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Politica

Crepuscolo sovranista: Orban sconfitto, l’Ungheria sceglie Magyar

L’Ungheria sceglie la destra, ma è quella popolare e conservatrice di Tisza, il partito di Peter Magyar, che alle elezioni ha battuto nettamente Fidesz, il partito del primo ministro Viktor Orban, che lascerà il potere dopo 16 anni. Il voto...

L’Ungheria sceglie la destra, ma è quella popolare e conservatrice di Tisza, il partito di Peter Magyar, che alle elezioni ha battuto nettamente Fidesz, il partito del primo ministro Viktor Orban, che lascerà il potere dopo 16 anni. Il voto forse più cruciale nell’Unione Europea del 2026 vede Tisza conquistare 137 seggi, oltre i 133 necessari per cambiare la Costituzione.

Orban più volte aveva ottenuto la super-maggioranza che gli ha permesso di promuovere un’ampia serie di riforme che hanno profondamente cambiato l’assetto dei poteri nel Paese, ivi comprese le controverse riforme che secondo l’Unione Europea hanno compresso lo Stato di diritto nel Paese magiaro. Orban si è congratulato con Magyar, ex alleato politico del leader uscente che due anni fa è sceso in campo per sfidarlo denunciando corruzione e clientelismo.

Il voto ungherese aveva rilevanza internazionale perché nelle istituzioni europee molti pensavano che il cambio di governo a Budapest potesse favorire, in prospettiva, una svolta più favorevole a un’integrazione comunitaria stretta e a rompere i veti del più longevo capo di governo in Ue. Magyar è in tal senso tutto da scoprire, ma ha goduto del sostegno di Donald Tusk, che nel 2023 ha ribaltato il governo nazionalista e conservatore polacco rilanciando al potere il campo popolare. Sul voto hanno pesato fattori diversi, dal carovita allo scoramento per anni di governo che hanno prodotto un arrocco sul potere e la sua conservazione fine a sé stessa da parte di Orban. Questi ha provato a rilanciarsi giocando il ruolo del protagonista in campo internazionale ma ha probabilmente pagato la sua vicinanza a figure estremamente impopolari sul suolo europeo.

Orban è solo l’ultimo leader alleato del presidente statunitense Donald Trump a subire una sonora sconfitta elettorale. Pochi giorni fa J.D. Vance, vicepresidente Usa, era giunto in visita a Budapest per tirare la volata al premier nazionalista e conservatore, senza però produrre risultati positivi. Orban, peraltro, in tal senso fa gli straordinari: ha mantenuto rapporti stretti con Trump, con il presidente russo Vladimir Putin e con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ovvero le tre figure forse più impopolari sul suolo europeo oggigiorno. Il sovranismo magiaro era stato trasformato in una roccaforte delle destre nazionalisti mondiali: da Javier Milei a Santiago Abascal, capi di Stato e di partiti della corrente occidentalista, conservatrice e identitaria avevano a fiumi espresso sostegno a Orban. A batterlo, in un Paese fortemente conservatore e cambiato da 16 anni di governo Orban, poteva essere solo un leader di destra come Magyar. Così è stato. E ora per l’Ungheria inizia una nuova era, anche se sul piano geopolitico il futuro leader sarà tutto da testare: sui migranti ha posizioni consone a quelle del predecessore e ha espresso scetticismo sull’Ucraina nell’Ue. Dai fatti lo si giudicherà.

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