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“Il blocco dei Paesi del Golfo viola la legge internazionale e i diritti umani. Le Nazioni Unite devono intervenire contro la coalizione guidata dall’Arabia Saudita“. A dichiararlo il ministro degli Esteri del Qatar che ha parlato nel corso della 36esima sessione del Consiglio della Nazioni Unite per i diritti umani. A Ginevra, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al Thani ha dichiarato che il Qatar sta affrontando numerose sfide a causa delle “imposizioni illegali”, ordinate da Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Barhein. “Questi Paesi del Golfo hanno adottato misure illegittime che costituiscono una grave violazione dei diritti civili, economici e sociali, tra i quali il divieto per i cittadini del Qatar di viaggiare e transitare nei territori”. Il ministro degli Esteri ha fatto sapere che a oggi ci sono circa 26mila casi di violazione dei diritti umani a causa del blocco. “Tutto ciò ha separato molte famiglie, interrotto l’istruzione e ostacolato il diritto di lavorare nel Paese”, ha dichiarato Mohammed al Thani che auspica il prima possibile l’intervento delle Nazioni Unite.

Le tensioni tra i principali Paesi del mondo arabo si sono manifestate a partire dallo scorso giugno, quando il blocco sunnita, composto da Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Barhein, ha sospeso le relazioni diplomatiche e fermato tutto le comunicazioni con Doha. L’accusa rivolta al Qatar è quella di sostenere le organizzazioni terroristiche, in particolare i Fratelli Musulmani, acerrimi nemici della dinastia saudita, ma sono soprattutto lo scarso allineamento di Doha alle politiche dettate dalla coalizione del Golfo e gli interessi in comune con l’Iran ad aver scatenato la crisi tra i Paesi. 
Il blocco a guida saudita ha lanciato al Qatar un ultimatum di 13 richieste per ristabilire le relazioni tra le quali la chiusura della televisione Al Jazeera, accusata di incitare i terroristi, e l’interruzione dei rapporti con l’Iran. Le richieste sono state definite dal Qatar “inaccettabili” e hanno portato all’apertura di nuovi scenari.





I quattro Paesi hanno imposto un blocco aereo, navale e terreste in modo da isolare il Qatar. Ma il piccolo emirato non è rimasto a guardare. Dall’inizio della crisi Doha ha potenziato la sua struttura militare con una mossa che fa pensare a una possibile opzione militare nel caso in cui non si giunga a nessuna soluzione tra i Paesi. Ma una guerra nella zona non porterebbe ad altro che a una realtà ancora più frantumata. L’Arabia Saudita inoltre è già coinvolta in diversi conflitti, in Yemen e in Siria, che stanno prosciugando i suoi soldi e trasformando la sua immagine in quella di un Paese tutt’altro che vincente. Il ministro degli Esteri Mohammed al Thani, nel suo discorso alle Nazioni Unite, ha dichiarato che “il Qatar è disposto a dialogare” e che “solo attraverso incontri e discussioni tra i Paesi la crisi sarà risolta”, ma l’Arabia Saudita non sembra dello stesso parere. La dinastia Saud ha infatti sospeso i colloqui con l’emiro Tamim bin Hamad al Thani. 

Fondamentale per il riavvio dei dialoghi, secondo la coalizione guidata dall’Arabia Saudita, è l’interruzione dei rapporti tra Qatar e Iran. Ma Doha e Teheran hanno ripreso da poco le loro relazioni. L’ambasciatore dell’emirato è tornato in Iran e i ministri dei due Paesi hanno rafforzato i legami su questioni regionali e internazionali. Con la chiusura degli spazi aerei e terrestri da parte del blocco sunnita, solo Teheran aveva mantenuto i rapporti con Doha, fornendo beni di prima necessità e aiutando l’emirato a uscire dall’isolamento. La richiesta dell’Arabia Saudita di chiudere i rapporti tra i due Paesi è stata e sarà per sempre vana: Qatar e Iran condividono South Pars, il più grande giacimento di gas al mondo e non saranno certo le pressioni di altri Stati a far cessare il loro legame. 

Mentre il Qatar si rivolge alle Nazioni Unite, l’Arabia Saudita rimane quindi a guardare. Per ora la soluzione alla crisi più dura che ha investito il golfo sembra essere ancora lontana. 

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