Con la crisi che agita il governo italiano, ma soprattutto con le elezioni europee alle porte che potrebbero cambiare il corso del governo giallo-verde, la Lega sposta lo sguardo Oltreoceano, in direzione della Casa Bianca. Matteo Salvini – e soprattutto la sua cerchia di consiglieri per gli affari esteri – da tempo puntano su Donald Trump quale principale alleato internazionale. Specialmente in una fase in cui i rapporti con l’Unione europea e i suoi leader sono ai minimi termini. La Lega sta spostando da molti mesi il baricentro della sua politica estera verso l’Atlantico blindando l’asse con l’amministrazione repubblicana. E questo per due ragioni: evitare l’isolamento in caso di crisi politica con gli europei; avere Trump al proprio fianco e soprattutto la sua amministrazione in caso di crisi interna, e cioè di governo.

In molti a Palazzo Chigi credono che l’esperienza del governo Lega-Movimento Cinque Stelle sia prossima al suo termine. E a Washington non sembrano particolarmente soddisfatti di un governo che, nato con tutte le benedizioni possibili da parte degli Usa, si è dimostrato molto meno in linea con quanto previsto da Oltreoceano. In particolare per i “no” della parte pentastellata su dossier-chiave come 5G, Cina, Venezuela, F-35, trivelle e spese militari. Così, come racconta anche Repubblica, con la una potenziale crisi di governo alle porte, la Lega ha deciso di puntare forte sull’alleanza con il governo repubblicano Usa. Alleanza che non è solo ideologica (come dimostrato dalle chiare convergenze fra Salvini e Trump) ma anche strategica. Il Carroccio ha assunto una posizione nettamente filoamericana e filoaltantica. E dopo la frattura della Nuova Via della Seta, lo stesso Michele Geraci, potente sottosegretario vicino a Salvini, è stato messo da parte: le obiezioni dell’Alleanza atlantica all’Italia aperta alla Cina hanno cambiato gli equilibri anche interni al partito.

Così, dopo alcuni mesi di trattative portate avanti dalla cerchia dei “diplomatici” di Salvini (in particolare i due sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Guglielmo Picchi), sembra che sia tutto pronto per lo sbarco del vice premier italiano negli States. Si aspettano conferme ufficiali, ma pare che tra l’8 e il 9 giugno, crisi interne permettendo, il leader della Lega sia pronto a incontrare il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, durante la sua prima visita a Washington da ministro dell’Interno. Tutto sembra orientato verso la conferma di questa visita. I viaggi di Picchi prima e Giorgetti dopo negli Stati Uniti hanno dimostrato le sempre più crescenti sinergie di Via Bellerio con l’amministrazione guidata da The Donald. Mentre il viaggio di Luigi Di Maio subito dopo la firma del memorandum d’intesa con la Cina si era dimostrato un fallimento clamoroso. In quel vertice con John Bolton, Di Maio era andato a Washington per far capire sostanzialmente di non avere abdicato all’alleanza con l’America solo per aver stretto un patto con Pechino. Ma il consigliere per la Sicurezza nazionale pare non abbia gradito per niente le mosse del governo Usa: e il Movimento 5 Stelle non ha fornito adeguate garanzie alla cerchia. Ed è chiaro che se gli Stati Uniti pensano di poter puntare su un alleato per l’Italia in un futuro governo alternativo a quello giallo-verde, di certo questo non sarà né il Partito democratico (fin troppo europeista e votato all’alleanza con Emmanuel Macron e Angela Merkel) né l’M5S (che appare distante dall’agenda politica americana). Di fatto resta la Lega. E Salvini ha programmato questo viaggio anche per dar eun segnale a tutti: in caso di caduta del governo e di possibile esecutivo di centro-destra, gli Stati Uniti puntano tutto sul leader del Carroccio.

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