La geopolitica della corsa allo spazio
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La coalizione internazionale contro l’Isis si è data appuntamento nella città marocchina di Marrakech. Per il governo di Rabat si è trattato di un doppio successo diplomatico. Da un lato infatti, il Marocco ha potuto ospitare un importante evento internazionale anti terrorismo, contribuendo ad aumentare il credito politico internazionale del Paese nordafricano. Dall’altro, Rabat ha potuto incassare un nuovo sostegno alla sua “proposta sull’autonomia” relativa alla questione del Sahara.

Il sostegno alla proposta sull’autonomia

Il dossier più importante che riguarda il governo marocchino ha a che fare, a livello di politica estera, con il Sahara. Per il Marocco quest’area non è soltanto parte integrante del Paese, ma anche della storia e della propria cultura nazionale. Dagli anni ’70 però è in corso un conflitto con l’Algeria e il Fronte del Polisario, il gruppo separatista con base nella città algerina di Tindouf.

Per dirimere la controversia e arrivare a un accordo formale, nel 2007 il Marocco ha per la prima volta presentato un proprio piano. Si tratta della concessione di un’ampia autonomia da accordare al Sahara Occidentale con garanzie internazionali e conformi agli standard internazionali. Il piano marocchino è stato una risposta alla richiesta formulata nel 2000 da parte del Consiglio di Sicurezza di presentare una proposta credibile per superare il blocco del processo politico e raggiungere una soluzione politica definitiva, dopo che lo stesso Consiglio di Sicurezza e anche il Segretario Generale Kofi Annan avevano dichiarato inapplicabile per ragioni tecniche e politiche il piano di accordo del 1991 che prevede il referendum.

Nel corso degli anni la proposta sull’autonomia ha iniziato ad avere molto credito. Una svolta in tal senso è arrivata nel dicembre 2020, quando gli Stati Uniti guidati all’epoca da Donald Trump hanno deciso di riconoscere ufficialmente il Sahara come parte integrante del Marocco. Il tutto nell’ambito di accordi internazionali che, tra le altre cose, hanno permesso la normalizzazione dei rapporti tra Rabat e lo Stato di Israele. Con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca la situazione non è variata. E anzi, altri Paesi occidentali hanno sposato la proposta sull’autonomia come unica vera carta da giocare per arrivare a una pace definitiva. Tra questi anche Germania, Spagna e Francia.

Nella recente conferenza anti Isis, l’appoggio alla proposta marocchina si è ulteriormente allargato. Così come riferito dal ministero degli Esteri di Rabat, si è avuto un ampio consenso da più parti nel valutare il piano “come soluzione credibile e seria all’artificiosa controversia sul Sahara occidentale, dando così pieno spazio a una diplomazia attiva in pieno dispiegamento”. Tra i governi che hanno espresso sostegno al progetto di Rabat vi è quello dei Paesi Bassi, così come quello di Cipro, Romania e Serbia, gli ultimi in Europa ad aggiungersi nella lista di Paesi favorevoli al piano sull’autonomia. Nel contesto africano invece, è stato importante per il Marocco il via libera da parte dell’Egitto, così come della Guinea e del Ciad. Il piano, inoltre è già fortemente sostenuto da molti Paesi arabi e africani, che hanno anche aperto sedi Consolari, 25 finora, nella regione del Sahara.

La coalizione anti Isis riunita in Marocco

Intanto a Marrakech si è fatto il punto sull’andamento della situazione sul fronte della lotta al califfato islamico. La scelta della città marocchina non è stata casuale. I gruppi islamisti si stanno fortificando nel Sahel, anche all’interno degli stessi campi profughi gestiti dal Polisario. Dal Mali al Burkina Faso, dal Niger alla Nigeria, passando per il Ciad e per la fascia dell’Africa occidentale, l’Isis qui sta seriamente rialzando la testa.

La propaganda jihadista è favorita da gravi condizioni economiche, acuite dalla pandemia, e dall’instabilità politica. Importante quindi per la coalizione anti Isis puntare sullo sviluppo non solo di progetti di difesa comune, ma anche di progetti volti a investire nell’economia e nella stabilità dei Paesi più coinvolti. Per l’Italia era presente il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “L’Italia e il Marocco sono molto impegnate per la stabilizzazione del Sahel e collaborano per favorire la pace e lo sviluppo nell’area”, ha dichiarato il titolare della Farnesina a margine degli incontri tenuti a Marrakech.

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