Cosa c’entrano l’India e il Kashmir con Israele e la Striscia di Gaza? Per alcuni molto più di quanto non si potrebbe pensare in un primo momento collegando due realtà distanti tra loro oltre 4.500 chilometri.
Lo scorso 7 maggio, l’esercito indiano ha lanciato una serie di raid aerei sul Pakistan e sul Kashmir controllato da Islamabad, raid che hanno colpito moschee e madrase, nonché complessi residenziali, causando la morte di 31 civili, tra cui diversi bambini. Immediata la risposta pakistana che ha abbattuto almeno tre aerei da combattimento rivali (altre fonti parlano di cinque) e replicato attaccando il Kashmir indiano provocando 15 vittime.
Le ostilità tra i due Paesi dotati di armi nucleari sono terminate il 10 maggio 2025 grazie alla mediazione degli Stati Uniti. India e Pakistan hanno concordato un cessate il fuoco immediato anche se le violazioni sono continuate, con accuse reciproche di attacchi aerei e bombardamenti, lungo tutta la Linea di Controllo, il confine militare che separa la regione contesa del Kashmir. L’operazione militare Sindoor lanciata da Delhi è stata motivata come reazione all’attentato terroristico avvenuto nel Kashmir indiano il 22 aprile e attribuito dal Governo indiano a un gruppo islamico estremista collegato al Pakistan. Islamabad ha negato ogni coinvolgimento chiedendo un’indagine internazionale, respinta dall’India.
Middle East Eye ha fatto notare come gli appelli alla vendetta successivi all’attentato di Pahalgam da parte di leader politici e giornali indiani fossero accompagnati da argomenti molto simili a quelli utilizzati da Israele dopo gli attacchi orchestrati da Hamas il 7 ottobre 2023. Appelli che non contenevano, come detto, prove o dettagli ufficiali di quanto accaduto – l’incidente è ancora avvolto nella nebbia – ma che sembravano quasi preparati ad hoc per comunicare l’urgenza esistenziale dell’India di neutralizzare un vicino pericoloso.

Una situazione esplosiva
Un clima del genere ha innescato un’ondata di crimini d’odio contro i musulmani che vivono in India – in primis quelli provenienti dal Kashmir – comprese aggressioni, danneggiamenti alla proprietà e molestie di vario tipo.
Pare inoltre che Delhi abbia sfruttato l’attentato per reprimere ulteriormente la popolazione (a stragrande maggioranza musulmana) nel Kashmir indiano: quasi 2.000 persone sono state arrestate, più di 10 case appartenenti a presunti militanti sono state demolite senza alcun preavviso e diversi altri cittadini sono stati uccisi in via extragiudiziale.
Insomma, mentre il mondo intero temeva che potesse scoppiare una guerra vera e propria tra due potenze nucleari, in India era già in corso una guerra invisibile contro la minoranza musulmana.

Il quotidiano pakistano The Express Tribune ha da tempo evidenziato la convergenza sempre più stretta tra l’India a trazione ultra nazionalista guidata da Narendra Modi e ispirata ai principi dell’Hindutva (nazionalismo indù) e l’Israele di Benjamin Netanyahu. “Entrambi gli Stati stanno rimodellando i loro ordinamenti politici e giuridici a vantaggio delle maggioranze religiose – gli ebrei in Israele e gli indù in India – emarginando al contempo le minoranze”, ha scritto il giornale.
In seguito all’avvento di Modi, Israele è diventato una specie di modello per l’India. Il modus operandi adottato da Tel Aviv nella Striscia di Gaza sarebbe addirittura fonte di ispirazione per numerosi politici del partito nazionalista indù di destra Bharatiya Janata Party (Bjp) di Modi.
Un esempio? Dopo l’abrogazione, nel 2019, della limitata autonomia del Kashmir, Sandeep Chakravorty, all’epoca console generale dell’India a New York, ha apertamente sostenuto gli insediamenti in stile israeliano nella regione: “Abbiamo già un modello. Se il popolo israeliano può farlo, possiamo farlo anche noi”.

Il Kashmir come la Striscia di Gaza
Nel Kashmir indiano sono in effetti state adottate tattiche in stile israeliano: recinzioni, droni, sistemi di sorveglianza, attacchi chirurgici e la retorica della contro insurrezione per reprimere i nemici.
Alcuni commentatori descrivono l’attentato del 22 aprile come la versione indiana dell’attacco di Hamas del 7 ottobre contro il Sud di Israele, un paragone che potrebbe trasformarsi in un precedente pericoloso per il futuro del Kashmir.
In India, gli ideologi del Bjp, del Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss) e del Vishwa Hindu Parishad (Vhp) hanno da tempo espresso il loro desiderio di trasformare l’India laica in un Hindu Rashtra, e cioè in una sorta di Stato etnico indù.
Due Paesi dotati della bomba atomica si scontrano per il Kashmir. Ma non è solo una questione militare, c sono implicazioni politiche e religiose da analizzare. Vuoi scoprire quali? Unisciti a noi, scopri InsideOver!

