentre i Verdi, al momento, avranno un ruolo più defilato. Per quanto riguarda la Croazia, invece, la vera partita sarà quella delle elezioni parlamentari previste per la fine del 2020 e non è detto che, in quella sede, prevarranno i Socialdemocratici dato che la sfida è ancora aperta.

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