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Il 15 agosto è stato un giorno di festa e di raccoglimento nazionale in Polonia per via della celebrazione del centennale della battaglia di Varsavia, alla quale ha partecipato il segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo. Il grande evento, oltre ad essere stato un’occasione per ricordare il contributo polacco alla salvezza dell’Europa occidentale dalla minaccia comunista, ha funto da cornice ideale per il suggellamento dell’alleanza polacco-americana, sancito dalla firma dell’accordo di cooperazione per la difesa potenziata.

La stessa sera, però, l’entusiasmo è stato sostituito dalla preoccupazione, perché il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha annunciato in diretta televisiva, durante un discorso alla nazione, lo spostamento di truppe lungo il confine polacco.

Più soldati nelle basi Nato polacche

Il 15 agosto, sullo sfondo della commemorazione della battaglia di Varsavia, Mike Pompeo e il ministro polacco della difesa, Mariusz Blaszczak, hanno firmato l’accordo di cooperazione per la difesa potenziata (Enhanced Defense Cooperation Agreement). Il segretario di Stato americano si trovava nel Paese in veste ufficiale, per rappresentare gli Stati Uniti durante le celebrazioni, ed è giunto nella capitale polacca al termine di un tour nell’Europa centro-orientale che ha avuto come tappe Vienna, Lubiana e Praga.

Il contenuto dell’accordo era stato rivelato il 31 luglio dal primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e prevede il rafforzamento della presenza militare statunitense nelle basi dell’Alleanza Atlantica localizzate nel Paese. Il contingente aumenterà di mille soldati, provenienti dalla Germania, passando da 4.500 a 5.500, ma in caso di minaccia reale e immediata potrebbero salire fino a 20mila.

Pompeo ha avuto degli incontri a porte chiuse sia con Morawiecki che con il presidente Andrzej Duda, illustrando loro quanto sia forte l’interesse della Casa Bianca verso il Paese, dal cui allineamento dipende il successo dell’intera strategia di contenimento post-guerra fredda. Oltre alla difesa, Pompeo ha annunciato la prossima implementazione di progetti congiunti a tutela della sicurezza regionale, per combattere la pandemia, per accelerare la realizzazione di un 5G polacco, per dare concretezza all’Iniziativa dei Tre Mari e per aiutare il Paese nella realizzazione del suo programma nucleare.

La conferenza stampa è stata l’occasione per mostrare alla stampa e al pubblico la quantità e la qualità degli argomenti discussi e dei traguardi raggiunti, come l’accordo di difesa, ed anche per lanciare un messaggio comune all’indirizzo di Minsk: avvio del dialogo con le forze dell’opposizione oppure introduzione di sanzioni.

Il braccio di ferro tra Polonia e Bielorussia

La Polonia ha assunto un ruolo-guida nel trattamento del dossier bielorusso sin dallo scoppio dell’insurrezione post-elettorale, chiedendo ed ottenendo la convocazione del video-vertice del 14 agosto, risultato nell’approvazione di sanzioni comunitarie, presentando un piano di de-escalation e offrendo supporto diretto ai dissidenti e ai cittadini in fuga. Inoltre, la Polonia è stata anche accusata da Lukashenko di aver inviato destabilizzatori nel Paese, a partire dalla prima notte di scontri. 

Mentre Svetlana Tikhanovskaya ha trovato rifugio in Lituania, la grande complice della Polonia negli eventi che stanno scuotendo la Bielorussia, Valery Tsepkalo, un altro contendente alla presidenza che si trova attualmente in Ucraina, ha annunciato che nei prossimi giorni si trasferirà a Varsavia e di aver preso contatti con “alti ufficiali di Washington” per discutere di come coordinare la lotta a distanza.

L’insieme di questi eventi, sommato all’annuncio del prossimo rafforzamento della presenza Nato in Polonia, ha convinto Lukashenko a ripiegare su Mosca e ad abbandonare la politica del corteggiamento condotta nell’ultimo anno con l’Occidente. La sera del 15, rivolgendosi alla nazione in diretta televisiva, il presidente bielorusso ha annunciato lo spostamento di truppe lungo il confine occidentale, in reazione e relazione alle attività dell’Alleanza Atlantica.

A proteggere la frontiera è stata inviata la 38esima brigata di assalto aereo delle guardie, una delle tre formazioni che compongono le forze speciali bielorusse, composta da tre battaglioni aviotrasportati, un battaglione da assalto aereo, un battaglione di artiglieria e un battaglione di artiglieria antiaerea.

La mobilitazione della 38esima è stata solo l’inizio, perché il giorno seguente il ministero della difesa ha dato notizia dell’avvio di esercitazioni militari su larga scala lungo i confini di Polonia e Lituania, nella regione occidentale di Grodno. Le esercitazioni avranno luogo dal 17 al 20 e saranno incentrate sulla difesa area, coinvolgendo le truppe addette all’artiglieria e alla missilistica di tre reggimenti.

L’occasione mancata dell’Occidente

Lo scoppio di questa insurrezione post-elettorale, che ha rapidamente assunto i caratteri di un tentativo di rivoluzione colorata pilotato dall’esterno, ha convinto Lukashenko a ripiegare su Mosca e ad assumere una postura difensiva nei confronti dei suoi presunti registi, fra i quali Polonia, Lituania e Ucraina, mettendo da parte il proposito del cambio di rotta geopolitico.

In definitiva, si può sostenere che il tentato cambio di regime si è rivelato controproducente, un’occasione mancata, perché frutto di un grave errore di calcolo: Lukashenko era realmente intenzionato a rompere con la Russia e ad inaugurare un nuovo corso diplomatico e geopolitico e con molta probabilità avrebbe mantenuto le promesse fatte in sede elettorale.

Il presidente bielorusso aveva dato prova della serietà delle sue intenzioni ben due volte: a giugno, dirigendo una campagna di arresti ai danni della Belgazprombank, e a fine luglio, con l’operazione-farsa che ha condotto all’incarcerazione di 33 soldati del Gruppo Wagner, accusati di essere entrati nel Paese “per destabilizzare la situazione in vista delle elezioni presidenziali”.

Quei mercenari, vittime di un braccio di ferro messo in atto da Lukashenko per sfidare il Cremlino ed inviare un messaggio all’Occidente, sono stati rimpatriati nel più totale silenzio il 14 agosto; proprio come loro, anche il presidente bielorusso sembra essere sul punto di tornare a Mosca.

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